Fake memories

febbraio 9, 2010 di sergiogarufi

In Tra le nuvole, il bel film di Jason Reitman, George Clooney interpreta la parte di un tagliatore di teste al quale si rivolgono società esterne per svolgere l’ingrato compito dello smaltimento delle loro risorse umane in eccesso a causa della crisi economica. Spostandosi frequentemente in aereo per tutti gli USA, gli viene chiesto dalla sorella, in procinto di sposarsi e a corto di soldi per fare il viaggio di nozze, il favore di portare con sé la foto cartonata della coppia a grandezza reale da fotografare sullo sfondo dei principali monumenti delle città che visiterà; immagini che in seguito verranno raccolte e mostrate agli amici come in un album. Nella stessa pellicola si dichiara esplicitamente la natura di citazione di questa idea, menzionando il nano da giardino di Amélie, ma a me ha evocato altri riferimenti cinematografici. E in particolare la celebre scena di Blade Runner, in cui l’incantevole Rachel (Sean Young) scopre con inquietudine da Deckard (Harrison Ford) di essere una replicante, di possedere una memoria fittizia che non le appartiene perché impiantata da altri. A distanza di quasi 30 anni l’umanità non teme più di non essere padrona del proprio passato, ora lo desidera intensamente. Poco tempo fa si metteva diligentemente in fila a Disneyworld per farsi ritrarre vicino al cartonato del Presidente degli Stati Uniti, e adesso quel cartonato siamo noi, vogliamo esserlo noi.

Ground zero

febbraio 6, 2010 di sergiogarufi

Ho fatto per 23 anni lo stesso lavoro, l’unico lavoro della mia vita: l’arredatore. Ero il principale di me stesso, tant’è che non so neppure scrivere un curriculum. L’ ho fatto prima in un grande negozio con mia madre, dove mi occupavo principalmente di antiquariato, e nell’ultimo decennio in uno più piccolo da solo, vendendo soprattutto tessuti. A dicembre di quest’anno ho smesso. La crisi riduceva gli incassi e aumentava le rogne, temevo che proseguendo mi sarei indebitato, e allora ho deciso di chiudere. Ho esposto in vetrina i cartelli di liquidazione per cessata attività e ho fatto una svendita che è durata quasi 3 mesi. In tasca, saldati i fornitori, mi è rimasto poco o niente. Gli amici erano allibiti, cercavano di farmi cambiare idea, mi incitavano a non mollare. L’arredatore non era solo ciò che facevo, era la mia dimensione pubblica, ciò che ero per gli altri. Quando mi presentavo dicevo: “sono un arredatore”. Oggi non so più chi sono, anche perché non ho smesso avendo un’alternativa pronta, e questo è uno dei motivi dello sconcerto dei miei amici. Le altre ragioni sono che ho rifiutato una proposta ben remunerata sempre nel campo del commercio, e in ultimo il mio desiderio di provare a campare di scrittura, che chiunque conosca un po’  l’ambiente non può che giudicare come un suicidio professionale. Leggi il seguito di questo post »

Borges y yo

febbraio 6, 2010 di sergiogarufi

Il mercato dell’arte e quello del libro

febbraio 5, 2010 di sergiogarufi

 

di Carla Benedetti
 
 
 
 
 
Il mercato dell’arte e il mercato del libro. Due circuiti paralleli, che di rado vengono osservati assieme. Proviamo a farlo – e chissà che il confronto non riservi qualche sorpresa.

Come  privatizzare l’acqua?

 In comune hanno la cosa più importante: mettono entrambi in circolazione dei “beni culturali” che si suppone rivestano un grande valore per la collettività. Perciò da entrambe le parti c’è chi teme che la valenza economica, che è tipicamente quantitativa, possa avere la meglio sulle “qualità” che da sempre sono associate all’arte e alla letteratura: bellezza, vigore, esemplarità, complessità, capacità di prefigurare l’ignoto, radicalità conoscitiva e inventiva. E’ una preoccupazione fondata? Certo non è meno legittima di quella che si nutre per la privatizzazione dell’acqua.
Eppure è stata spesso liquidata come moralistica. Leggi il seguito di questo post »

Nori me tangere

febbraio 1, 2010 di sergiogarufi
di Emanuele Trevi
Raramente, devo confessare, un pubblico dibattito mi ha interessato e turbato quanto quello che, moderato da Maria Teresa Carbone, ha visto protagonisti una decina di giorni fa, in un’affollatissima libreria romana, Andrea Cortellessa e Paolo Nori. Tutto meno che un processo, come è stato sostenuto con grande, imperdonabile malafede. Il confronto di idee, tra l’altro, era stato sollecitato dallo stesso presunto imputato – cosa molto rara se non unica negli annali di quell’Inquisizione evocata dal Corriere della Sera. Insomma, per merito del grande livello dei due leali duellanti, è stata proprio una bella serata, di quelle che si ricordano, e nelle quali impariamo qualcosa. Tale miracolo si realizza quando, dalle macerie del caso politico o del caso morale traluce, nudo e puro, fragile e tenace, il caso umano. La brutale e irrimediabile circostanza dell’esistere, cioè, fatta di istinto e curiosità, paura e desiderio, che precede ogni categoria morale, ogni imperativo politico. Leggi il seguito di questo post »

La vita, non il mondo

gennaio 24, 2010 di sergiogarufi

Una volta un amico che lavora in borsa mi spiegò una cosa che non conoscevo e che per molti è un’ovvietà. E cioè che il prezzo delle azioni dei titoli quotati non riflette tanto il valore attuale di quelle società, quanto piuttosto le aspettative sul suo andamento futuro; per cui può succedere che anche subito dopo un accordo molto proficuo un titolo si svaluti, evidentemente già conteggiato in precedenza. Ora non ricordo bene chi coniò, in maniera un po’ dispregiativa, l’espressione “Wall street dell’anima” a proposito dei canonologi alla Bloom, credo Terry Eagleton, sta di fatto che più ci penso e meno mi sembra negativa. Anzi, per certi versi è estremamente azzeccata. Perché il canone è in fondo un investimento, una scommessa sul futuro, un principio dinamico di negoziazione continua, e i libri sono a loro volta dei titoli, che espongono in copertina e con i quali si identificano. In questo senso, se dovessi indicare una delle blue chips italiane per me più sicure, farei il nome di Tiziano Scarpa. Leggi il seguito di questo post »

L’invidia

gennaio 21, 2010 di sergiogarufi

La recente scomparsa di Beniamino Placido ha amareggiato molti, me per primo. Seguivo con attenzione sia la sua rubrica giornalistica sulla tv che il programma che condusse insieme a Indro Montanelli (Eppur si muove) sul carattere nazionale, in cui se dovevano criticare qualcosa dicevano sempre “noi”, “noi italiani”, non se ne tiravano fuori. Poi leggevo con interesse pure le sue recensioni su Repubblica, credo infatti di aver comprato e apprezzato I 15.000 passi di Vitaliano Trevisan dopo un suo articolo. E infine imparai quasi a memoria un suo densissimo saggetto edito dal Mulino, intitolato La televisione col cagnolino, in cui analizzava il celeberrimo racconto di Cechov per illuminare tanti piccoli fenomeni attuali. Leggi il seguito di questo post »

Houellebecq e DFW: azione parallela.

gennaio 12, 2010 di sergiogarufi

Stando al parere dei più autorevoli critici letterari, David Foster Wallace e Michel Houellebecq rappresentano due fra i pochi narratori che sicuramente rimarranno negli anni a venire. Houellebecq lo incontrai in un paio di occasioni. La prima volta per la presentazione del suo romanzo Piattaforma in una libreria Feltrinelli di Milano, e l’ultima a Crema, per un reading di poesie all’interno del festival letterario Squilibri promosso dalla locale biblioteca civica. Mentre Foster Wallace a volte si presentava alle interviste con bandana in testa e t-shirt informale, quasi certificando in questo modo il suo passato di sportivo semi-professionista, Houellebecq è solito mostrare un aspetto più dimesso e sedentario, conforme all’immagine tradizionale del tipico intellettuale europeo tabagista e misantropo. Leggi il seguito di questo post »

Il muro della passione

gennaio 9, 2010 di sergiogarufi

Eccolo, il muro della passione, come a Gerusalemme c’è quello del pianto. Sta a Verona, sotto il balconcino di Giulietta. E’ pieno di biglietti, proprio come a Gerusalemme. Cartoline per Dio, il Deus absconditus dell’amore. E pensare che alcuni li definiscono vandali, affermando che deturpano il falso storico del palazzetto dei Capuleti. Quando ci si arriva, in quella sorta di tunnel buio che introduce al cortile, sembra di entrare nella caverna di Platone, e ogni post-it è l’ombra di un desiderio e di una promessa di senso, la speranza che sia finalmente giunto il nostro momento, come canta Etta James in At last. A leggerli singolarmente, quei frammenti irrelati acquistano una loro unità, si rivelano tessere di un grande mosaico, perché l’amore è platonico per definizione. E’ la grafia minuta che li individua, non il contenuto, composto soprattutto da frasi fatte e automatismi sentimentali. C’è una scena, nel film La messa è finita, in cui la sorella del prete legge la lettera del padre in cui questi cerca di spiegare le ragioni per le quali si è innamorato di un’altra lasciando la moglie. Nanni Moretti, infastidito, per non ascoltare alza il volume della radio che sta trasmettendo una melensa canzonetta d’amore, e così il labiale della sorella sembra esprimersi mediante quei versi dozzinali, finisce per coincidere con le eterne, fruste e sofferte parole della passione, che è anzitutto un patire. Poco prima di andarmene, noto che uno di quei precari post-it si stacca dalla parete e cade per terra, sul pavimento bagnato dalla pioggia e calpestato dai turisti indifferenti. E’ giusto così. Come nella cerimonia giapponese della contemplazione dei ciliegi in fiore, queste dichiarazioni hanno un carattere elegiaco, sbocciano e appassiscono rapidamente, perché la bellezza più emozionante è quella più evanescente, e ciò che conta è la partecipazione al rito collettivo, non il destino del singolo fiore.

Ecologia della mente

gennaio 9, 2010 di sergiogarufi

luigiLuigi Pareyson sosteneva che ciascuno di noi nasce con una sola idea in testa, e per tutta la vita non fa altro che girarvi intorno. La sua, infatti, era che ciascuno di noi nasce con una sola idea in testa, e per tutta la vita non fa altro che girarvi intorno. I citazionisti come me, per rispetto dell’ambiente, ne riciclano una altrui.