Quanto conta la critica

Sto bel fieou si chiama Domenico Pinto. Non ho mai capito se traduce soltanto, dirige una collana o è il proprietario della piccola casa editrice Lavieri, che sta in Puglia. Io lo conobbi per il blog  Nazione Indiana, lui ci entrò quando io ne uscii ma ci incrociammo prima per mail e poi di persona alla festa nel castello di Fosdinovo. L’editore Lavieri pubblica testi per palati finissimi, tipo quelli di Arno Schmidt, e lui fu così gentile da spedirmene qualche volume (Specchi neri, Brand’s Haide e Dalla vita di un fauno di Schmidt, Turritani di Cossu, Tecniche di basso livello di Bortolotti). Ogni tanto lo leggo su Alias, ma di rado. E’ bravo e stimato da tutti. Qualche volta ci siam sentiti per telefono, discutendo su un autore o una polemica letteraria, spesso pensandola diversamente. Alcuni mesi fa ero a Foligno, in una bella libreria che prima fu un cinema, e del cinema conserva ancora una fila di poltroncine rosse disseminate fra i libri. Lì ho comprato Alfabeti di Magris, che mi mancava. E’ una raccolta di articoli che scrisse per il Corriere. La sera mi metto a leggerlo e trovo Domenico Pinto. Lo citava in un articolo dell’ottobre 2006, che parlava di Dalla vita di un fauno. Era una paginata intera. Diceva in sintesi che è un libro bellissimo, che aveva venduto solo 10 copie e meritava molto di più. Poi faceva i complimenti a Pinto per la traduzione. Allora ho mandato un sms a Domenico, congratulandomi con lui. Gli ho scritto “deve essere stata una bella soddisfazione leggere questa recensione di Magris!”. E lui mi ha risposto subito: “Sì, una bella soddisfazione, peccato che spostò pochissimo i dati di vendita, alla fine furono vendute 90 copie, cioè 80 in più di prima della recensione”. Ecco, se si voleva misurare quanto sia screditata la critica letteraria italiana, quanto i lettori non si fidino più delle recensioni ufficiali, questo è un dato preciso. Certo, c’è l’attenuante che Arno Schmidt è roba per lettori non forti ma erculei, e che probabilmente quasi nessuno fra i lettori di Magris corsi in libreria per acquistarlo avrà trovato subito il libro. E ordinarlo non è la stessa cosa, magari ti passa la voglia, ci rinunci. Però resta che un lungo ed elogiativo pezzo di Magris sul Corriere della Sera – ossia l’ articolo di un critico notissimo e stimatissimo uscito sul quotidiano più venduto in Italia – alla fin fine fa vendere al massimo 80 copie.

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9 Risposte to “Quanto conta la critica”

  1. lillo Says:

    se lo dicevano a “per un pugno di libri” vendeva 10 copie in più…

  2. f. Says:

    Libro bellissimo
    E dopo che si son fatte le pulci agli editori e agli scrittori adesso non sarebbe male parlare di critica!

  3. gianni biondillo Says:

    Sergio,
    Magris è fra i più autorevoli e meno letti recensori del Corriere. Asfalta pagine e pagine culturali che sono belle da guardare (come quelle di Arbasino) ma mai e poi mai da leggere.
    (ovviamente senza nulla togliere alla qualità di ciò che scrive. ma purtroppo è così.)

  4. sergiogarufi Says:

    ciao gianni, innanzitutto complimenti per il premio scerbanenco, sono molto contento per te. su magris cosa ti fa pensare che non lo si legga? io non sono rappresentativo di niente, ma quando lo trovo lo leggo, non mi sembra né difficile né noioso.

  5. Larry Massino Says:

    Architetto! Anche il premio Scerbanenco?! Allora si mette male davvero: mi sa che mi diventi un autore commerciale di cui poter liberamente sparlare (in ogni caso complimenti). Appunto, potrebbe essere che il segreto è questo: vendono quelli ignorati o sparlati dalla critica, perché è passato il concetto che le persone troppo intelligenti fregano, meglio non fidarsi e fidarsi piuttosto dei propri guru (Fazio, Dandini, Chiambretti ecc.), o fidarsi delle indicazioni dei soliti e solidi premi. In questo senso, secondo me, la massima maledizione per uno scrittore di oggi è essere attenzionato troppo stretto dalla critica, specie quella di derivazione accademica universitaria. Più o meno… Certo, che Guglielmi scriva bene del proprio lavoro deve far piacere, almeno in senso narcisistico, ma se non fa vendere Magris, figuriamoci Guglielmi… Comunque, come è sempre stato, uno che scrive, più che scrivere come sa non può fare. Poi vende o non vende chissà in base a quali logiche.

  6. gianni biondillo Says:

    Sergio, diciamo che su magris ho fatto un sondaggio, compresi alcuni giornalisti del Corrierone…
    Poi, sai, io ho amato e letto il buon vecchio Arno, così come ho recensito Jahnn (altra titanica impresa di Lavieri). Di quest’ultimo m’è stato riferito che i lettori della recensione erano arrabbiati con me perché andavano in libreria ma il tomo non lo trovavano.

    G.

    p.s. grazie per i complimenti, sempre graditi se vengono da te. (oggi Belpo, in privato, m’ha detto cose davvero belle sul mio libello. Non ci pago l’affitto ma m’hanno rincuorato)

    Larry: magari diventassi commerciale. Certa critica prevenuta è convintissima che scrivo monnezzoni; se almeno vendessi come quelli che li scrivono per davvero avrei molte meno ansie a fine mese.

  7. Dinamo Seligneri Says:

    Quando uno pubblica, specialisticamente da sconosciuto, entra in gioco una famosa logica (studiata anche in Oxford prima del grande implodimento finanziario) la logica editoriale dell’Io-Mammete-E-Tu: triangolo commerciale e cognitivo di un’opera x.

    Ci sono scrittori che valgono e un mercato ce l’hanno, tipo a Bukowski alla fine glielo avevano procurato: come hanno fatto? Probabilmente questi scrittori hanno scritto per sé stessi ma anche per un pubblico che li potesse comprendere, e poi, cosa determinante, hanno avuto la possibilità (non so come e non voglio saperlo) di poter mettere in esposizione sulla vetrina del corso la propria faccia, anche se violentata dalle cicatrici di pustola, anzi megli’ancora.

    Comunque, non è vero che i critici non fanno vendere i libri, il noto scrittore tedesco Benno Von Arcimboldi era stato dimenticato (anzi mai ricordato), fu grazie alla paziente, costante e anche casuale fatica di quattro critici traduttori europei che la sua opera fu conosciuta in tutto il mondo…

    A parte gli scherzi eru diti, se a Joyce non gli faceva pubblicità il noto critico mo’-non-mi-ricordo-come-si-chiamma, a Parigi nel 1922 a libro mezzo uscito, col cazzo che… per dirne una, e uno con quel po pò di roba… che poi pare tutti l’abbian preso, l’Ulisse, e nessuno letto. io, immodestamente, due volte.Secondo me, è una delle cose più godibili a livello fisico… ved’in po’

  8. azurblau Says:

    Anzi. Magris m’è parso anche incazzato.
    I giornalisti del corrierone :P prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

  9. paolo f Says:

    Dicono che Magris sia il migliore oggi in Italia. Pensare che sia “mai e poi mai da leggere” sembra uno dei segni della (lunga ed esiziale) deriva che stiamo vivendo.

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