Archive for the ‘citazioni’ Category

Il fazzoletto di Herta

dicembre 10, 2009

di Herta Müller

Hai un fazzoletto?, chiedeva la madre ogni mattina sul portone di casa, prima che io uscissi in strada. Non ne avevo. E poiché non ne avevo, tornavo di nuovo in camera e mi prendevo un fazzoletto. Ogni mattina non ne avevo, perché ogni mattina attendevo la domanda. Il fazzoletto era la prova che mia madre di mattina mi proteggeva. Nelle successive ore e faccende del giorno ero affidata a me stessa. La domanda hai un fazzoletto era una tenerezza indiretta. Una diretta sarebbe stata imbarazzante, una cosa simile era insolita presso i contadini. L’amore si è travestito da domanda. Solo così si lasciava dire in modo, con un tono perentorio come le fatiche del lavoro. Il fatto che la voce fosse brusca, enfatizzava ancor di più la tenerezza. Ogni mattina mi trovavo davanti al portone senza un fazzoletto e una seconda volta con un fazzoletto. Solo allora uscivo in strada, come se col fazzoletto ci fosse anche la madre. (more…)

L’imbecille disarmonico

settembre 11, 2009

berlusca di Karl Jaspers

Gli imbecilli disarmonici hanno di sé una incorreggibile sopravvalutazione e una completa mancanza di autocritica. Per questo impulso a farsi valere, per il bisogno di fare impressione, per queste idiozie da salotto, parlando dànno libero corso a tutte le associazioni che sorgono in loro. Sembra di essere di fronte ad una fuga di idee; ma non è una vera fuga di idee, è solo una ricca catena di trovate comprensibili, che procedono secondo il filo conduttore del linguaggio e di una memoria meccanica. Invece di sviluppare delle idee, espongono il loro sapere in modo caotico, invece di manifestare una opinione e di prendere posizione, mostrano una magniloquenza spiritosa. Le parole e non il pensiero, hanno la direzione del discorso.  Ad un pensiero cosciente del fine, si sostituisce una specie di voluttà per lo spirito che suppongono di possedere, e che però riproduce soltanto, in modo testuale, ciò che hanno letto.

(Psicopatologia generale, pag. 237)

L’eroe dello zitto e mosca

luglio 30, 2009

céline

“La superiorità pratica delle grandi religioni cristiane è che non indoravano la pillola, loro. Non cercavano di stordire, non andavano a caccia dell’elettore, non sentivano bisogno di piacere, non stavano a sculare. Tiravano su l’Uomo dalla culla e gli dicevano d’autorità come stavano le cose. Gliele cantavano nude e crude: “Tu, microscopica putrescenza informe, non sarai mai altro che fango… Merda e basta, fin dalla nascita… capito? E’ l’evidenza in sé, il principio di ogni cosa! Eppure, forse… forse… guardando proprio da vicino… hai ancora una piccola possibilità di farti un po’ perdonare d’essere così incredibilmente immondo, così escrementizio… Bisogna fare buon viso a tutte le pene, prove, miserie e torture della tua breve o lunga esistenza. In perfetta umiltà… La vita, maledizione, non è che un’aspra prova! Non sprecare il fiato! Non complicarti le cose! Sàlvati l’anima, è già un bel fatto! Può darsi che alla fine del calvario, se sarai stato estremamente regolare, un eroe dello “zitto e mosca!”, schiatterai secondo i principi!… ma non è sicuro… un pelo meno putrido al momento di crepare che a quello di nascere… e quando giacerai nella notte più respirabile che all’alba… Ma non montarti la capa! E’ tutto qui!… Sta’ in guardia! Non speculare su cose grandi! Per uno stronzo è il massimo!…”

(da Mea Culpa)

La storia più bella

luglio 26, 2009

eco

di Umberto Eco

Riflettere sui complessi rapporti tra lettore e storia, finzione e realtà, può costituire una forma di terapia contro ogni sonno della ragione, che genera mostri. In ogni caso non rinunceremo a leggere opere di finzione, perché nei casi migliori è in esse che cerchiamo una formula che dia senso alla nostra vita. In fondo noi cerchiamo, nel corso della nostra esistenza, una storia originaria, che ci dica perché siamo nati e abbiamo vissuto. Talora cerchiamo una storia cosmica, la storia dell’universo, talora la nostra storia personale (che raccontiamo al confessore, allo psicanalista, che scriviamo sulle pagine di un diario). Talora speriamo di far coincidere la nostra storia personale con quella dell’universo. A me è accaduto, e permettetemi di finire con questo pezzo di narrativa naturale.
Qualche mese fa sono stato invitato a visitare il Museo della Scienza e della Tecnica di La Coruña, in Galizia, e alla fine della mia visita il direttore mi ha annunciato una sorpresa e mi ha condotto nel planetario. I planetari sono sempre luoghi suggestivi, perché quando si spegne la luce si ha davvero l’impressione di sedere in un deserto, sotto un cielo stellato. Ma quella sera mi era stato riservato qualcosa di più.
A un certo momento, sceso il buio più completo, si è diffusa una bellissima ninna-nanna di De Falla e lentamente (anche se un po’ più in fretta della realtà, perché tutto si è svolto in un quarto d’ora) sopra il mio capo ha iniziato a ruotare il cielo che appariva nella notte tra il 5 e 6 gennaio del 1932 sulla città di Alessandria. Ho vissuto, con una evidenza quasi iperrealistica, la mia prima notte di vita.
L’ho vissuta per la prima volta, dato che io quella prima notte non l’ho vista. Forse non l’ha vista neppure mia madre, spossata dalle fatiche del parto, ma magari l’ha vista mio padre, uscito zitto zitto sul balcone, un poco agitato e insonne per l’evento mirabile (almeno per lui) di cui era stato testimone e remota concausa.
Sto parlando di un artificio meccanico realizzabile in molti luoghi, e magari l’esperienza è già accaduta ad altri, ma mi perdonerete se per quei quindici minuti ho avuto l’impressione di essere il solo uomo sulla faccia della terra (dall’inizio dei tempi) che si stesse ricongiungendo col proprio Inizio. Ero così felice che ho provato la sensazione (quasi il desiderio) che potevo, che avrei dovuto morire in quel momento – e in ogni caso altri momenti saranno ben più casuali e inopportuni. Avrei potuto morire perché ormai avevo vissuto la più bella delle storie che avessi letto in vita mia, avevo trovato forse la storia che tutti cercano tra pagine e pagine di centinaia di libri, o sullo schermo di molte sale cinematografiche, ed era un racconto i cui protagonisti eravamo io e le stelle. Era finzione, perché la storia era stata reinventata dal direttore del planetario, era Storia, perché raccontava che cosa fosse avvenuto nel cosmo in un momento del passato, era vita reale perché io ero vero e non il personaggio di un romanzo. Ero, per un momento, il Lettore Modello del Libro dei Libri.

I sei minuti più belli della storia del cinema

giugno 4, 2009

don chisciottedi Giorgio Agamben

Sancho Panza entra in un cinema di una città di provincia. Sta cercando Don Chisciotte e lo trova che sta seduto in disparte e fissa lo schermo. La sala è quasi piena, la galleria – che è una specie di loggione – è interamente occupata da bambini chiassosi. Dopo qualche inutile tentativo di raggiungere Don Chisciotte, Sancho si siede di malavoglia in platea, accanto a una bambina (Dulcinea?), che gli offre un lecca lecca. La proiezione è cominciata, è un film in costume, sullo schermo corrono dei cavalieri armati, a un tratto appare una donna in pericolo. Di colpo Don Chisciotte si alza in piedi, sguaina la sua spada, si precipita contro lo schermo e i suoi fendenti cominciano a lacerare la tela. Sullo schermo compaiono ancora la donna e i cavalieri, ma lo squarcio nero aperto dalla spada di Don Chisciotte si allarga sempre piú, divora implacabilmente le immagini. Alla fine dello schermo non resta quasi piú nulla, si vede soltanto la struttura di legno che lo sosteneva. Il pubblico indignato abbandona la sala, ma nel loggione i bambini non smettono di incoraggiare fanaticamente Don Chisciotte. Solo la bambina in platea lo fissa con riprovazione.

Che cosa dobbiamo fare con le nostre immaginazioni? Amarle, crederci a tal punto da doverle distruggere, falsificare (questo è, forse, il senso del cinema di Orson Welles). Ma quando, alla fine, esse si rivelano vuote, inesaudite, quando mostrano il nulla di cui sono fatte, soltanto allora scontare il prezzo della loro verità, capire che Dulcinea — che abbiamo salvato — non può amarci.

Fighetto

aprile 26, 2009

ignazio_la_russa

di Luca Sofri

C’è un piccolo ma illuminante corollario dell’avvento dell’antielitismo, e della sua diffusione sia a destra che a sinistra, ed è l’inflazione del termine “fighetto” con intenzione offensiva, in sostituzione di più articolati ragionamenti ( si dice “roba da fighetti”, e fine della discussione). In tempi di fastidio per le eccellenze, per la cultura, per le complessità, per gli intellettuali e per i ragionamenti troppo elaborati, non c’è peggior offesa che “fighetto”. Solo che il termine è ormai destituito di ogni fondamento, come il suo simmetrico “sfigato”: lo si usa in qualunque occasione e con chiunque, perché è così infamante che la sua onta prevarrà sulla sua vacuità. (more…)

Non è questione di modestia

aprile 17, 2009

franz_kafka-big“A un certo livello della conoscenza di se stessi, e quando ci siano circostanze favorevoli all’osservazione, avverrà regolarmente che uno si veda abominevole […] Si comprenderà che non siamo se non una topaia di miserabili riserve mentali”

(Kafka, Diari, 7/2/1915)

Piensa en esto

aprile 4, 2009

1218Piensa en esto: cuando te regalan un reloj te regalan un pequeño infierno florido, una cadena de rosas, un calabozo de aire. No te dan solamente el reloj, que los cumplas muy felices y esperamos que te dure porque es de buena marca, suizo con áncora de rubíes; no te regalan solamente ese menudo picapedrero que te atarás a la muñeca y pasearás contigo. Te regalan – no lo saben, lo terrible es que no lo saben -, te regalan un nuevo pedazo frágil y precario de ti mismo, algo que es tuyo pero no es tu cuerpo, que hay que atar a tu cuerpo con su correa como un bracito desesperado colgándose de tu muñeca. Te regalan la necesidad de darle cuerda todos los días, la obligación de darle cuerda para que siga siendo un reloj; te regalan la obsesión de atender a la hora exacta en las vitrinas de las joyerías, en el anuncio por la radio, en el servicio telefónico. Te regalan el miedo de perderlo, de que te lo roben, de que se te caiga al suelo y se rompa. Te regalan su marca, y la seguridad de que es una marca mejor que las otras, te regalan la tendencia de comparar tu reloj con los demás relojes. No te regalan un reloj, tú eres el regalado, a ti te ofrecen para el cumpleaños del reloj.

(Preámbulo a las instrucciones para dar cuerda al reloj, di Julio Cortazar, in Historias de cronopios y de famas, pag.23, edhasa )

Vite parallele

marzo 23, 2009

walcottC’è una memoria che nasce dall’immaginazione e dalla letteratura e non ha nulla a che vedere con l’esperienza effettiva, ed è, di fatto, una vita parallela.

(Derek Walcott)

Salva con nome

marzo 23, 2009

kafkaSi può benissimo pensare che la magnificenza della vita sia pronta intorno a ognuno e in tutta la sua pienezza, ma velata, nel profondo, invisibile, lontanissima. E’ però non ostile, non riluttante, non sorda. Se la si chiama con la parola giusta, col nome giusto, viene.

(Franz Kafka, Diari, 18/10/1921)


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