Punti di riferimento

moresco
Ho appena letto un pezzo di Moresco sul Primo amore in cui si lamenta del fatto che i giornalisti gli rimproverano la sua faccia seria, e lo invitano a sorridere per le foto. Dice cose condivisibili, sul “conformismo somatico”, sul dover ridere a tutti i costi, ma ogni volta che risponde a obiezioni di qualsiasi tipo lo fa paragonandosi a grandissimi scrittori dell’oggi (Cormac McCarthy, Don DeLillo, Philip Roth, James Ellroy, Michel Houellebecq) o del passato (Melville, Emily Dickinson, Baudelaire, Flaubert, Rimbaud, Hugo, Tolstoj, Dostoevskij, Kafka, Proust, Musil, Virginia Woolf). Lui è certo di far parte di quel mondo lì, che quelli sono i suoi simili. Si museifica da solo. Non è questione di modestia, è che i grandi talenti secondo me coltivano sempre forti dubbi su di sé. A Tiziano Scarpa, per esempio, non gliel’ho mai visto fare, ed è anche per questo che lo stimo di più.

11 Risposte to “Punti di riferimento”

  1. enrico de lea Says:

    ciao non conoscevo il tuo blog: complimenti

    credo che, nonostante i limiti forse caratteriali di Moresco, come d’altronde ammetti anche tu, quanto egli afferma sia spesso assai condivisibile

  2. sergiogarufi Says:

    ciao enrico, grazie della visita. su moresco ho il timore che certi suoi limiti caratteriali si rispecchino fedelmente nei suoi testi, compromettendo quanto di buono riesce a scrivere.

  3. gianni biondillo Says:

    Anche perché l’unico scrittore che può confrontarsi con Hugo, Balzac o Proust, sono io, mica cazzi! :-))

  4. Giorgio Says:

    Sì, Gianni, però in genere tu hai un’espressione sorridente.

  5. macondo Says:

    Non solo l’abito fa il monaco, ma anche la faccia? Certo, con la propria faccia uno ci nasce, non è colpa sua, ma a forza di vedersela, uno, la propria faccia, finisce poi di trasmettersi all’animo, quella fisionomia, e se la faccia è triste, anche l’animo si fa triste.

  6. marino Says:

    Non rido neanch’io nelle foto. Scrittore, ligure, occhi azzurri, fronte inutilmente vasta. Da bambino avevo un dente storto, mia madre mi portó dal dentista e gli disse ‘sto bambino, vede, ha un dente storto.
    Il dentista preparó una di quelle cose da mettere in bocca che un tempo
    si chiamavano apparecchi. Quell’anno mia madre mi mandó in collegio,
    con l’apparecchio in bocca, che portai tre anni, un giorno si ruppe e un ferretto, proprio un fil di ferro sparava dall’apparecchio e mi forava
    il palato come un piercing. La prima volta che mia madre telefonó le dissi che l’apparecchio un giorno o l’altro lo gettavo in un cesso.
    porta l’apparecchio, bravo, disse la mamma.
    L’anno dopo, dopo essere ripassato dal dentista tornai in collegio con un dentone che sembravo provolone, era una capsula lugubre che serviva a raddrizzare il dente storto, ma un giorno si staccó mentre mangiavo una pera e lo ingoiai e nel cesso credo che ci finí davvero. Non era un buon dentista, mia madre diceva che non era neanche caro, dite a Moresco che il dente mi é rimasto storto e nelle fotografie non rido mai neanch’io.

  7. gianni biondillo Says:

    e sti cazzi?
    😉

  8. Tiziano Scarpa Says:

    Caro Sergio, non credo che il gerundio da te usato, “paragonandosi”, sia quello giusto. A me sembra che Antonio Moresco usi quei nomi, in diverse circostanze, per mostrare la distanza fra quelli che a parole dichiariamo essere i nostri modelli (i nostri modelli, non i suoi simili) e quelli che sono nei fatti i nostri comportamenti.

  9. sergiogarufi Says:

    Caro Tiziano, conosco la tua opinione su Moresco e la rispetto, anche se a me resta qualche dubbio al riguardo. Cmq ricordo che una volta, andando a vedere Kiefer, e forse discutendo proprio di Moresco, tu dicesti che avevamo “pantheon diversi”, io penso invece che siano molto simili, e differiscano solo in minima parte.

  10. gianni biondillo Says:

    Io, invece, quando al Parco Ravizza vidi i trans insieme a Vito “il trucido”, e lui mi disse: “abbiamo gusti diversi”, io pensai che invece fossero molto simili e che differivano solo in minima parte.

  11. sergiogarufi Says:

    @marino
    io ho visto una foto tua assieme a franz, forse sul blog markelo, in cui sorridi e stai molto bene. cmq i difetti secondo me vanno evidenziati, non nascosti, sono ciò che ci differenzia realmente dagli altri, il nostro valore aggiunto. guarda gianni, è tutto un difetto eppure si ostenta🙂
    @macondo
    per me è il monaco che logora l’abito, non viceversa🙂

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