Sogni e bisogni

dead-men-dreamingI miei sogni a occhi aperti hanno bisogno del movimento. Se sto fermo, per esempio seduto nella sala d’attesa del  medico, non sogno, penso. Penso a cose che devo fare subito dopo, o rifletto su cose che mi sono successe il giorno prima. Ma per sognare a occhi aperti mi devo muovere, e devono essere spostamenti seriali, quotidiani, come casa-lavoro in auto, o ufficio-banca a piedi. La loro ripetitività mi rende libero di fantasticare. Gli spostamenti a piedi sono i miei preferiti. Le gambe vanno da sole, metto il pilota automatico e sogno. Il tema molto spesso è i soldi. Una vincita improvvisa, al superenalotto o con un gratta e vinci. La cosa curiosa è che non ho mai giocato. Altre volte immagino di trovare una valigia piena di soldi, dimenticata o persa dal suo proprietario. Il soggetto somiglia a quello di certi film dei fratelli Coen, tipo Fargo o Non è un paese per vecchi. Nel primo Steve Buscemi rapisce una donna e viene pagato con un milione di dollari. Seppellisce nella neve la valigia col denaro e poi viene ucciso, per cui nessuno sarà più in grado di ritrovarla. Nel secondo invece Josh Brolin trova una valigia con due milioni di dollari, frutto di una transazione criminale finita male, e da lì incominciano i suoi guai.

Il fatto che siano soldi persi, o di criminali, mi solleva un po’ dal senso di colpa di averli presi io. Il senso morale si insinua sempre, abbiamo costantemente bisogno di alibi per il nostro comportamento. Leggevo l’altro giorno che un anziano era morto di crepacuore in un supermercato, dopo essere stato sorpreso dalla vigilanza mentre rubava un pezzo di grana. La vergogna lo aveva stroncato. Nell’intervista, il direttore dell’esercizio diceva di aver usato tutte le cautele possibili per non metterlo troppo in imbarazzo, e aggiungeva che il taccheggio senile è un fenomeno molto diffuso. “Pensioni da fame”, è proprio il caso di dire. Mi ha colpito il dettaglio del grana. Pare che sia uno degli alimenti più frequentemente rubato dagli anziani. E’ caro, e la pasta o il riso senza grana non sono la stessa cosa. E’ significativo il fatto che, fra i vari tipi di grana e parmigiano, i più rubati sono quelli meno costosi, i pezzi piccoli o in offerta. Si è consapevoli di commettere un reato, e si cerca di causare il minor danno possibile. Ti frego ma non tanto, così mi sento meno responsabile.

Altre volte il soggetto dei sogni ad occhi aperti riguarda il ritrovamento di schedine vincenti buttate o perse, i famosi premi non riscossi, come a dire: non è mica colpa mia se la gente non sta attenta. Mi scagiono sempre. Anche quando sogno che una sorta di angelo custode mi consegna un grosso pacco di contanti, e umilmente chiedo: “perché proprio io, con tutti quelli che ne hanno davvero bisogno?”, e l’angelo risponde: “perché tu mi hai domandato perché proprio io”. I privilegi bisogna meritarseli, pure nei sogni.

Un giorno si parlava in famiglia di una grossa vincita che c’era appena stata al superenalotto, forse quella dei 66 milioni, e ognuno doveva raccontare come li avrebbe spesi. Mio fratello maggiore disse che per prima cosa avrebbe dato un milione a ciascuno di noi, che siamo in cinque, e rammento che pensai che era un tirchio, alla famiglia dava solo 5 milioni su 66! La verità è che in quei sogni ad occhi aperti io non immagino tanto il momento gioioso della vincita o del ritrovamento dei soldi, quanto piuttosto i dettagli pratici e organizzativi, le voci di spesa, sono cioè costantemente preoccupato di non deludere qualcuno, o di non rompere certi equilibri. Mio fratello minore è un po’ scapestrato, se riceve una grossa somma magari va fuori di testa, chissà che combina. E mio fratello maggiore, diventando ricco manterrà lo stesso atteggiamento con la sua donna? In fondo ogni relazione sentimentale è costituita da rapporti di forza, alterarne uno può compromettere l’armonia dell’insieme. Quindi penso che la soluzione migliore sia comprargli una casa a testa e non intestargliela, che ne abbiano l’uso gratuito vita natural durante ma non se la possano giocare a poker. Insomma, non mi bastano le mie preoccupazioni normali, devo pure immaginarne di improbabili.

All’epoca di quella vincita megagalattica, i famosi 66 milioni, ascoltai un programma alla radio in cui un esperto di finanza consigliò all’anonimo fortunato di farsi assistere da un esperto di investimenti, perché gestire da solo una cifra del genere era come voler pilotare un boeing 747 con la patente B. Ti sfracelli in un attimo. Disgrazie milionarie, un saggio di cui lessi un’anticipazione su Babelia, l’inserto letterario del quotidiano El Pais, parla anche di questo. Pare che in un paese sudamericano vi sia una sola, ricchissima lotteria all’anno, e il vincitore è pubblico, tutti conoscono il suo nome e la sua faccia perché appare in televisione e viene intervistato. Quel libro ripercorre le biografie dei c.d. fortunati, i vincitori, soprattutto dopo che si sono spente le luci della ribalta sul loro conto. Sono storie terribili, costellate di suicidi, uccisioni, ricoveri in manicomio. Nel migliore dei casi si separano dalla moglie. La ricchezza enorme e improvvisa è una sciagura, l’antica maledizione gitana, quella che  dice :“che tutti i tuoi desideri si realizzino”, è drammaticamente vera.

A Natale, l’augurio più frequente che mi viene rivolto da parenti e amici, per mail o sms, è: “che tutti i tuoi desideri si realizzino”. Il desiderio di vincere alla lotteria è un brutto sintomo, chi lo coltiva ha perso fiducia nel farcela da solo, si affida alla fortuna. Venerdì scorso il ministro Tremonti annunciava ai giornalisti che la crisi economica non è finita, perché tutti gli indicatori economici restano negativi. Tutti tranne i dati relativi ai Gratta e Vinci, alle lotterie e ai giochi a premi, per i quali il 2008 dovrebbe chiudersi con un incremento netto del 12%, secondo quanto prevede l’agenzia specializzata Agipronews.

Nella piazza dove abito ora c’è una sala scommesse, l’hanno aperta da poco. Quelli del palazzo non sono contenti, con l’arrivo del phone center e della sala scommesse le loro case si sono svalutate parecchio. Non ho mai puntato alcunché, ma mi hanno sempre affascinato i giocatori incalliti. Fra una puntata e l’altra li vedo uscire a fumare, credo che la percentuale di fumatori fra chi gioca sia il doppio del resto della popolazione. A volte mi fingo uno di loro: entro, guardo nervosamente le schermate con le percentuali, poi esco e con aria complice faccio due chiacchiere e scrocco una sigaretta. Non me la negano mai. Sono sette mesi che ho smesso di fumare e ogni tanto sento il bisogno di fare qualche tiro. Per Landolfi il gioco d’azzardo era un’attività sessuale, e in effetti i movimenti, le espressioni e le atmosfere cospirative all’interno della sala scommesse ricordano molto quelli di un locale per scambisti, per cui la sigaretta alla fine è d’obbligo; peccato solo che nella sala le uniche donne siano le sportelliste.

Il phone center è gestito da un ragazzo indiano che passa le giornate a guardare dei film di Bollywood al computer. Il locale è sporco e c’è cattivo odore, la mia amica S. ci è andata una volta su mia indicazione e si rifiuta di tornarci. A me non dà fastidio, sarà che sono mezzo anosmico. Ci sono andato per una decina di giorni di seguito quando avevo il pc ad aggiustare, e mi incantavo a origliare brandelli di conversazione al telefono fra sudamericani, lui emigrato qui che parla a lei lontana. I sudamericani sono gli ultimi veri sentimentali, come le loro canzoni. Il tema di queste conversazioni telefoniche sono sempre i soldi, gli innamorati fanno progetti, parlano al futuro, forse sono rimasti gli unici a farlo. “Vedrai”, “cambierà”, “sarà tutto diverso, amore mio”. Si intuiscono pianti strazianti, cui seguono affettuose rassicurazioni. Fuori di lì è la dittatura del presente. Noi italiani al cellulare diciamo “domani vengo da te a cena”, “ad agosto andiamo in barca in Corsica”, oppure “l’anno prossimo cambio lavoro”. Non è futuro, come non sono veri progetti di vita.

Bracconiere di parole per strada, una mia vocazione. Le conversazioni ascoltate per caso sono un ottimo indicatore della qualità della vita di una città. Nella mia, in autunno e in inverno la gente discute di ciò che ha appena sentito a “Porta a porta” o a “Controcampo”. Ai tempi in cui si dibatteva se togliere o lasciare il crocifisso nelle scuole e nei tribunali, stavo pedinando in centro una coppia che pareva affiatata, come se stessero insieme da anni, e lui all’improvviso le chiese se credeva in Dio, ricevendo peraltro una risposta molto vaga, del tipo che non aveva mai pensato seriamente alla cosa. Farsi dettare l’agenda dei pensieri da Vespa e da Piccinini, oltre ad appaltargli la gestione dei nostri sentimenti (sdegni, euforie, commozioni), significa che tutto si equivale: le impronte ai rom, il giallo di Garlasco e la moviola in campo.

Il sistema si perpetua così, metabolizzando tutto. Saviano paparazzato su Novella 2000 nella pagina a fianco della Ventura in topless, di Walter Nudo con l’ultima conquista e della Parietti che indossa la maglietta “FREE TIBET” prodotta in Cina. Questa è la palude in cui sprofonda il pensiero. E’ falso che non esista più un sistema, che il frammento sia ormai l’unico modo che abbiamo per esprimerci. Al contrario, ci  sono diversi sistemi filosofici, di organizzazione razionale del mondo. Il catalogo dell’Ikea, per esempio, è un sistema filosofico, che propone modelli di vita e comportamentali. Pure la camorra, chiamata infatti dai suoi affiliati “o’ sistema”, lo è. La vita non può stare senza un principio organizzatore, e neppure la mala-vita, non a caso “organizzata”. E l’ossessione del denaro è il carburante del sistema, ma anche il “tonchio segreto”, per usare un’espressione di Landolfi, ossia il bruco nascosto che scava la realtà dall’interno lasciandoci in mano solo un misero guscio vuoto.

 

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10 Risposte to “Sogni e bisogni”

  1. antonio lillo Says:

    strano come i sogni delle persone si assomiglino tutti! 😉
    a me una volta è capitanto di trovare un portafogli pieno zeppo di denaro in posta e invece di intascarmelo ho fatto l’ingenuità estrema di chiedere di chi fosse: hai presente un centinaio di mani che si alzano all’unisono? ma il più carino è stato un ragazzino che si è offerto di portarlo per me dai carabinieri 🙂

    io penso che c’è un sistema anche nel fatto di percepire la vita a frammenti (semplicemente oramai la vita è troppo grande o forse siamo noi troppo piccoli per riuscire a gestirla tutta in una volta, così la prendiamo a pezzettini e poi la rimontiamo con la colla, come i cocci di un vaso, ma non è che ci sia disordine in questo, è solo che è più difficile scorgerne le ragioni)

    che poi il vaso indossi la maglietta con su scritto FREE PARIETTI è un’altra faccenda…

    ah, il frammento (nel sistema del tuo post) sul phone center del ragazzo indiamo è spettacolare!!!

  2. Marina Pizzi Says:

    caro Sergio, i tuoi scritti si fanno leggere con leggerezza perché sono teneri, fanno tenerezza e sfiorano la bontà. sono anche simpatici come un bambino saputo. mai dotti ed edotti con l’asserzione della non spiegazione perché tanto si presume che il lettore sappia tutto: per es. spieghi il significato delle parole straniere: è indice di vera umiltà. grazie di leggerti, mi dài un po’ di vita, grazie.

  3. sergio pasquandrea Says:

    Quella volta che portai le scarpe al calzolaio, poi le ripresi e quando le infilai sentii qualcosa dentro, infilai una mano e ci trovai dentro un milione e mezzo di vecchie lire avvolte in una busta della spesa, e le riportai al calzolaio… beh, dopo un po’ smisi di andare da quel calzolaio perché voleva sempre ripararmi le scarpe gratis.
    Era diventato imbarazzante.

  4. lisa Says:

    Anche a me capita di fare sogni ad occhi aperti sul tema vincite favolose, però a differenza di te qualche volta gioco anche, ma poi non controllo mai. C’è una certa logica che seguo però poiché vivendo in un paese piccolissimo ho la certezza che nel caso fortunato di una grossa vincita si saprebbe dopo due secondi, tra l’altro abito anche piuttosto al centro per cui di quel certo fermento che si creerebbe ne avrei subito la percezione. Aggiungo anche, per onestà, che appartengo a quella che viene definita media-borghesia, godo dunque di una discreta agiatezza, nulla di eccessivo ma che, sempre perché vissuta in un piccolo centro, viene sopravvalutata, comunque fa sì che il denaro non sia proprio una effettiva necessità tanto da giustificare forse un sogno ad occhi aperti. Ma c’è da dire che se in qualche modo si ha a che fare ad esempio con cose tipo la scrittura avere un certo status sociale diventa quasi un handicap o almeno non ti viene riconosciuta quella onestà morale sufficiente per scrivere. Quando qualcuno per caso viene a sapere che “scrivo” la prima cosa che mi viene detta è- non avrei mai immaginato che tu potessi scrivere!- quasi mai cercano di andare oltre, come se quel sincero stupore repentinamente si trasformasse in diffidenza. Ovviamente ogni volta io vivo quell’esclamazione come una sorta di coltellata 🙂 come se ogni volta mi rendessi conto che c’è una me che vive la realtà e che io non conosco, e di cui io , così come mi percepisco,sono il sogno ad occhi aperti.
    Questo per dire che a volte nella regia dei propri sogni ad occhi aperti non si tiene conto di certe conseguenze, ( Dorian Gray insegna) o di come potrebbero cambiare certi parametri di se stessi che si danno per certi.
    Ma per ritornare al tema sogni e vincite, nel mio mi vedo diventare una dolce vecchietta in una casetta a picco sul mare ( per questa mi è necessaria la vincita :-), condizione essenziale è che abbia grandi finestre e una piccola terrazza col parapetto in muratura arredata da un piccolo tavolino e una poltroncina di vimini e tanti gerani e pochi amici che vengono a farmi visita spinti dall’affetto.
    Uhmm… forse sono stata un po’ lunga. scusami.

    lisa

  5. sergiogarufi Says:

    ciao antonio, anch’io credo che i sogni e i bisogni delle persone si assomiglino molto, a prescindere dalla condizione sociale, economica e culturale di ognuno. il sogno di una fortuna improvvisa e non sudata che risolve tutti i problemi, il desiderio di amare e di essere amato, appartengono sia agli extracomunitari del phone center che al manager di borsa. forse i primi hanno il merito di confessarli con meno imbarazzo 🙂

    ciao marina, grazie a te dell’attenzione e dei complimenti, mi fa molto piacere la tua visita qui. però sei sicura che i bambini saputi risultino simpatici? a me erano insopportabili, forse perché mi ci rispecchiavo 🙂

    mai avuto le tue fortune, caro sergio, e per la verità non so neppure se trovandomi in un caso simile sarei così onesto come sei stato tu…

    cara lisa, in effetti si dice che i soldi non si possono nascondere, figuriamoci in un piccolo centro come il tuo (chissà quale sarà…). dove sto io non avvertono una grande contraddizione fra l’agiatezza economica e la passione letteraria, anzi le associano, nel senso che per i brianzoli operosi giusto un benestante sfaccendato può sprecare il suo tempo in questo modo futile. ad ogni modo io e te abbiamo dei sogni simili: la casetta sul mare, la visita degli amici…ah, i commenti lunghi mi fanno particolarmente piacere, altro che scuse.

  6. amoilmare Says:

    ho sorriso leggendo questo pezzo.. nelle rlflessioni per le modalità di investimento di una vincita milionaria e nella storia dei phone center mi sono rivista. l’altro giorno, avendo il pc fuori uso, ero in un internet point e ho origliato una conversazione tra due fidanzati. in pratica lei lo stava lasciando perchè lui non aveva più una lira.. credo che a stare là una giornata intera si potrebbe scrivere un piccolo libro sui rapporti umani. complimenti comunque, molto interessante questo blog.

    dea

  7. sergiogarufi Says:

    grazie dea.

  8. Alberto Says:

    Sono davvero rimasto colpito nel come hai dettagliato, raccontato dei fatti di vita quotidiana. Complimenti sul serio! Riguardo ai sogni, anch’io tutti i giorni penso, sogno di vincere con moderazione, cioè vorrei risolvere egoisticamente tutti i miei problemi che non sono pochi, e poi se mai dedicarmi al resto. Se fossi ricco, andrei
    di persona a origliare le porte, ad ascoltare appunto quelle telefonate, e senza magari farmi notare lascierei che quest’ultimi trovassero dei soldi proprio accanto a quel bisogno, tipo il mio. Sono una guardia giurata da circa 20 anni, scusate per gli errori ortografici, ma sapete ho la terza media (eppure serale)…buona fortuna a tutti.

  9. sergiogarufi Says:

    Ciao Alberto, mi ha fatto molto piacere leggere il tuo bel commento. Ti auguro buona fortuna per la tua vita, e mi auguro che tu abbia voglia di tornare qui di tanto in tanto. Un abbraccio

  10. Paola da betclic Says:

    Vincere nei giochi d’azzardo è un sogno di tutti. ma soprattutto voremmo essere capaci, intelligenti ed affascinanti come un James Bond , seduto su un tavolo da casinò

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