Il monumento all’amante ignoto

lapide_romanaL’angolo di Milano che amo di più è in via degli Speronari, vicino al Duomo. Lì, di fianco a una pasticceria famosa per i suoi cannoncini alla crema, c’è il campanile di San Satiro. Ad altezza d’uomo vi hanno inserito una lapide romana scorciata. In quel periodo scarseggiavano i materiali di costruzione e si usava di tutto. La lapide è stata collocata di traverso, ed è scorciata a tal punto da rendere anonimo il suo titolare. Nell’antica Roma le lapidi svolgevano una funzione promozionale, pubblicitaria, venivano esposte lungo le vie più trafficate, e le dimensioni, la qualità della pietra e la bellezza della grafia scolpita fungevano da status symbol. Nel testo ci si autorappresentava al meglio. I più vantavano parentele altolocate seppur lontane, un po’ come se oggi si dicesse che il morto aveva un cugino sottosegretario o viveva in un attico e possedeva una Porsche Cayenne. Quella in via degli Speronari è di un servo, l’ultimo gradino della scala sociale, un mero attrezzo da lavoro dotato di voce (instrumenta vocalia), come allora veniva considerato. Questo servo non dice niente di sé. Dedica solo la sua piccola lapide alla moglie adorata, donna di grandi virtù (coniugi benemerenti) “cum qua vixit sine ulla macula“ (con la quale vissi senza mai uno screzio). In un paio di occasioni lasciai un fiore ai suoi piedi, poi smisi perché mi sentii come i mocciosi dei lucchetti di Ponte Milvio. Forse il modo migliore per omaggiarlo sarebbe quello di andare a trovarlo assieme alla propria donna e baciarsi lì, nel luogo dove si ricorda il suo amore. Oggi lo smog sta corrodendo l’iscrizione, e ormai più che leggerla la si intuisce. Fra poco, della vita di quello schiavo innamorato si sarà persa ogni traccia, a meno che esista una memoria dell’universo, come congetturarono i teosofi.

5 Risposte to “Il monumento all’amante ignoto”

  1. lisa Says:

    Ecco…certa letteratura può procurare questi effetti…di “privazione”. Non ti sembra che anche questo può intendersi come una sorta di omologazione all’incontrario? ci dissociamo dalla realtà per non essere simili alla finzione, e ci posizioniamo in una specie di terra di nessuno in cui non somigliamo agli altri ma neanche a noi stessi.( ti risparmio la conseguente domanda di rito🙂 )
    Sai, passo in Via Speronari spessissimo quando vado a Milano perché è molto vicina a casa, ma non ho mai notato la lapide, ma quando ci ritornerò presterò più attenzione, come mio minuscolo contributo a quella memoria dell’universo, che forse è più umana di quanto possa sembrare.

    ciao
    lisa

  2. luigi weber Says:

    Alcuni anni fa, non pochi e non tantissimi, gironzolando per Bologna, mi capitò di passare sotto il piccolo portico che cinge la Torre degli Asinelli, lì di aspettare che il traffico scemasse, per attraversare la strada. Nell’attesa alzai gli occhi sul muro di fianco a me. C’era una scritta nera, lì, sul piede della torre quasi millenaria. Una scritta nitida e regolare come fosse stata realizzata con uno stampo. Recitava “W Churchill W Roosevelt W Stalin”. Devo avere come minimo inarcato le sopracciglia. Era Yalta, nientemeno. E d’improvviso attorno a me, come su uno schermo, migliaia di persone in bianco e nero, festanti, a riempire la piazza su cui si alzano le Due Torri, mentre i cingolati con la stella dell’esercito americano entravano in città distribuendo sigarette e cioccolata.
    Ai miei amici non bolognesi mi capitava sempre di indicarla, quella scritta, perché era la fotografia di un momento apparentemente felice che si sarebbe incrinato e infranto entro pochissimo tempo. Oggi non si legge quasi più, è meno di un’ombra, sono bastati neanche dieci anni a cancellarla. Non era amore, ma era un’illusione altrettanto nobile.

  3. sergiogarufi Says:

    sì lisa, credo che sia come dici, da quello nasce il senso di estraneità a tutto compreso se stessi. però se ci vai da sola in via speronari non troverai mai quella lapide, talmente consunta, per vederla devo per forza accompagnarti🙂

  4. sergiogarufi Says:

    bello il tuo racconto luigi, come tutte le cose che scrivi. quella scritta bolognese è un monumento alla felicità, a quanto di più caduco possa esistere, e mi sembra perfetta da associare alla lapide del servo innamorato.

  5. lisa Says:

    ok,porto io i fiori.🙂

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