Expertise

medjugorje
Pino è un mio caro amico da quasi 30 anni. Da pischelli suonavamo assieme in un complessino new wave sfigatissimo, lui la chitarra e io la batteria, entrambi con scarso talento e altrettanto scarsa determinazione. Sciolto il gruppo abbiamo continuato a frequentarci, nonostante le vistose differenze. Negli anni ha scoperto la sua vocazione mistica: è diventato prima buddista e ora fervente cattolico, anche se fervente è dire poco. Per capirci: l’ultimo capodanno l’ha passato sulla montagna delle apparizioni di Medjugorie con una temperatura polare, e ogni venerdì sera subito dopo lavoro va ad Erba agli incontri di Radio Maria.

Le rare volte che discutiamo di controverse questioni etiche, tipo il referendum sulla fecondazione assistita o il caso Englaro, finisce a male parole, per cui cerco di evitare. Perché lo frequento, allora? Perché ho l’impressione che sia uno che capisce meglio di altri il dolore, e se gli confido qualche mia preoccupazione da lui ricevo parole di comprensione, non sermoncini preconfezionati.

Ad ogni modo stasera l’ho incontrato, siamo andati al bar e poi a casa sua. Lì, purtroppo, ha riattaccato con Medjugorie, e mi si è accesa una lampadina. La lampadina riguarda una notizia che m’incuriosì circa un bizzarro expertise che fece Federico Zeri nel 1987 analizzando l’immagine fotografica della Madonna di Medjugorie riprodotta in un santino assai diffuso. Si trattava di un’immagine “miracolosa” ottenuta da un pellegrino che udì pronunciare il suo nome sulla montagna delle apparizioni e non vedendo nessuno fotografò in aria. Lo storico dell’arte ricollegava lo schema iconografico compositivo a una singolare combinazione fra un dipinto sacro di Ambrogio Lorenzetti e il volto di una diva hollywoodiana degli anni 50, Linda Darnell (che non a caso recitò la parte della Madonna nel film Bernadette dedicato alla piccola veggente di Lourdes). Era un viso “caratterizzato da una dolcezza attraente ma non sensuale, di uno splendore casalingo, castigato”. A Zeri non interessava appurare se fosse vera o falsa, gli premeva dimostrare che anche le visioni religiose si rifanno sempre ad un repertorio mnemonico-visivo noto a chi le percepisce. Che è un po’ ciò che denuncia quell’aneddoto di Bernard Berenson, quando gli riferirono che la Madonna era apparsa a Pio XII e lui chiese: “in che stile?”

Pensavo insomma a questo mentre stasera Pino mi rivelava che le apparizioni di Medjugorie continuano tutt’oggi. Anzi, rispettano una cadenza molto puntuale. Dei 6 veggenti iniziali, Pino affermava che due di questi vedono la Madonna una volta al mese ciascuno: Miriana il 2 e Mariam il 25. La prima riceve un messaggio della Madonna rivolto in particolar modo ai non credenti (quorum ego, quindi), mentre la seconda ascolta il messaggio indirizzato ai cattolici. Poco dopo, tradotti, questi testi vengono trasmessi al pubblico da Radio Maria. Forse nel disperato tentativo di convertirmi, Pino ha controllato gli appunti sul suo cellulare e si è messo a leggermi l’ultimo messaggio rivolto ai non credenti, un discorsetto che mi sono trascritto interamente con lui basito per il mio inatteso interesse. Me lo sono trascritto perché penso sarebbe utile farne un’esegesi delle fonti e un’analisi dello stile e della lingua sulla scorta dell’expertise artistico di Zeri. Anche in questo caso non tanto per confutarne l’autenticità, quanto piuttosto per dimostrare che ciascuno di noi, compresa la Madonna, possiede un personale repertorio mnemonico-verbale e lessicografico non meno vincolante di quello figurativo, e da qui cercare di individuare le influenze, i debiti, le ricorrenze, gli stilemi, le citazioni e gli eventuali plagi. Ecco, dovrei controllare, però così su due piedi giurerei che un’espressione dell’ultimo testo della Madonna sia stata copiata paro paro da un libro di Erri De Luca. Ma per un’analisi seria e approfondita ci vorrebbe un critico vero. Io intanto butto lì l’idea.

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