Noli me tangere

piero1

Io conto le lettere delle parole (2-5-2-7-5-6). Di quante lettere è formata ogni parola (2-6-7-1-7-4-6). Lo faccio da sempre, mentalmente (2-6-2-6-11). Le poche persone cui l’ho detto mi hanno preso per pazzo, e mi chiedono tutte il motivo (2-5-7-3-1-2-5-2-5-5-3-5-1-2-8-5-2-6). Non c’è un motivo particolare (3-1-1-2-6-11). E’ un’abitudine (1-2-9). Poi, certo, ho le mie preferenze (3-5-2-2-3-10). Diciamo che non amo le parole fatte di numeri primi (7-3-3-3-2-6-5-2-6-5). Di tredici lettere, per esempio (2-7-7-3-7). Già la parola tredici è orrenda (3-2-6-7-1-7). Sono sette lettere (4-5-7). Ma anche sette è brutta (2-5-5-1-6). E’ che non sono divisibili (1-3-3-4-10). O meglio, sono divisibili solo per uno o per se stesse. Divisibili è una parola stupenda (10-1-3-6-8). Con la sua struttura semplice, consonante-vocale-consonante-vocale; sempre la stessa vocale. Il massimo è una parola di dodici lettere (2-7-1-3-6-2-6-7). Mi trasmette una sensazione di ordine e di armonia (2-9-3-10-2-6-1-2-7). La puoi dividere per due, per tre, per quattro, per sei (2-4-8-3-3-3-3-3-7-3-3). Dodici come gli apostoli (6-4-3-8). Dodici come i mesi dell’anno, le ore del giorno e della notte. Dodici che Olivier Beigbeder definisce “il numero delle relazioni con il mondo”. Dodici come la somma delle lettere che compongono il mio nome e cognome (6-4-2-5-5-7-3-10-2-3-4-1-7). 

In verità, la mia passione per i numeri applicata al linguaggio ha poco o niente di metafisico. E’ una sorta di oroscopo personale (1-3-5-2-8-9). Una parola divisibile porta bene, è di buon augurio (3-6-10-5-4-1-2-4-7). Il massimo del massimo è una parola di dodici lettere eterogrammatica, cioè con ogni lettera diversa dall’altra. E poi forse c’entra pure la mia idiosincrasia per la soggettività (1-3-1-5-4-2-3-13-3-2-12). La matematica è il linguaggio dell’universo (2-10-1-2-10-4-8). Il grande fascino che esercita la sua algida e rassicurante oggettività è frutto di un mondo dal quale è escluso l’io. Vedere nel linguaggio dei numeri equivale a rigettare le interpretazioni personali, i bizantinismi semantici. E’ il linguaggio nudo e crudo, lo scheletro del linguaggio (1-2-10-4-1-5-2-9-3-10).

In pittura ogni artista si riconosce da alcuni dettagli anatomici: le mani paffute di Leonardo, quelle venose di Pedro Berruguete, gli artigli ossuti di Carlo Crivelli e Cosmè Tura. Ma le mani sono composte dallo stesso numero di ossa (2-2-4-4-8-5-6-6-2-4). Ecco, io vedo le ossa, ciascun osso (4-2-4-2-7-4). E amo le parti anatomiche costituite da un numero pari di ossa (1-3-2-5-10-10-2-2-6-4-2-4).

Le mani di Giada erano scarnificate sulle nocche del dorso (2-4-2-5-5-12-5-6-3-5). Era a causa dell’acido gastrico che le corrodeva la pelle quando si infilava le dita in gola per vomitare. Giada è bulimica (5-1-8). Subito dopo aver mangiato va in bagno a rimettere (6-4-4-8-2-2-5-1-8). Credo che lo faccia perché fu lasciata dal marito mentre era incinta, e da allora pensa che la causa dell’abbandono fu la sua pancia. La sua improvvisa grassezza (2-3-10-8). Giada è una ragazza problematica, e a me piacciono le ragazze problematiche (5-1-3-7-12-1-1-2-9-2-7-13). Penso che solo l’esperienza di un grande dolore sia in grado di farci raggiungere un livello di coscienza più alto. Le scappate-di-casa, le epilettiche, masochiste, disoccupate, psoriasiche, complessate, adottate, molestate dal padre, anoressiche o bulimiche io le preferisco alle altre. Mi sembra che abbiano uno spessore umano diverso, maggiore (2-6-3-7-3-8-5-7-8). Devo avere la sindrome di San Giorgio, quello che salva la fanciulla dal drago (4-5-2-8-2-3-7-6-3-5-2-9-3-5). Ho sempre pensato che fosse indizio di bontà d’animo, la mia passione per le ragazze problematiche. Andare in soccorso dei più deboli, cercare di salvarli (6-2-8-3-3-6). Ma forse è solo il tentativo di garantirmi un credito, di assicurarmi una gratitudine perenne che, invece, di lì a poco si trasformerà in risentimento. La gente si vendica quando gli fai i favori (2-5-2-7-6-3-3-1-6).

Con Giada è andata così, e in fondo era prevedibile, dato che si chiama Giada Dreghi. Undici lettere (6-7). Una disgrazia (3-9). Ciononostante mi sorprese lo stesso la sua fuga, e stetti da cani quando mi comunicò che mi lasciava per un pubblicitario più giovane di me. Ancora adesso, a distanza di tanti anni, la sogno. Immagino che torna con me, mi chiede scusa perché è pentita, ha capito lo sbaglio commesso (8-3-5-3-2-2-6-5-6-1-7-2-6-2-7-8). I sogni che la riguardano sono molto simili, partono dalla stessa matrice e poi evolvono con minime varianti. Tipo che mi citofona all’improvviso, scoppia a piangere e mi supplica di riprenderla. Oppure che la incontro casualmente per strada, di ritorno da una festa con amici, mentre è importunata da degli stronzi che meno e metto in fuga. E’ che io riesco a sognare ciò che voglio (1-3-2-6-1-7-3-3-6). E’ un metodo che ho affinato col tempo (1-2-6-3-2-8-3-5). In pratica, nel dormiveglia m’impongo un canovaccio prefissato, che poi nella fase rem viene sviluppato con qualche aggiustamento necessario ad assicurare l’effetto sorpresa.

Ma Giada non è mai tornata da me, e da allora penso seriamente al suicidio (2-5-3-1-3-7-2-2-1-2-6-5-10-2-8). Dico seriamente perché in realtà al suicidio ci penso da sempre. Credo sia il mio destino (5-3-2-3-7). Leggendo Cioran, mi ero quasi convinto che quell’ossessione funzionasse come una sorta di esorcismo. Se pensi spesso ad ammazzarti, poi finisce che non lo fai (2-5-6-2-10-3-7-3-3-2-3). La tieni a bada, l’ossessione (2-5-1-4-1-10).

Ecco, forse l’ossessione per i numeri, la passione per le donne problematiche, l’abitudine a ipotecare l’onirico, a organizzare meticolosamente gli aspetti pratici del mio suicidio, hanno tutte la medesima spiegazione. Controllare le componenti irrazionali della vita, imbrigliare tutto ciò che sfugge al normale controllo: l’amore, la morte, il linguaggio, i sogni. Decido io cos’è una parola, scelgo io cosa e chi sognare, di quale donna innamorarmi, quando e come morire. Giorni fa, leggendo dei versi di Caproni, avevo trovato perfino il biglietto d’addio giusto (6-2-8-3-5-2-7-5-7-7-2-9-1-5-6). Sobrio e ricco, letterale e simbolico allo stesso tempo (6-1-5-9-1-9-4-6-5). Per un citazionista come me sarebbe un’imperdonabile arroganza andarmene con delle mie parole. Delle parole nuove (5-6-5). Le parole non sono mai nuove (2-6-3-4-3-5). Sono numeri, e i numeri sono antichi come il mondo, appartengono a tutti e a nessuno (4-6-1-1-6-4-7-4-2-5).  Ad ogni modo, il biglietto d’addio diceva: “Scendo. Buon proseguimento” (2-4-4-2-9-1-5-6-6-4-13). Era perfetto (3-8). Secco e non patetico (5-1-3-8). Peccato che proseguimento sia di tredici lettere (7-3-13-3-2-7-7).

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15 Risposte to “Noli me tangere”

  1. marino magliani Says:

    Io conto le lettere di una frase e la divido per il numero delle sue parole,
    se il risultato raggiunge la sufficenza scolastica sono salvo, nelle targhe delle macchine guardo l’ultima cifra, se da lontano vedo un marciapiede
    e intuisco che siano abbastanza, vado a contarle divide per due. per tre se vedo che dividere per due é una truffa. Credo sia un’ossessione ” ligure”, tagli netti, di qui la luce e di lá ombra, di qui sei salvo, di lá no, con la salvezza naturalmente che allora era all’ombra.

  2. sergiogarufi Says:

    uno dei motivi che mi ha spinto a confessare questa imbarazzante ossessione è proprio la convinzione che un po’ tutti ne abbiamo qualcuna, e queste ossessioni dicono di noi molto di più delle nostre opinioni, perché pescano in quel fondo nero e nascosto che è l’inconscio, che è sempre più intelligente e sincero della nostra coscienza.

  3. fem Says:

    ossessione dieci lettere come matematica (dieci però ne ha cinque). Citazionista ne ha 12🙂

    ho già salvato questo pezzo perché oltre a piacermi molto come tutti gli altri, mi sarà utile per un lavoro che sto facendo su Beckett e i numeri: finirai in bibliografia, soprattutto per questo “Il grande fascino che esercita la sua algida e rassicurante oggettività è frutto di un mondo dal quale è escluso l’io. Vedere nel linguaggio dei numeri equivale a rigettare le interpretazioni personali, i bizantinismi semantici. E’ il linguaggio nudo e crudo, lo scheletro del linguaggio”

    buona primavera

    Fra

  4. sergiogarufi Says:

    ciao bidonara (parlo di turro)🙂 grazie per i complimenti, sempre troppo generosi. mi fa molto piacere finire in una bibliografia, beckett e i numeri poi è un tema estremamente affascinante, quando lo porti a termine mi piacerebbe leggerlo. un bacio

  5. gianni biondillo Says:

  6. sergiogarufi Says:

    ciao gianni, conoscevo e apprezzavo questo tuo pezzo del dizionario affettivo, l’ossessione in effetti è molto simile. e complimenti per le tue qualità attoriali, leggere bene è difficile quasi quanto scrivere bene.

  7. marino magliani Says:

    Ci sono due persone che mi emozionano per come leggono, sono entrambi tra quelli che mi emozionano anche per come scrivono, uno é
    Gianni Biondillo l’altro é Trevisan. Gianni ho anche avuto il piacere di presentarlo in una serata tenera in una palazzina Liberty sul mare.
    Tornando al post, sono molto d’accordo Sergio, da ogni parte sento dire di ossessioni matematiche. Chissá se succede lo stesso con frequenza anche al Nord, vorrei informarmi, peró mi sembrano piú ossessioni latine, dovute a una specie di scaramanzia.

  8. gianni biondillo Says:

    Marino, dai, non dire queste cose, ché mi fai arrossire…😉

  9. marino magliani Says:

    eh, le vecchie lenze non arrossiscono cosí facilmente ( con faccino giallo che non so dove trovare, ecco un diffetto di questo blog, non si capisce dove prendere i faccini gialli che sorridono )

  10. sergiogarufi Says:

    marino, digita 2 punti, trattino in mezzo e parentesi verso sinistra e vedrai che appare questo🙂

  11. marino magliani Says:

    ok, grazie,

  12. clara Says:

    Io non penso che le parole siano numeri. Penso però che i nomi delle cose e delle persone siano suoni.
    Che cosa che hai scritto, Sergio. Sono ancora qui che ci penso.

  13. sergiogarufi Says:

    grazie clara.

  14. monica mazzitelli Says:

    Iniziali Monica Mazzitelli: MM, cioè 11+11 = 22 la mia data di nascita, ma anche 1+1=2 e poi 1+1=2, quindi sempre 22.
    11 e 22 sono i miei numeri, palindromi, ripetibili con eleganza.
    I numeri sostengono, sciolgono indecisioni, forniscono scuse e appigli. Soprattutto se la matematica non la capisci; affidabili perché misteriosi. Misteriosi e quindi imparziali, giusti. Quindi forse anche un po’ buoni. Li puoi contare, quindi ci conti.
    Affidabili, controllabili, i numeri ti vogliono bene. Solo i numeri sono così.
    Ma poi arriva altro, senza controlli, che non vuole fare male. Conta fino a mille poi prendi fiato e salta, un volo d’angelo per atterrare morbido, caldo, eterno.

  15. monica viola Says:

    Ecco il mio bigliettino d’addio:

    Freddo

    Il freddo il salto l’abbraccio
    il freddo il salto l’abbraccio e la fatica
    di andarsene.
    Nuda perché nata;
    nata perché
    nata.
    Nata nuoto
    nuova, ogni giorno,
    perché devo.
    Vuota devo andarmene.
    Mi accoglierai nel tuo abbraccio
    quando finirà il mio
    sciolto in uno splash senza eco e
    senza amore?
    La tua pietà congelarmi in quell’istante
    dove resto sospesa nel volo;
    rifiuto la mia bellezza
    tutto quello che non c’è
    quello che hanno tolto
    rifiuto di esser vuota.
    Non mi accontento, per questo
    volo
    via
    nuda
    vuota.

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