endorsement illustri

settembre 22, 2014

Il superlativo da Marzullo

settembre 21, 2014

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Il superlativo sul Fatto

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Il superlativo di amare sul Venerdì

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i ringraziamenti sul Foglio

settembre 15, 2014

fog

l’ur figa

settembre 14, 2014

l'origine del mondo

«Vede madam, fino a vent’anni ero un manierista, uno scazzato – be’, quello pure ora, ma insomma – almanaccavo romanzetti decadenti, facevo il pasticheur…Le idee toste cominciarono a venirmi quando per la prima volta fui mollato da una biondina diciottenne, bella gnocca, discretamente fatua. Ne feci un lutto definitivo e inelaborabile. Lì capii che forse qualche chance ce l’avevo. L’opera d’arte, quella seria, è sempre una vendetta, un esorcismo, un risarcimento per la figa negata».

Inelaborabile, tredici lettere, il suggello della sua impostura. Che paraculo che era. In presenza di una bella figa doveva per forza fare il fenomeno, era più forte di lui. Il vezzo di dare del lei, di chiamarle madam, l’erre moscia, l’atteggiarsi a dandy, lo rendevano un pagliaccio. Eppure funzionava, non so come ma funzionava. Le femmine non avevano occhi che per lui. Magari si stuzzicavano a vicenda, discutevano animatamente, ma io avvertivo subito che fra loro si stabiliva una specie di corrente da cui ero escluso, e così finivo per gettare la spugna ed eclissarmi. Presentandomele, a parole Martino diceva eccotela lì, fatti avanti, l’ho portata apposta per te, che aspetti?, e dopo un attimo s’installava al centro della scena e non si schiodava più. Perfino parlando di libri voleva i riflettori tutti per sé e si spacciava per l’esperto.

«E per noi donne cosa sarebbe» lo incalzò Melissa, «l’invidia del pene?».

«Le donne artisticamente non funzionano» sentenziò lui, «e le poche che funzionano hanno tutte qualche cromosoma strano».

«See, buonanotte!» esclamò lei, sorridendo.

Martino la fissò con aria d’indulgenza, come fosse costretto a spiegarle quanto fa due più due: «Non mi faccia la senonoraquando. Non sto parlando del triangolino dei bermuda, ma della madre di tutte le fighe, la figa originaria, l’ur figa».

Lei tacque incredula, e io mi guardai intorno temendo che ci avessero sentito, poi provai a sdrammatizzare: «Ur figa è l’anagramma del mio cognome».

(Il superlativo di amare, pag.59)

I ringraziamenti sul Tirreno

settembre 9, 2014

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Jovanotti su twitter

settembre 8, 2014

scr

due cronopios: Cortázar e Jovanotti

settembre 7, 2014

jova2La critica idraulica, come la chiamava ironicamente Cortázar, è sempre alla ricerca delle “fonti”, dei libri che hanno influenzato il tuo libro, come se le idee non potessero sfociare che da lì. È un approccio intellettualistico che lui rifiutava, tipico di chi pone l’accento sul sapiens anziché sull’homo. E difatti, di fronte a un’opera complessa e adamitica come Rayuela, la dichiarazione d’indipendenza della letteratura ispanoamericana, molti critici restarono spiazzati, non trovando appigli per le loro dotte esegesi. In una lettera del 24 novembre 1964 a Nestor Lugones, un laureando che gli chiedeva le fonti di Los Reyes, Cortázar rispose così, fingendo di confondere le fonti con le fontanelle:

Le uniche che vedo con chiarezza sono quelle della Piazza del Congresso, dove io passavo spesso in quell’epoca a causa di una ragazza che viveva vicino alla Confetteria del Mulino”. E poi aggiunse: “Non creda che mi sto burlando di lei […] Gli investigatori del fatto letterario partono quasi sempre dall’errore di credere che non c’è effetto senza causa. Più che un errore è una semplificazione. Io non usai nessuna fonte (copio i termini della sua lettera); in ogni caso vai a sapere quali remote e multiple fonti usarono me. Un disegno di Cocteau, per esempio, con un giovane minotauro che guarda lontano. O qualcuno che fischiettava sotto la mia finestra, disegnando un labirinto nell’aria. Lei mi cita il nome di Asterione, ma io mi resi conto di questo nome molto dopo, grazie a un bel racconto di Borges. Per me il minotauro non aveva e non ha nome. Il personaggio di Axto, per terminare, è pessimo per una tesi, perché non ha alcuna origine.  Lei forse ammetterà che di quando in quando a uno scrittore capita d’inventare un personaggio traendolo dal puro nulla. È triste, ma è così. Probabilmente per questo Minosse mandò a tortura e a morte Axto; anche Minosse cercava fonti, aveva una forte vocazione da filologo. E concluse con un invito perentorio: “Entri da solo nel labirinto, i gomitoli non le servono a nulla”.

superlCortázar è molto presente nel mio nuovo romanzo, Il superlativo di amare. Gino, il protagonista, non è solo il traduttore del suo epistolario, ma è un suo grande ammiratore, uno stalker postumo che ne spia le abitazioni e i rapporti sentimentali; eppure l’argentino non rappresenta una vera fonte d’ispirazione. Anche nel mio caso, ha contato più una fontanella secca vicino a un monastero di Bevagna, dalla quale fantasticavo potesse sgorgare all’improvviso un’acqua miracolosa, che tutti i libri che ho letto. Cortázar volevo che fosse solo una presenza fantasmatica, una sorta di spirito guida, come Humphrey Bogart per Woody Allen in Provaci ancora Sam; niente di più. E da questo confronto, dal ripercorrere i passi dell’argentino a Parigi, il protagonista avrebbe dovuto infine trovare la propria strada, capire che casa sua stava altrove, che doveva seguire un’altra stella, ascoltare un’altra musica.

Sulle note di Come musica ho conquistato la mia donna, come ho detto l’altro giorno in un’intervista radiofonica. L’effimera eternità di ogni storia d’amore danza intorno a una sua colonna sonora, e siccome il rapporto fra Gino e Stella ha parecchi spunti autobiografici, se dovessi indicare un’altra fonte del mio libro segnalerei quel bellissimo pezzo di Jovanotti. Anche il rapporto fra Gino e Stella è costellato da “false partenze”, sospetti infondati, insicurezze e fraintendimenti. Anche lui sa che “è successo già, che altri già si amarono non è una novità”, però fin dall’inizio vede in lei qualcosa di speciale, qualcosa che non ha nessun’altra. E alla fine, dopo una drammatica separazione, cercherà di riprendersela, consapevole che nella vita contano più gli affetti dei concetti, perché “solo l’amore rimane, tutto il resto è un gioco”. Nel poco tempo che sono stati assieme Gino e Stella “si sono attraversati fino nel profondo”, ma resta ancora da scoprire “al centro del suo cuore che c’è”, ed è questa insondabilità dei sentimenti ciò che più ci attrae in una persona. Ma forse Cortázar c’entra anche qui, perché il suo spirito rinasce ogni giorno nelle forme più diverse. Vedendo il videoclip di questa canzone, ogni suo lettore riconoscerà immediatamente, nel balletto degli escavatori meccanici come docili elefanti davanti al domatore, l’estro e la follia stralunata di un autentico cronopio.

I ringraziamenti sul venerdì di Repubblica

settembre 5, 2014

ven


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