Nature

bernhard

Su Il Primo Amore Antonio Moresco annuncia l’imminente uscita presso Mondadori di Canti del caos, libro che iniziò a scrivere nel 1994 e di cui erano state finora pubblicate le prime due parti. Il nuovo volume proporrà insieme le prime due parti rivisitate più una terza inedita. Nell’attesa anticipa un brano tratto dall’ultima parte, il cui incipit recita così:
Non sappiamo più dove siamo, chi siamo”.

 C‘è niente da fare, la sua natura è quella, messianica, che ripresenta a ogni occasione. Non lo ferma niente, neppure le assonanze ridicole con le parodie di Corrado Guzzanti, tipo Quelo. Ricordo che Angelo Guglielmi, alla prima uscita dei Canti del caos parlò di “libro illeggibile“. Io non ne avrei fatto una questione di illeggibilità: Moresco non aspetta altro per credersi Joyce, come confermò il fatto che quella stroncatura venne orgogliosamente piazzata in quarta di copertina della 2^ parte. No, è la sua poetica a essere fiacca. Moresco manca di immaginazione; oscilla fra l’allegoria più pacchiana e lo sfarfallo – oltretutto pilotato, viste per esempio le occorrenze dell’aggettivo “profumato”. Il suo immaginario narrativo mi pare tragicamente esangue: c’è sempre il Grande Scrittore (lui) che, a colpi di cazzo poetico, pianta il seme della Grande Opera nel ventre della Letteratura, inevitabilmente perseguitata, come un’eroina sadiana, dagli Stupratori/Inquisitori della Cultura Ufficiale in questo Mondo Marcio. Tutto il resto è una variante della suddetta immagine autoreferenziale. Sembrerebbe perfino ironica, ma purtroppo non lo è. In fondo, Moresco non ha nulla da dire tranne che:

1) il Mondo è Marcio;

2) la Cultura è Marcia;

3) Lui, Moresco, è il Salvatore.

Nel brano anticipato sul blog, subito dopo l’inizio messianico il suo discorso passa all’ “emergenza di specie”, alla Natura minacciata dal nostro irresponsabile e incontrollato sfruttamento.

Come diceva Thomas Bernhard (in Perturbamento): “le persone colte pensano sempre di dover proteggere la natura, benché ne siano completamente soggiogate“.

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10 Risposte to “Nature”

  1. Lucio Angelini Says:

    Sergio, forse ricorderai il mio post “ESSERE, APPARIRE, RISORGERE”:

    http://lucioangelini.splinder.com/post/16410010/ESSERE%2C+APPARIRE%2C+RISORGERE

    (che ne riprendeva un altro – “COME ASCENDERE” – del 2006):- )

  2. Ariemma Says:

    Questo post è MERAVIGLIOSO.

  3. sergiogarufi Says:

    ciao lucio, mi spiace ma non ricordavo il tuo pezzo.
    ciao ariemma, grazie del complimento.

  4. Mario Says:

    che dire? qualcuno finalmente l’ha detto. (per un po’ ho pensato di essere io, quello miope – mi avevano quasi convinto). grazie.

  5. Tiziano Scarpa Says:

    Peccato che una persona intelligente come Sergio Garufi non abbia capito niente, ma proprio niente della grande letteratura di Antonio Moresco.

  6. sergiogarufi Says:

    Sicuramente hai ragione tu Tiziano, di letteratura ci capisci molto più di me.

  7. Tiziano Scarpa Says:

    Assolutamente no, Sergio. Io mi rammarico solo che tu, che sei una persona intelligente, colta e dallo stile di scrittura raffinato, quando affronti Moresco lo fai in maniera che a me pare distorta.
    Moresco è ambizioso: e allora? Non lo deve essere qualunque artista degno di questo nome? Dobbiamo avere ambizioni piccole? Dobbiamo confrontarci con modellini piccolini piccolini? Per un malinteso senso della modestia?
    La citazione non ti piace: benissimo. Ma non ti sembra una distorsione generalizzarla a emblema del rapporto di Moresco con il Mondo, la Cultura, la Salvezza, ecc.? A me pare di sì, e me ne rammarico.

  8. sergiogarufi Says:

    Lo dicevo senza alcuna ironia Tiziano, per te ho una grande stima e sono convinto che i nostri pareri letterari stiano su piani differenti. Però su Moresco non ti seguo. Sbaglierò io ma proprio non ce la faccio a farmelo piacere. Non è qualcosa che ha a che fare con la modestia. E’ che per me il vero talento si annoia di sé, in segreto coltiva forti dubbi o addirittura una profonda e salutare ripugnanza verso i propri frutti. Rimbaud e Kafka, nomi che Moresco sovente cita fra i grandi con cui si misura, avevano questo tipo di atteggiamento, ma è pur vero che esistono anche diversi esempi a contrario.

  9. ABeethoveneSinatrapreferiscolinsalata Says:

    Dopo aver letto il suo post su Antonio Moresco, nonostante non siamo degli addetti ai lavori, abbiamo sentito la necessità di inviarle un commento, o meglio, la nostra modesta opinione. Vogliamo evitare di farne un “caso umano-letterario” ma possiamo dirle che se i libri che abbiamo letto fossero stati scritti da un sedicente “Salvatore” con scarsa immaginazione, non ci avrebbero dato così tanto. L’immaginario che caratterizza i libri di Moresco è, a nostro parere, innovativo e non ripercorre (per fortuna!) gli stereotipi che piacciono così tanto agli scrittori in voga in quest’epoca. Al contrario, leggere i Canti del caos è stato come fare un viaggio surreale nel mondo reale, descritto con la più fervida immaginazione e con rara sensibilità. Leggere questo romanzo ci ha fatto pensare che Moresco fosse semmai un visionario e non uno scrittore dalla narrativa “tragicamente esangue”. Leggere Moresco non solo è piacevole e divertente, ma provoca un “urto” che apre uno squarcio su un problema che, si, noi, francamente, ci poniamo: “Non sappiamo più dove siamo, chi siamo”, e in questa esistenza così opprimente i Canti del caos sono stati una “profumata” boccata di aria fresca di cui abbiamo veramente un disperato bisogno. Non vogliamo più essere distratti, c’è bisogno di serietà. Insomma, sorvolando sui gusti, che restano personali, ci sembra che sia il perseguitare un pensiero sovversivo a fare del suo autore un “Salvatore”, che siano, quindi, critiche come le sue, a renderlo un Salvatore e non lui a porsi come tale. Inoltre, ci pare di non aver mai sentito dire a Moresco che la cultura è marcia, semmai, che mancano degli spazi sufficienti perchè scrittori, magari non etichettabili e, quindi non facilmente smerciabili, possano “esordire”. Allora, come si può ridurre ad uno schema (1. Il Mondo è marcio; 2. La cultura è marcia; 3. Lui, Moresco, è il Salvatore), quantomeno semplicistico, il suo pensiero?

    Come diceva Pier Paolo Pasolini (in “La Guinea”, Poesia in forma di rosa): “L’intelligenza non avrà mai peso, mai, nel giudizio di questa pubblica opinione”.

  10. sergiogarufi Says:

    Ognuno la vede a modo suo. Moresco vanta molti e autorevoli estimatori, si può concedere che a uno che non conta niente non piaccia. Quanto al “Salvatore”, lo intendevo non solo nell’accezione salvifica di chi si crede investito del ruolo di moralizzatore di un ambiente corrotto, quello editoriale, nel quale spesso si premia più la fedeltà che il merito, ma anche nel senso del “miracoloso”, ad esempio per essere riuscito a pubblicare due libri (“Lettere a nessuno” e “Canti del caos”) che parlano dell’impossibilità di pubblicare.

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