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Oltre il giardino

maggio 9, 2012

Per me quest’uomo è uno fra i maggiori artisti del Novecento. Non ne avevo mai sentito parlare, finché due anni fa una persona cara me lo fece conoscere. Questo artista si chiamava Russell Page, era inglese e morì nel 1985 all’età di 79 anni. Diceva di essere un giardiniere, anche se è ricordato come un grande architetto paesaggista. Studiò arte alla Slade School di Londra e sosteneva che la musica, la pittura, l’architettura e la letteratura fossero i suoi veri ferri del mestiere. La sua autobiografia professionale s’intitola L’educazione di un giardiniere (Allemandi), e a suo modo è un’educazione sentimentale, un romanzo di formazione sulla natura e le stagioni. Qui a un certo punto descrive il suo giardino ideale, che non realizzò mai:

“Talvolta me lo dipingo come una conca sabbiosa circondata di dune coperte di Ammophila arenaria piegata dal vento. Oltre le dune, il mare grigio-blu tuona e si agita, poi d’improvviso il ritmo muta e il mare incomincia a retrocedere lasciando brillare nel sole lunghi tratti pianeggianti di sabbia. Il mio giardino riprodurrebbe nelle forme vegetali i movimenti e i colori delle onde con cespugli argentei di olivello spinoso, Hippophae rhamnoides, e con mucchietti verde-mare di Atriplex, per proteggere i vasti gruppi di Echinops ed Eryngium, dai fiori color blu metallico, di Veronica hulkeana, Teucrium, santolina argentea, cisto e Buddleia alternifolia, di senecio, Cineraria maritimae e Crambe maritima. Tutte queste piante sono argentee e sfidano il suolo sabbioso di questo giardino assolato e arioso.  Come nubi che si muovono attraverso il cielo, dissolvendosi e riformandosi, vuoi in masse rotonde e turrite, vuoi in lunghi nastri o in forme attorcigliate o  frastagliate e sfilacciate oppure distese ordinatamente a lisca di pesce per tutto il cielo, i disegni del mio giardino si formeranno e disferanno da soli.”

Non sono mai stato attratto dalle tombe degli artisti che amo. Se vado alla ricerca di uno di loro visito le case che abitò, non il luogo in cui è sepolto. Quello è un posto che non conserva tracce del suo passaggio, che non gli appartiene, che non si è scelto; ma nel caso di Page farei un’eccezione, perché nulla è più significativo della sua tomba. Si trova in un piccolo cimitero di Badminton, nella tenuta del duca di Beaufort, e in realtà non è una tomba, perché non c’è alcuna lapide con nome e date. Page non voleva che fosse indicata. E’ solo un anonimo pezzo di giardino con delle pietre basse seminascoste dall’erba che lo riquadrano (vd. foto a pag.13 de I giardini di Russell Page, di Marina Schinz e Gabrielle van Zuylen, Electa)


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