Suicidi ipotetici

suicidioQuando ero nella redazione di Nazione Indiana, il blog letterario collettivo di cui fanno ancora parte Roberto Saviano, Gianni Biondillo e altri scrittori noti, io mi sentivo un po’ Calimero, il più sconosciuto di tutti. Mi fece una certa impressione quindi scoprire che fra gli articoli più letti di sempre lì dentro uno dei miei era il secondo, subito dopo un pezzo dell’autore di Gomorra. Non dipendeva dalla bellezza del testo, ma solo dal tema affrontato, meglio ancora: dal titolo, che era Tecniche di suicidio. Ora che ho aperto questa piccola bancarella webbica, ogni tanto controllo le statistiche. I dati sono prevedibilmente sconfortanti, tuttavia, avendo qui pubblicato scritti inediti assieme a pezzi vecchi, e fra questi il gettonatissimo Tecniche di suicidio, ho scoperto che il suo fascino è intramontabile ed incontra sempre nuovi lettori. In realtà l’articolo parla delle modalità con cui si uccisero scrittori famosi del secolo scorso, ma questo chi arriva da Google digitando quelle due paroline non lo sa. La cosa più interessante delle statistiche del blog è che non ti dicono solo quanti e quando ti leggono, ma rileva pure il percorso che hanno fatto, ossia da dove sono arrivati (motori di ricerca, altri blog che mi linkano o direttamente avendomi messo fra i preferiti) e dove se ne sono andati (ma solo qualora abbiano utilizzato il mio blogroll). Chi vi accede tramite Google lo fa in grande maggioranza digitando appunto “tecniche di suicidio”, oppure “modalità di suicidio”, o “suicidio per annegamento” e via allegrando. Insomma, al di là dei numeri già inquietanti su quanti si uccidono, credo che si dovrebbe riflettere bene pure su questo continente sommerso di persone che magari non si toglieranno mai la vita, ma ne subiscono la terribile fascinazione, ci pensano costantemente, la considerano un’eventualità praticabile.

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13 Risposte to “Suicidi ipotetici”

  1. gianni biondillo Says:

    Perché dici che io e Roberto ne facciamo “ancora parte”? La cosa ti stupisce?
    😉

  2. sergiogarufi Says:

    In effetti sì, io ero certo che con la mia uscita sarebbe crollato tutto e ci sarebbe stato un fuggi fuggi generale…:-)

  3. kalle Says:

    il post piu’ popolare del mio blog si intitola “nobel per la letteratura”, ne vado molto fiero, spero sempre che un giorno Monica mi scriva

    http://collezionedisabbia.blogspot.com/2007/10/nobel-per-la-letteratura.html

  4. sergiogarufi Says:

    eh, mai dire mai, fusse che fusse che molla il vincent per te…:-)

  5. omar Says:

    hahaha accade anche a me,
    ho scritto una sorta di raccontino che si chiama ‘ 5 consigli pratici per uccidere una persona e rimanere puliti’ ed d’en blè il blog è diventato gettonatissimo, o almeno, quella pagina lo è, anche se poi alla fine non ci lasciano mai manco un commento (non che sia degno d’esserlo, ma alla fine con tutti stì passaggi uno se l’aspetterebbe!)

  6. Alessia Says:

    Io faccio parte di quelle persone che sono arrivate qui cercando prima depressione e poi suicidio.
    Quello che cercavo veramente era un confronto con una perssonilità forte, autorevole che aveva sentito, come io sento ora, la mancanza di voglia di viviere. La morte come unica soluzione.
    Mi trattiene il pensiero che i miei genitori e la mia famiglia ne soffrirebbero troppo e non posso dargli questo dispiacere.
    Se mi fermo a pensare però, a quante cose ho rinunciato per non dispiacere alla mia famiglia? Ora, colmo dei colmi, devo rinunciare alla rinuncia!
    Ci può essere crudeltà peggiore?!

  7. sergiogarufi Says:

    ciao alessia, sei capitata nel posto giusto, sono un’autorità indiscussa in materia, forse non penso ad altro da quando penso. consolati col fatto che quest’ossessione pare funzioni per molti come un esorcismo, cioè più ci pensi e meno lo fai. sull’impedimento del dolore che patirebbero i familiari c’è tutta una bibliografia, a partire da una celebre battuta di woody allen. ecco, forse l’unica vera ragione per non togliersi la vita è proprio il non volersi privare della facoltà di riderne.
    un bacio

  8. Alessia Says:

    Dicono che, statisticamente, i soggetti che pensano di continuo al suicidio sono quelli meno a rischio, mentre chi lo fa veramente, lo fa repentinamente, in un momento di “follia acuta”. Insommma: suicidio senza premeditazione……….noi ci fermiamo alla premeditazione!
    Si, sono proprio convinta di essere capitata nel posto giusto!

  9. giuliana Says:

    Non so se sono capitata nel posto giusto, comunque io per anni ho attuato, modificandolo, il metodo degli alcolisti anonimi: “oggi non mi suicido” anzichè “oggi non bevo”. Finora l’assunzione di un impegno solo giornaliero mi ha reso meno difficile costringermi a vivere. Adesso però mi sembra di non farcela più. Sono molto stanca e demotivata e non desidero più proseguire l’analisi alla quale, evidentemente, mi ero aggrappata per sopravvivere: sarà che mentre parlavo della mia sofferenza la psicanalista si è addormentata?

  10. sergiogarufi Says:

    ti è andata bene giuliana, la mia si è ammazzata 🙂
    continua a non bere.

  11. paolo ferrucci Says:

    La mia situazione invece è questa: vorrei farla finita, per davvero, ma non intendo assolutamente assumermene la responsabilità, perché non potrei aggiungere un’ulteriore colpa a quelle che già mi sento sul groppone. Conto quindi su qualche fattore esterno: forse il tema dell’influenza (suina), molto attuale, potrebbe fare al caso mio…

  12. sergiogarufi Says:

    sì paolo, anch’io penso che il suicidio indiretto sia molto praticato. secondo me bianciardi, per dirne uno, ricorse a quella soluzione. io, se non mi sono ammazzato è per la vita che ho fatto. falla anche tu 🙂

  13. marianna Says:

    ci penso da quando avevo 13 anni. non ci ho mai provato per la paura di non riuscirci. mi serve un metodo sicuro sicuro. non conosco nessuno con una pistola. una mia vicina di casa si è tirata dal terzo piano ed è viva. un mio amico ha fatto un cocktail ed ancora bestemmia. quello che non mi sembra giusto è che dovrebbe essere un servizio convenzionato con l’Asl. non ci chiedono se vogliamo venirci al mondo, ma almeno lasciateci andare in modo dignitoso quando ci pare. e a me pare. chi mi aiuta?

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