Sliding roles

Ieri sera sono andato a Fandango Incontro, in via dei Prefetti a Roma, per la presentazione dell’ultimo, bellissimo romanzo di Emanuele Trevi (Qualcosa di scritto, Ponte alle Grazie). Il locale era pieno di VIP, l’evento era chiaramente mondano. In seguito all’intervista da Fazio e all’ufficializzazione di concorrere per lo Strega, Trevi è entrato di diritto nel bel mondo, dopo aver stazionato a lungo fra i talenti di nicchia, molto apprezzati da pochi eletti ma sconosciuti al grande pubblico. Ancora la scorsa primavera, al tempo in cui ultimavo l’editing del mio libro, ricordo che lui stava partendo col mio editor alla volta della Grecia per scrivere la seconda parte del suo libro, quella dedicata ai riti eleusini. Mentre stavano in traghetto, gli spedii un sms riferendo della polemica apparsa su Saturno (l’ex inserto letterario del Fatto Quotidiano), dove alcuni scrittori milanesi polemizzavano con i colleghi romani su quale fosse la città editorialmente più importante. Fra i primi, ricordo che uno dei meno diplomatici fu Alessandro Bertante, che, forse ringalluzzito dai buoni risultati del suo Nina dei lupi, intimò al capitolino Trevi di tacere, liquidandolo come un autore “da 800 copie”.

Sul palco i presentatori erano diversi. Gianni Borgna, Walter Siti, Paola Pitagora che recitava alcuni brani, Concita De Gregorio, Marino Sinibaldi, oltre naturalmente a Trevi. Sotto (in tutti i sensi), un centinaio di anonimi spettatori come me ascoltava pazientemente i vari interventi. Alle 23 è finito tutto e ordinary people e VIP si sono mischiati intorno al buffet preparato sul lungo tavolo rettangolare. Lì è partito l’arrembaggio, i tentativi più o meno timidi di alcuni di abbordare i VIP, di solito partendo dai complimenti. Magari era solo una mia impressione, ma mi ha un po’ infastidito la diffidenza e il malcelato atteggiamento di degnazione che questi destinavano agli estranei, e così dopo un po’ me ne sono tornato a casa.

Oggi ho pranzato con la mia compagna da Antonini, il bar pasticceria in Prati. Stavamo nei tavolini all’aperto, sul marciapiede, era una bella giornata di sole. Mi piace andare lì, ci sono cose gustose, e poi è un luogo che mi è familiare. L’unico inconveniente è la processione ininterrotta di questuanti: più che altro ragazzi di colore che provano a venderti fazzoletti di carta, o calze, o accendini. L’approccio è sempre uguale, la prendono larga, cercano un contatto cordiale che non mostri un interesse preciso. Poi provano a venderti qualcosa. Se dici di non voler nulla ti chiedono i soldi per mangiare, e il metodo più efficace per liberartene è non considerarli neppure. Lo diceva anche Manganelli nel suo viaggio in India: fingi che non esistano, è l’unico modo per toglierseli di torno alla svelta. Con i primi due mi scusavo e non se ne andavano più, il terzo l’ho ignorato e ha smesso subito. In quel posto ero il VIP, e ciò che il VIP teme di più dagli anonimi estranei sono le richieste. La sera prima erano richieste di attenzioni, di considerazione, di recensioni. Oggi a pranzo soldi.

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10 Risposte to “Sliding roles”

  1. DaniMat Says:

    Carissimo Sergio…. vogliamo i nomi!!! Chi erano sti VIP? Ciao, DanuMat

  2. Dinamo Seligneri Says:

    ho sentito dire che chi va da fazio ha fatto tredici. deve essere vero perché lo dicono tutti, specialmente le classi fiche di vendita…
    Trevi che venda, però, mi fa piacere, è uno che dovrebbe scrivere bene.

    una domanda Sergio (posso prendermi questa confidenza di chiamarti per nome?), volevo chiederti quel Bertante lì che liquidò in modo inelegante Trevi intimandolo di tacere e dandogli dell’autore da 800 copie, non può essere lo stesso Bertante elegante e signorile che dall’alto della sua probità poteva permettersi di dare a cinquanta anonimi commentatori del web la marca di seminatori d’odio, vero? c’è una fin troppa evidente incompatibilità di modi…

  3. sergiogarufi Says:

    sarà un caso di omonimia :-)

  4. pessima Says:

    Ho letto il libro, mi è piaciuta molto la prima parte, poi mi è sembrato un po’ meno convincente, non tutta questa bellezza che mi aspettavo. Però non sono un critico letterario.

  5. DaniMat Says:

    Then … Moreover … In addition Bertante mi sembra uno scrittore altrettanto incisivo quanto Trevi. Emanuele Trevi ha ben altri … parafanghi.

  6. pessima Says:

    Ognuno ha le sue opinioni, suppongo. A volte pare che quando si parla di Pasolini si debba per forza avere a che fare con qualcosa di bellissimo. Ripeto che a me il libro è piaciuto solo fino ad un certo punto e solo in certe cose, tipo la figura di laura betti o certe descrizioni di ambiente. Meno in altre, che ho trovato oscure. Ma credo che anche questo tipo di opinione abbia dignità. Non sono un critico letterario, ma neanche D’Orrico lo è, per dirne uno.

  7. sergiogarufi Says:

    ciao dani, i vip erano quelli citati, ossia i presentatori. secondo me erano vip soprattutto agli occhi del pubblico presente, che mi sembrava composto da scrittori poco noti o aspiranti scrittori, per i quali quei personaggi (concita, walter siti, marino sinibaldi) rappresentavano un’opportunità di carriera (sinibaldi che ti fa intervistare alla radio, concita che t’intervista, siti che ti recensisce). insomma detenevano un piccolo potere ma molto desiderato da quel tipo di persone (chi scrive). trevi e bertante non intendevo metterli in competizione, riportavo solo quella frase del milanese; e non potrei neppure giudicare perché ho letto solo i libri del primo (che mi son piaciuti molto).
    cara pessima, anche a me la figura della betti è parsa la cosa migliore, un personaggio tridimensionale, fatto di grandezze e bassezze incredibili, e sono d’accordo sul fatto che non sempre il racconto rimanga su quei livelli altissimi, ma complessivamente mi sembra un gran libro.

  8. DaniMat Says:

    Evviva, grazie a Dio (o chi per lui, anzi LUI, come pessimamente si diceva nei Settanta) non siamo del tutto d’accordo… Un abbraccio, D

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