Felicità parziali

mitorajTempo fa sono andato a una mostra di Igor Mitoraj. Milano era deserta, fuggita ovunque per il week-end assolato. In via Brera, approfittando dell’isola pedonale, alcune coppie circolavano in bici col naso all’insù, guardando le facciate dei palazzi, come Nanni Moretti in Caro diario. Padri di famiglia tornavano a casa con passo indolente, in mano l’immancabile vassoio di paste. Ai tavolini dei bar, quasi a presidiare la strada, pochi clienti immersi nella lettura dell’ultimo caso di cronaca nera o del recente acquisto di calcio mercato. All’entrata del cortile della pinacoteca solo qualche sparuta pattuglia di indomiti giapponesi, le donne, in special modo, incantate ad ammirare – loro così piccole – l’imponenza del Napoleone nudo del Canova. 
Sapevo che quella mostra mi sarebbe piaciuta. Incominciai a informarmi sul lavoro di Mitoraj quando, alcuni anni prima, vidi quello stupendo busto bronzeo che ora campeggia nella piazzetta di Santa Maria del Carmine.
Le sculture erano disseminate nel cortile e nel giardino di un palazzo nobiliare di via Senato. Immersi in un silenzio classico, alcuni dischi in bronzo verdastro punteggiati dagli elementi tipici della sua arte: gorgoni, piedi, mani, teste che sbucano dal petto all’altezza del cuore, ali bucate. Nel giardino, bellissimo e insospettabile come tutti i giardini delle dimore patrizie milanesi, alcune grandi teste dimezzate, un busto canoviano (i miei preferiti) e una splendida Ikaria gigante. La osservo nei piccoli dettagli. Un’ala è bucata, all’altezza degli occhi la testa è spezzata e uno dei piedi è trattenuto da una grossa mano. La mostra s’intitola Il giardino delle muse. Sono l’unico a vagare nel sentiero obbligato ammirando queste sculture.  Non c’è nessun altro. Senza condivisione la felicità è parziale, mutila come quelle sculture.

9 Risposte to “Felicità parziali”

  1. amoilmare Says:

    senza condivisione è tutto a metà. non conosco questo scultore, ma è molto bello questo busto. mi fa venire in mente le atmosfere di de chirico.

  2. gianni biondillo Says:

    Sinceramente dopo un po’ Mitoraj lo trovo stucchevole. Bravo ma stucchevole. Ho come la sensazione che, per quanto cerchi l’assoluto extrastorico del classicismo, sia, in realtà, maledettamente datato.
    Condivido appieno (e come potrei altrimenti?) l’ultima riga del tuo pezzo.

  3. lisa Says:

    Sai non sono del tutto convinta, e non solo riguardo alla felicità.Uno stato emotivo, quale può essere la felicità o un dolore, anche se condiviso si tende a non riconoscelo completamente nell’altro. Si è sempre in fondo convinti di avere avuto più felicità o infelicità degli altri.Mi viene da pensare anche a quando diciamo- non puoi capire quello che è successo, o quello che provo etc…- Esordiamo in questa nostra felicità o infelicità da condividere già con una premessa d’incondivisibilità.
    Ma forse per me è così perché in genere riesco ad apprezzare meglio alcune cose quando sono da sola. A Milano mi sono ritrovata in una situazione simile a quella che tu hai descritto visitando una mostra fotografica di Walter Rosenblum. Sono convinta che se non fossi stata da sola, se non fosse novembre, se non ci fossi capitata per caso non ne avrei ora un ricordo così intenso.

    lisa

  4. sergiogarufi Says:

    ciao gianni, no a me non stucca mitoraj, mi piace molto, andai pure a vedere la sua bottega in versilia, vicina a quella di botero. credo che abbiano molti tratti in comune i due, oltre a quello. è curioso ma per alcuni, come me e te e amoilmare, l’idea che senza condivisione non si apprezzi pienamente qualcosa è qualcosa di scontato; per altri, come lisa e una mia cara amica, invece la presenza dell’altro la inficia un po’. boh…forse significa che per me la solitudine non è una condizione naturale e feconda, non so…

  5. gianni biondillo Says:

    Botero è un’altro da ridimensionare. Diciamo che dovrebbe fare una cura critica dimagrante…

  6. sergiogarufi Says:

    “una cura critica dimagrante” riferito a botero e’ perfetto, complimenti gianni🙂

  7. luigi weber Says:

    Pezzo splendido, finale magnifico. Sono di quelli che la condivisione…

  8. sergiogarufi Says:

    ciao luigi, grazie.
    “quelli che la condivisione”🙂

  9. alessandra riva Says:

    Perfettamente d’accordo con te Sergio, e con Luigi. Mi è capitato spesso di visitare musei e opere d’arte da sola durante alcuni soggiorni di lavoro all’estero.
    Indubbiamente da sola la mia capacità di concentrazione è massima e posso cogliere più profondamente dettagli e sfumature di quello che osservo, ma l’emozione che ne deriva resta per così dire “trattenuta”: è come un’implosione, un “risucchio” interiore che finisce in fretta, non potendo illuminare nè autoalimentarsi con l’energia di ritorno.

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