Giacobinismo letterario

monica

La rete a volte sembra rappresentare il paradosso di una tecnologia sempre più raffinata che va di pari passo con dei discorsi sempre più elementari, come un volume lussuoso di Franco Maria Ricci rilegato in seta ma con all’interno solo illustrazioni sciatte e brevi didascalie. La confezione non arricchisce il contenuto, è soltanto un elemento di adescamento. Tutto questo, se può non sorprendere in strumenti di mera comunicazione quali facebook o le chat, desta però qualche meraviglia se riscontrato nei c.d. lit-blog, ai quali in teoria partecipano unicamente persone interessate ad argomenti culturali. Giorni fa sempre qui ho accennato a un episodio che mi capitò a Chivasso, durante la presentazione di un libro di Tullio Avoledo e di uno di Wu Ming 4, e cioè al fatto che durante la cena al ristorante che seguì quell’incontro, quest’ultimo, rispondendo a una mia domanda su cosa pensasse di Borges, rispose che non gli interessava perché era “un fascistone”.

Oggi su Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini, leggo un post in cui si parla dello scrittore argentino associato al collettivo dei Wu Ming, e siccome nei commenti partecipava Wu Ming 4 citando Borges, intervengo ricordando quella frase infelice. La discussione che ne è seguita è lì, ognuno può giudicare da sé, quello che però mi preme sottolineare, e che per me va al di là della polemica contingente, è questo giacobinismo posticcio (giacobinismo nel senso anche della Silvana, cioè il gossip applicato alla letteratura da chi si dichiara un rivoluzionario), per il quale il canone va riscritto con criteri moralistici, e quindi giù dal piedistallo gli scrittori che si sono comportati male o semplicemente hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche imbarazzanti. Il tutto, naturalmente, applicando la morale di oggi ad allora, senza rendersi conto dell’ovvietà che la morale, al pari dell’estetica, ha un valore essenzialmente antropologico, ossia varia di epoca in epoca e di comunità in comunità.

A Borges Wu Ming 4 in sostanza rimprovera una dichiarazione di stima verso Pinochet, quando dalle sue mani ricevette un premio letterario. E “rimprovera” è un verbo troppo soft, in realtà quello è un atto di condanna, ciò che giustifica il suo rifiuto verso questo scrittore e verso ciò che ha scritto. Rimproverare a mia volta Wu Ming 4 di citare un episodio isolato, una dichiarazione stupida pronunciata da un ottantenne cieco che del mondo non sapeva nulla e non leggeva i giornali, sarebbe però altrettanto pretestuoso, dato che per sua stessa ammissione il narratore italiano dichiara di conoscere poco sia la biografia che i testi di Borges. Il che però non lo esime dal citarlo spesso e a sproposito, da vantare improbabili omaggi contenuti nei testi del collettivo, e questo a dimostrazione che non di rado le citazioni e gli omaggi vengono fatti più per millantare una frequentazione illustre che per rendergli giustizia (si veda il presunto “omaggio-critica marxista” a Tlön, Uqbar, Orbis Tertius nell’incipit del cap.51 della prima parte di 54). Si potrebbe obiettare che Borges si oppose apertamente al fascismo e al nazismo da prima ancora che scoppiasse la seconda guerra mondiale, e questo nei suoi libri, non in dichiarazioni ai giornali; e si potrebbe aggiungere che lo scontò a caro prezzo e che lo fece quando in Argentina queste dittature godevano di un favore maggioritario sia a livello popolare che di governo, come del resto gli riconosceva pubblicamente un intellettuale di sinistra quale Emir Rodriguez Monegal, autore della più documentata biografia sullo scrittore argentino oggi in commercio (da noi edita da Feltrinelli).

Ma al di là del caso in questione, quello che amareggia maggiormente è il ricorso a strumenti di analisi della realtà vecchi, patetici e inservibili come gli attrezzi di un museo contadino. La letteratura reazionaria non è quella fatta da scrittori che votano a destra o sono a favore delle dittature, è semplicemente quella che compiace il lettore, lo blandisce, gli dà ragione, lo conferma nei suoi pregiudizi. E’ la teoria della cospirazione che prospera ad agosto sugli ombrelloni, il giallo che presidia le classifiche e non si vede l’ora di finire (quasi fosse un complimento), la storia d’amore melensa e consolatoria che allieta una seratina di pioggia col gatto sulle ginocchia e il camino acceso. Quasi sempre opere di autori che votano a sinistra, firmano gli appelli “giusti” e rilasciano interviste vibrate su tutti i maggiori temi di “scottante attualità”.

La grande letteratura invece è tale perché intrinsecamente sovversiva, a prescindere dalle convinzioni politiche del loro artefice. Il viaggio al termine della notte è un libro rivoluzionario scritto da un anarchico di destra che sposò delle cause orrende, ed è proprio questo che sconcerta e disorienta il lettore sprovveduto, perché scardina le sue abituali categorie di pensiero, le facili dicotomie con cui si vorrebbe spiegare tutto. Il problema è che da Wu Ming 4 non ci si aspetta che ragioni come un lettore sprovveduto, e men che meno che gli sia totalmente estraneo il concetto che “l’estetica è madre dell’etica”, non viceversa, com’ebbe a dire non un disimpegnato, un paladino dell’arte per l’arte, bensì Josif Brodskij (nel discorso di accettazione del Premio Nobel), vale a dire uno che visse sotto una dittatura e patì il carcere e l’esilio.

Ma per costoro tutto questo non significa niente, la Repubblica delle Lettere continua ad essere fondata sull’etica personale, e guai a chi si azzarderà a modificare la sua nobile costituzione. A nulla valgono i testimoni a carico della critica, ciò che scagiona definitivamente un testo resosi colpevole di mediocrità letteraria è l’analisi del DNA comportamentale del suo autore. Per cui si bandisca senza indugi dai manuali scolastici Dante, che cantò Beatrice pur essendo sposato con Gemma Donati, e Shakespeare perché antisemita, e al contempo s’incoroni in Campidoglio, s’incampielli e s’ingrinzani immantinente il prode Sepulveda, che scrive delle minchiate ma resistette stoicamente alle sevizie degli scherani di Pinochet! Il talento letterario, quello, conta niente. Anche perché, come il coraggio di Don Abbondio, se non ce l’hai non c’è verso di fartelo venire.

Annunci

9 Risposte to “Giacobinismo letterario”

  1. passi falsi Says:

    Ciao, ti “ho messo” nel feedreader. Potresti mettere il link alla discussione lipperiniana?

  2. sergiogarufi Says:

    ciao, non so bene che significhi “essere messo sul feedreader” ma ti ringrazio lo stesso. per chi fosse interessato il link è questo:

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/03/10/raccontare-la-battaglia/#comment-105003

  3. Paolo S Says:

    Caro Sergio, qui secondo me tocchi precisamente il limite teorico e comunicativo dei Wu Ming. Medito e riprendo con calma quanto dici. E navigherò per il blog, fin qui ti ho solo letto su Nazione Indiana…

  4. gianni biondillo Says:

    Che succede? Borges è diventato una bella figa?

  5. sergiogarufi Says:

    @gianni
    volevo mettere insieme i miei due miti personali: borges e monica bellucci 🙂
    @paolo s
    io ho provato a spiegargli che a liquidare un autore come borges in quel modo fanno una pessima figura, per tacere della loro preferenza verso tolkien. anche da questo ragionare e scrivere per pregiudizi ridicoli, si spiega il loro successo presso i lettori sprovveduti, è questione di identificazione, di riconoscimento, ciò che fa appunto la letteratura reazionaria.

  6. Paolo S Says:

    Sì, poi il dibattito si è un po’ smorzato nei toni e ammorbidito nelle dichiarazioni, ma in ogni caso è vero che loro per lo meno antepongono l’ideologia all’estetica (non so se si può dire onestamente che la “derivino”); è un esercizio che a volte pesa troppo sul loro modo di impostare i discorsi. Ma effettivamente loro sono “quella cosa lì”, occupano egregiamente la loro casella e forniscono prodotti appropriati per il loro pubblico. A volte però non “bucano”, nonostante buone idee e buona volontà.

  7. Paolo Ferrucci Says:

    Emblematico oltre ogni dire l’esempio in chiusura: l’esiziale Sepulveda! 🙂

  8. sergiogarufi Says:

    ciao paolo, quanto tempo! come te la passi?

  9. Paolo Ferrucci Says:

    Me la passo maluccio, in termini di soddisfazioni personali… Per il resto, invece, tutto bene: la “crisi” non ha scalfito il mio (monacale) tenore di vita.
    Fra le varie cose, mi colpisce che il “ditelo coi libri” sia una lingua morta (come giustamente osservi); che la pubblicità martelli senza requie e senza rispetto per i vivi e per i morti; che le librerie non siano più librerie; che il mio amore per i libri si stia pian piano sterilizzando, e non so perché, forse per il deterioramento dell’habitat; che la piccola editoria sia sempre più schiacciata e le voci siano soffocate, ecc. Naturalmente, tralasciamo l’andamento della politica e le conseguenti ripercussioni populistico-culturali…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: