Posts Tagged ‘Szymborska’

La passione per le eccezioni

marzo 22, 2013

roberto-calasso-03Domenica pomeriggio sono andato a Libri come, la bella manifestazione letteraria organizzata da Marino Sinibaldi che si svolge nel mese di marzo negli spazi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Ho assistito prima a un incontro con Richard Ford presentato da Sandro Veronesi, in cui ho potuto gustarmi il temporale d’intelligenza di questo vecchietto brillantissimo che è uno dei pochi grandi scrittori in circolazione; e poi mi sono trasferito al Teatro Studio per ascoltare Roberto Calasso, che parlava della sua casa editrice e dello stato dell’editoria italiana. Di recente avevo letto con piacere e profitto il suo La Folie Baudelaire, ma ero pure interessato a sentire la storia di Adelphi, come nacque e come si è trasformata da una wunderkammer di testi raffinati ed eterogenei in un marchio con un’identità fortissima. Il confronto con Ford purtroppo è stato impietoso. Da un lato c’era una persona che ha incantato l’uditorio in modo del tutto spontaneo, e dall’altro c’era un signore che voleva a tutti costi sembrare colto. Non ne aveva alcun bisogno, perché tutti glielo riconoscono, eppure si sforzava di apparire tale. Ogni sua frase conteneva diverse parole straniere: il tedesco soprattutto, com’era scontato, ma pure l’inglese, il francese, lo spagnolo ecc. Spesso poi erano erano parole superflue, cioè quasi identiche a quelle equivalenti italiane. Per esempio a un certo punto ha definito un libro “seminal, come direbbero in America”. Ma l’affermazione più sconcertante gli è scappata in un rigurgito di patriottismo, quando ha detto di non sopportare le lamentele sulla scarsa propensione alla lettura degli italiani, e ha citato il caso illuminante delle poesie della Szymborska, edite da Adelphi, che raggiunsero le vette delle classifiche di vendita in seguito al consiglio di Saviano fatto a Che tempo che fa. Poi ha aggiunto con orgoglio che in nessun altro paese del mondo era mai successa una cosa del genere. Perfino in Germania, dove si vende un numero di libri di poesie dieci volte superiore al nostro, questo era inconcepibile. E’ proprio vero, l’italiano disprezza le regole e ama le eccezioni.

Gli oneri del successo

marzo 2, 2012

Come milioni di italiani, anch’io guardavo Che tempo che fa il 5 febbraio, quando Saviano fece il nome di Wislawa Szymborska. Ricordo che Fazio introdusse la cosa come particolarmente meritevole: per una volta un ospite non faceva pubblicità a un proprio prodotto (libro, film, disco ecc.), ma a quello di un altro. In verità il sacrificio era minimo. Chiunque conosca la tv sa che si promuove soprattutto sé stessi, non un prodotto specifico. La presenza di un artista in un programma così seguito fa sì che il suo rating generale si elevi in modo tale che tutte le sue azioni ne beneficino, non solo quelle di cui si discute; e questo vale sia che si stia rispondendo a un’intervista sull’ultimo libro o che si parli di quello di un altro.

 In ogni caso era una grande occasione. Saviano gode di un consenso vastissimo e quasi fideistico, il nome fatto da lui avrebbe sicuramente avuto un grande risalto nei giorni seguenti. E la scelta di una poetessa, cioè di promuovere un’artista che utilizza la forma di espressione più negletta in assoluto, era molto azzeccata. Purtroppo ha deciso di parlare di una poetessa celeberrima morta da pochi giorni; e si sa, i premi Nobel sono una manna da quando li ricevi a quando crepi, ma hanno due momenti in particolare in cui le vendite raggiungono il picco: appunto quando si ricevono e quando si muore.

Insomma, non vedevo tutto questo bisogno di promuoverla; oltretutto con dei versi (“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”) talmente noti e citati sui social network che ne stavano per fare una suoneria da cellulare. Ciononostante la mia delusione rimase solo mia, non la comunicai a nessuno, anche perché non conviene esprimere delle critiche a Saviano, nel migliore dei casi passi per invidioso.

Poi lessi Paolo Repetti, il responsabile di Einaudi stile libero, che commentava su facebook il successo delle poesie della Szymborska, giunte in vetta alle classifiche di vendita, come il risultato di un nuovo modo di trattare i lettori “con rispetto”, e mi rammentai la pubblicità della Pepsi citata da David Foster Wallace, quella ambientata in una spiaggia gremita di bulli e pupe in costume, dove a un certo punto arriva il ragazzo delle bibite col baracchino. Lo apre, tira fuori una Pepsi, la stappa provocando il classico rumore delle bollicine che affiorano e all’istante tutti i frequentatori della spiaggia si voltano e corrono verso di lui ad acquistare la stessa bibita. Nella ressa finale attorno al baracchino compare la scritta “Pepsi, the choice of the new generation“. Per me, quella di chi aveva comprato il libro di poesie della Szymborska dopo il consiglio di Saviano era una cosa simile: un riflesso pavloviano spacciato per scelta consapevole.

Quando è morto Lucio Dalla ho ripensato all’ultima volta in cui l’ho visto, sul palco di Sanremo, col cantante che sponsorizzava, Pierdavide Carone. Ecco, mi son detto, così si fa. Il successo è un dono che va ricambiato, e quando arrivi in cima è tuo dovere promuovere un giovane sconosciuto sul cui talento scommetti. A parlar bene dei mostri sacri son buoni tutti, non si rischia niente. Su twitter oggi ho visto questo blog http://notizie.bol.it/2012/03/02/5-libri-consigliati-da-roberto-saviano/, il cui titolare vantava di aver ricevuto direttamente da Saviano degli ottimi consigli di lettura. Erano tutti autori morti. In ordine di apparizione: Omero, Varlam Salamov, Albert Camus, Primo Levi, José Saramago.


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