Dizionario idiosincratico della lingua italiana

gennaDi recente è stato pubblicato il Dizionario affettivo della lingua italiana. Si tratta di un libro scritto da più di 300 autori italiani, in cui ognuno cita la parola che ama di più e ne spiega le ragioni. E’ il Who is who della letteratura italiana contemporanea. Per capire se ne fai parte devi solo controllare se c’è il tuo nome.  Il progetto editoriale, curato dall’ottimo Giorgio Vasta, è molto interessante, e spero che a questo segua la versione speculare, in cui si evidenziano i termini più detestati della nostra lingua. Se dovessi parteciparvi, credo che attingerei abbondantemente alla prosa di Giuseppe Genna, che viene spesso definita “visionaria” ed “espressionistica” e a me pare invece un po’ delirante.  Ricordo una folgorante sentenza di Massimo Onofri, quando liquidò lo stile di Erri De Luca parlando di  “Dannunzianesimo rosso”. Era perfetta. Dentro c’era tutto. Il bellettrismo equo e solidale, l’enfasi spiritualista, tendenze trasversali perché in realtà molto italiane, più che di una parte sola. Nel caso di Genna parlerei piuttosto di “marinettismo di sinistra”, o “marinettismo metafisico”. Pensate a quei vocaboli-ripostiglio che vogliono dire tutto e niente, composti dai suffissi iper, super ecc, in fondo il corrispettivo dei suoi giudizi superlativi riguardanti i colleghi italiani nei confronti dei quali si dimostra sempre molto generoso. “Ultrapsichico”, ad esempio, non è una parola in libertà, la cover attualizzata di “Zang tumb tumb”?

Oppure me la prenderei con “immedicabile”. C’è un pezzo di ieri, sul blog La poesia e lo spirito, a firma di Linnio Accorroni, molto bello, asciutto, ispirato, che parla dei suoi sogni da bambino, quando scrisse una lettera al mitico Helenio Herrera per ricevere un pallone autografato della sua squadra preferita, l’Inter. Descrive con precisione l’atmosfera di quegli anni, ti sembra di “vedere” l’appartamento di 90 mq in cui vivevano in 6, il condominio popolare, le scale per le quali echeggiava la voce stentorea del postino che avvisava della posta, la sua emozione da bambino nella speranza che fra quei pacchi ci fosse pure il suo agognato pallone… Insomma, un racconto perfetto. Tranne che per un dettaglio. L’ “immedicabile”. Che è un gaddianismo (o gaddianesimo?) che, oggi e fuori da quel contesto, a me personalmente risulta di maniera.

 

E infine le parole-collutorio. Stiamo ammalandoci di eccesso di igiene. Così dicono gli scienziati. L’ossessione per la pulizia indebolisce le nostre difese immunitarie, e in questo modo ci ritroviamo con un esercito disoccupato che se la prende con nemici inesistenti, provocando allergie e intolleranze alimentari verso sostanze innocue. Anche nel linguaggio si avverte la stessa ossessione per la pulizia. Il sintomo più evidente sono i vocaboli da gargarismo, quelli con cui ci si sciacqua la bocca e che basta sputarli per sentirsi più sani e puliti. In realtà sono termini eviscerati, svuotati di senso per l’abuso. “Impegno è uno di questi. Apparentemente è innocuo, ma a me il solo sentirlo provoca una dermatite. Ci si lamenta costantemente della sua assenza, pare che non ce ne sia mai abbastanza. Le rare volte in cui viene riconosciuto, sembra che il solo nominarlo produca effetti miracolosi, guarisca addirittura dalle scrofole. Sì, è vero, scrive da cani; in effetti non ha niente da dire, però, signora mia, che impegno! E’ l’esatto contrario di ciò che avveniva a scuola, quando ci dicevano “è intelligente ma non si impegna”. Ecco, in letteratura chi si vanta del proprio impegno, chi lo sbandiera ad ogni occasione, sempre in prima fila negli appelli e nelle petizioni (i cosiddetti sotto-scrittori), di solito lo fa per sopperire a qualche deficienza imbarazzante. Parafrasando Brecht, beata la letteratura che non ha bisogno di scrittori impegnati.

p.s. anche “idiosincratico” non mi piace, ma non me ne viene in mente un altro. forse “anaffettivo”… no, neanche.

(la foto di Giuseppe Genna è di Babsi Jones

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12 Risposte to “Dizionario idiosincratico della lingua italiana”

  1. ping Says:

    Un altro termine o meglio aggettivo insulso per me è “l’ottimo…”

  2. helenio Says:

    “mitico”, ecco. pure “mitico” mica scherza

  3. sergiogarufi Says:

    ciao ping, sì, in effetti “l’ottimo” è abbastanza insulso, però con “ultrapsichico” non c’è gara, neanche gli pulisce le scarpe…
    ciao helenio, “mitico” non era così male in fondo, purtroppo secondo me è stato rovinato dall’abuso del bisteccone galeazzi (con 2 t, “mittico”).

  4. Paolo Ferrucci Says:

    Ricollego questo concetto (l’impegno dello scrittore) alla tua affermazione che l’estetica è madre dell’etica, e non viceversa.

  5. sergiogarufi Says:

    ciao paolo. sì, le 2 cose son collegate, per me (e brodskij) lo stile è l’etica del testo.

  6. Ghega Says:

    ‘Gemmazione’ avvicendata sulla breve distanza da ‘lemma’. Finte bellezze, vere brutture.

    Ghega

  7. sergiogarufi Says:

    ciao ghega, dove l’hai pescata quella perla?

  8. Ghega Says:

    Ciao Sergio 🙂
    non so dirti dove, è un fruscio che mi è rimasto nelle orecchie; come sai la parola “gemmazione” negli ultimi due o tre anni ha goduto di un momento di splendore e ho notato che chi ha amato usarla si è rotolato in bocca nello stesso modo la parola “lemma”. In un blog scomparso in seguito alla pubblicazione di un libro “indispensabile”, e all’apertura di un sito ad esso dedicato, questi due termini erano assai frequenti.

    Altro fastidio: il verbo “venire” distribuito a pioggia come il sale.

    Ghega

  9. sergiogarufi Says:

    eh, anch’io ricorro spesso al verbo “venire”, sara’ qualcosa di freudiano?

  10. Ghega Says:

    …sicuramente.
    Certo che anche la tensione spirituale (venite a me)… sicuramente.
    Epperò una SPP (sindrome pigriziale profonda)… sicuramente.

    Ghega

  11. sergiogarufi Says:

    insomma ghega, di tutto un po’ (la SPP mi appartiene totalmente) 🙂

  12. Ghega Says:

    (come ti capisco… 🙂

    Ghega

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