Gli oneri del successo

Come milioni di italiani, anch’io guardavo Che tempo che fa il 5 febbraio, quando Saviano fece il nome di Wislawa Szymborska. Ricordo che Fazio introdusse la cosa come particolarmente meritevole: per una volta un ospite non faceva pubblicità a un proprio prodotto (libro, film, disco ecc.), ma a quello di un altro. In verità il sacrificio era minimo. Chiunque conosca la tv sa che si promuove soprattutto sé stessi, non un prodotto specifico. La presenza di un artista in un programma così seguito fa sì che il suo rating generale si elevi in modo tale che tutte le sue azioni ne beneficino, non solo quelle di cui si discute; e questo vale sia che si stia rispondendo a un’intervista sull’ultimo libro o che si parli di quello di un altro.

 In ogni caso era una grande occasione. Saviano gode di un consenso vastissimo e quasi fideistico, il nome fatto da lui avrebbe sicuramente avuto un grande risalto nei giorni seguenti. E la scelta di una poetessa, cioè di promuovere un’artista che utilizza la forma di espressione più negletta in assoluto, era molto azzeccata. Purtroppo ha deciso di parlare di una poetessa celeberrima morta da pochi giorni; e si sa, i premi Nobel sono una manna da quando li ricevi a quando crepi, ma hanno due momenti in particolare in cui le vendite raggiungono il picco: appunto quando si ricevono e quando si muore.

Insomma, non vedevo tutto questo bisogno di promuoverla; oltretutto con dei versi (“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”) talmente noti e citati sui social network che ne stavano per fare una suoneria da cellulare. Ciononostante la mia delusione rimase solo mia, non la comunicai a nessuno, anche perché non conviene esprimere delle critiche a Saviano, nel migliore dei casi passi per invidioso.

Poi lessi Paolo Repetti, il responsabile di Einaudi stile libero, che commentava su facebook il successo delle poesie della Szymborska, giunte in vetta alle classifiche di vendita, come il risultato di un nuovo modo di trattare i lettori “con rispetto”, e mi rammentai la pubblicità della Pepsi citata da David Foster Wallace, quella ambientata in una spiaggia gremita di bulli e pupe in costume, dove a un certo punto arriva il ragazzo delle bibite col baracchino. Lo apre, tira fuori una Pepsi, la stappa provocando il classico rumore delle bollicine che affiorano e all’istante tutti i frequentatori della spiaggia si voltano e corrono verso di lui ad acquistare la stessa bibita. Nella ressa finale attorno al baracchino compare la scritta “Pepsi, the choice of the new generation“. Per me, quella di chi aveva comprato il libro di poesie della Szymborska dopo il consiglio di Saviano era una cosa simile: un riflesso pavloviano spacciato per scelta consapevole.

Quando è morto Lucio Dalla ho ripensato all’ultima volta in cui l’ho visto, sul palco di Sanremo, col cantante che sponsorizzava, Pierdavide Carone. Ecco, mi son detto, così si fa. Il successo è un dono che va ricambiato, e quando arrivi in cima è tuo dovere promuovere un giovane sconosciuto sul cui talento scommetti. A parlar bene dei mostri sacri son buoni tutti, non si rischia niente. Su twitter oggi ho visto questo blog http://notizie.bol.it/2012/03/02/5-libri-consigliati-da-roberto-saviano/, il cui titolare vantava di aver ricevuto direttamente da Saviano degli ottimi consigli di lettura. Erano tutti autori morti. In ordine di apparizione: Omero, Varlam Salamov, Albert Camus, Primo Levi, José Saramago.

About these ads

Tag: , , , , , , , , ,

8 Risposte to “Gli oneri del successo”

  1. Tom Marinelli Says:

    Peraltro disse che la traduzione era straordinaria, meravigliandomi: non sapevo dominasse il polacco al punto di poter giudicare una traduzione. Si vede che gli è una persona di vasta cultura. Avrà letto in lingua originale anche Primo Levi?

  2. franz krauspenhaar Says:

    bel pezzo, mein sergio.

  3. Giuditta Says:

    Quanto è vero ciò che dici! Ci sono tante poetesse misconosciute che valeva la pena leggere, ma non sarebbe stato altrettanto chic!E le letture consigliate mi sembrano riciclate da qualche trasmissione passata e per giunta neanche tanto originali, ma bagaglio di un comune lettore appassionato, per il quale nell’elenco non c’è nulla di eclatante. Tant’è! Saviano è Saviano e bisogna abbassare il capo o aprire la bocca estasiati.

  4. lillo Says:

    premettendo che per buona parte sono d’accordo con le tue conclusioni, a me pare interessante notare come una storia così neghi nei fatti il principio che “la poesia non si vende”. semplicemente la poesia non viene promossa. se si facesse un’operazione di questo tipo una volta a settimana e presentando vari autori (magari ancora vivi) si riscatterebbe un intero mondo e anche, per qualcuno, un modo di leggere che non va più di moda.

    proprio per questo, però, non mi ritrovo nella tua premessa. nel senso che saviano non ha scelto di leggere la szymborska per favorire la poesia o i giovani, l’ha letta perchè la szymborska era appena morta e questo lo ha commosso. magari saviano non è un uomo di grandi letture, o per meglio dire è un uomo di letture banali, standardizzate, ma considerando che il lettore medio italiano non è che sia migliore preferisco un saviano che legge la szymborska favorendo che qualcuno in più la legga perchè glielo dice lui, magari avvicinandolo a un mondo che non conosce per il noto pregiudizio che “la poesia è difficile” (e la szymborska usa un linguaggio molto semplice, facile da avvicinare) che non che mi parli ancora una volta di mafia, favorendo in quel caso una lettura unilaterale del mondo.

  5. Francesca Says:

    E’ pieno il mondo di persone che il mondo gira intorno a me. Ci fanno le pubblicità’ su E’ tutto intorno a te. Saviano, a leggere alcune dichiarazioni o gesti, sembrerebbe paradossalmente essersi spostato su questo genere. Paradossalmente perche’ lui e’ noto per avere parlato deGli Altri e forse in modo coatto, spinto dalla necessita’ dell’esilio. Quando il mondo si restringe alla Sant’Elena della scorta. Le dichiarazioni, penso a quello che e’ riuscito a dire per la morte di Dalla: qualcosa che somiglia a IO l’ho conosciuto al Premio Morante. E il gesto, leggermente autocelebrativo di vagare a Occupy Wall Street. E’ questa dimensione – passate il termine – egocentrica che da’ fastidio. Eppure e’ comprensibile, se si pensa che dietro l’icona in un cui i media italiani hanno nascosto Saviano, per cui o si e’ o fanatici detrattori o entusiastici fan, o non se ne puo’ parlare senza insultarsi, c’e un ragazzo. Che prima o poi sara’ costretto a fare i conti con le sue origini. Quelle ver, non quelle eroiche che partono da qualche anno fa. E forse li’, trovera’ il modo di accettare quel ragazzo banale con gusti mediocri (come ha scritto secondo me acutamente qualcuno qui sopra) tra le pieghe della celebrita’. Glielo auguro sinceramente.

  6. Dinamo Seligneri Says:

    Saviano (che se fossimo negli anni settanta-ottanta, sarebbe stato nelle retrovie d’ogni santa cosa, nelle patrie lettere come nelle rotoballe cartacee di giornale) non farà mai nulla di quello che ha fatto Dalla, e non lo farà perché non avendo alcun talento (altrimenti ad oggi ce ne saremmo accorti) non si può permettere di ingenerare nel pubblico l’idea del cambiamento. Non dico della rivoluzione, ma del piacevole cambiamento.
    Poggiandosi come un turista stracco su un monumento di pietra per farsi la fotografia (eh la fotografia, Sergio), completa due funzioni: la prima è che dà vernice al quadro pressoché bianco della sua cultura; la seconda è che a promuovere un Nobel non si rischia niente, e nello stesso tempo non si muove un sasso. Perché purtroppo i sassi, chiunque lo sa, hanno le gambe. e camminano.
    Quando però sei uno scrittore autorevole e piazzato, la cosa migliore è che tutto resti com’è.

    Sciascia (infangato un anno fa da Saviano in Vieni via con me) parlava sì di Stendhal, di Pirandello, di Brancati, Gadda, De Roberto, e Manzoni; ma quando c’era da parlare di giovani promesse e di nuovi libri era in prima linea, il caso di Rugarli e di Camilleri sono emblematici nella sua storia.

    Ma per essere promoter di qualcosa, dalla moca della Bialetti, alla scrittura, dalla stampante della sony alla canzone leggera, devi sapere qualcosa di queste materie. Te ne devi intendere…. insomma, si capisce no?

  7. paolo f Says:

    La trasmissione Che tempo che fa, come sappiamo, è poco più di un’impresa commerciale dedicata a “vendere” prodotti — che siano libri, dischi, film o personaggi politici.
    Il numero di personaggi invitati nel tempo, infatti, è un numero limitato: quando si giunge in fondo alla lista, si torna su e si ricomincia daccapo, perché nel frattempo — mettiamo sia passato un anno — l’artista che aveva fatto un disco o un libro o un film l’anno prima, ora ne sta facendo uscire un altro, per cui viene re-invitato per la promozione.
    Un meccanismo molto ben oliato, una formula vincente in cui — appunto — non si rischia niente, perché si chiamano solo personaggi ultra-noti e popolari, e nulla di meno. Nessuna concessione a qualcosa di diverso: perché in quella trasmissione il mercato è signore, così come lo era in quelle precedenti di Fazio — tipo “Anima mia” — in cui Claudio Bagliioni faceva il duo sullo sfondo della scenografia color verde-Omnitel (allora Baglioni faceva gli spot per Omnitel), e altre con la scenografia cerchi arancio del Gioco del Lotto (allora Fazio faceva gli spot per il Lotto, da cui la nota faida con Striscia la Notizia che lo sputtanò sostenendo che lui aiutava a far rovinare la gente al gioco).

  8. graziella corsaro Says:

    Forse, intorno al baracchino, attratto dal rumore delle bollicine, rimarrà qualcuno a dissetarsi, senza per questo sentirsi in dovere di fare la sua bella analisi sociologica. Manco fosse uno sport necessario. Bevo, a piccoli sorsi o d’un fiato. Leggo autori morti. Consigliati e non. Rischio il campanellino al collo che i buoni e saggi pastori mettono alle pecorelle?
    “Il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.”
    Troverai sempre qualcuno pronto a scommettere che il suo è migliore, più acuto, più libero, meno manovrato e condizionato del tuo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.165 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: