Lo spurgo dell’anima

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C’è qualcosa di sporco nello scrivere di sé. Qualcosa di malato. Io ho provato a smettere un sacco di volte, lo sentivo che mi tirava giù, che più scrivevo e più sprofondavo.

Mi sono innamorato di lei perché in lei ho visto una possibilità di salvezza. C. è una persona normale, concreta, una che se vai lì a dirle “sai, io scrivo” ti risponde “mi spiace”, come se le avessi confessato una brutta malattia. E lo è. Un vizio che fa ammalare, un veleno che ti entra nel sangue e a poco a poco dà assuefazione, ti allontana dalla vita. Con lei non ho scritto per due anni, il periodo in cui siamo stati assieme. Mi sono quasi disintossicato. E’ capitato solo due o tre volte, in occasione di suoi viaggi all’estero per lavoro, che ho scritto delle recensioni: la forma pulita, rispettabile della scrittura, quella che anche lei tollerava, seppur in modiche quantità. Ma era come il fumo. Lei lo detestava e mi spingeva a smettere. E anche se mi astenevo in sua compagnia, lei sentiva lo stesso l’odore delle sigarette fumate a lavoro, di giorno, in sua assenza. Diceva che puzzavo. Anche chi scrive puzza, la scrittura di sé è lo spurgo dell’anima. Un odore che ti si attacca addosso e non te lo levi più.

C. era la vita per me. La vita che scorre fuori, che si esaurisce nel fare e negli affetti e in quello trova la propria realizzazione. Quella che pensa a lavorare, alla famiglia, e solo di rado, quasi con fastidio, nei buchi improvvisi fra un impegno e un altro, si chiede il perché delle cose. E sente che quell’interrogazione non è salutare, per cui cerca di ricacciarla lontano, e nel migliore dei casi ogni tanto la delega all’artista che applaudirà nelle due ore di un film al cinema. Il lavoro intellettuale, diceva Kafka, strappa l’uomo alla comunità umana; il lavoro materiale, invece, lo conduce verso gli uomini.

Si dice che l’arte non cambia la vita. Lo si dice per fare i cinici, i disincantati. La può cambiare eccome invece, a me l’ha rovinata. Io e C. ci siamo lasciati subito dopo aver visto Revolutionary road. La nostra Parigi era il progetto di lavorare insieme. Lo volevo più di ogni altra cosa. Speravo che lo stare sempre uniti, giorno e notte, mi avrebbe salvato. Poi a un certo punto lei ha smesso di crederci, si è arresa, ha capito che la mia natura era più forte della mia volontà, e io mi sono sentito perduto. Abbiamo continuato a stare assieme ancora un po’ per abitudine, ma sapevamo entrambi che era un rapporto a termine, che la scadenza era vicina, troppo forte la mia attrazione verso il gorgo. E così è stato. Ho ripreso a fumare e a scrivere, ogni giorno di più. Fino alla sera del cinema, quando ci siamo visti allo specchio senza infingimenti.

Ora ho riallacciato i contatti con gli amici scrittori, quelli che mi incoraggiano a scrivere. I loro complimenti mi fanno piacere, eppure sento che quello è veleno, che sono i pusher del mio vizio. Se fossero dei veri amici e mi volessero bene dovrebbero dirmi lascia stare Sergio, cerca di salvarti.

13 Risposte to “Lo spurgo dell’anima”

  1. Ghega Says:

    Mavalà! Scrivere fa bene, benissimo e più lo si fa bene e più fa bene🙂

    Ghega

  2. gianni biondillo Says:

    La perdizione è l’unica salvezza.

  3. forzaelettromotrice Says:

    dannazione per lo scrittore, ma salvezza per il lettore. Come potrebbero vivere i lettori senza gli scrittori?? male, di certo.

  4. sergiogarufi Says:

    @fem
    è esattamente quello che penso anch’io
    @gianni
    mi piace il tuo paradosso, l’hai inventato al momento?
    @ghega
    ciao ghega, benvenuta. magari fosse per me come dici, ma probabile che per altri sia proprio così.

  5. gianni biondillo Says:

    sì.

  6. Ghega Says:

    Grazie Sergio, adesso torno a saltellare tra i post (non sono metodica).

    Ghega

  7. Clarissa Says:

    Post terribilmente vero. Io ho smesso di scrivere da un paio d’anni. Mi manca, ma resisto. Avresti dovuto continuare con C., secondo me, provare consolidare il tuo rapporto con lei, chissà. Ma forse lei era troppo ABC, mentre tu arrivavi fino alla lettera Z… Dunque? Ti andrà meglio, molto meglio, quando troverai la persona giusta, è semplice: allora sarai guarito, vivrai, scriverai moderatamente, e bene.

  8. linnioaccorroni Says:

    mi fai venire in mente svevo.
    nel suo diario ci sono, nei confronti della letteratura e della pratica della scrittura, affermazioni assolutamente contrastanti,cmq corrispondenti alla antinomia ( da quanto tempo non usavo più questa parola!) consueta: bene/male, dannazione/ salvezza.
    scrive infatti svevo a distanza di pochi anni:
    ‘fuori dalla penna non c’è salvezza’…
    “quella stupida e inutilecosa che chiamano letteratura”.
    diciamocosì: che la scrittura è una pratica di autoriconoscimento e se poi a galla viene fuori la bella, la bestia o… lo stronzo( quando la vita è in beige capita anche di questo) la colpa non è della penna o della tastiera.

  9. linnioaccorroni Says:

    dimenticavo. La mia vocazione segreta è quella di fare come quel tipo che,ne ‘la cattiva strada’ di de andrè, continua a versare da bere a chi è alcolizzato di suo.
    per questo, da pusher vizioso ed irrancidito, ti dico: continua a scrivere, sergio. non ti salvare.

  10. sergiogarufi Says:

    ciao clarissa, benvenuta. le nostre situazioni mi sembrano molto simili. spero che il futuro mi riservi quello che dici.
    linnio, hai ragione, come al solito: la “terribilità” dei demoni evocati con la scrittura non è addebitabile alla tastiera. sprofondiamo allegramente insieme, allora (e il naufragar m’è dolce, in questo gorgo)🙂

  11. marco rovelli Says:

    Caro Sergio, perdersi, sì – non c’è che la dépense. Conformemente a quanto dice Gianni, ho scritto da qualche parte che tenere gli occhi spalancati nella catastrofe è la salvezza – considerare l’irredimibilità del tutto. Quando, dunque, la forma dello sguardo aderisce a (e dunque – scrive) la forma del sidus, all’insieme delle costellazioni – e centra il proprio “segno”.

  12. mimma Says:

    Uno non sprofonda perchè scrive ma scrive perchè sprofonda e non è smettendo di scrivere che cambia. Ma è poi così terribile sprofondare?
    Gli abissi (marini) sono molto più interessanti della superficie!
    Con allenamento e una buona attrezzatura…

    m.

  13. sergiogarufi Says:

    marco, mimma, dite delle cose molte belle e vere, eppure se potessi scegliere, e tornare indietro, vorrei vivere in superficie, essere più “spensierato”; il problema è che non ci è dato scegliere, non si può tornare indietro.

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