Obituario di una vita

obituario-92-rHo un caro amico che fa il consulente editoriale e da tempo mi sprona a scrivere un libro. Ho sempre nicchiato ma ora credo di aver trovato l’idea giusta. Vorrei scrivere un libro che s’intitoli Obituario di una vita. L’obituario è un registro dei morti. Quello monzese nella foto è stato pubblicato in 500 esemplari dal locale circolo numismatico e registra i decessi avvenuti nel capoluogo brianzolo nell’arco di alcuni secoli, diciamo dal 1100 al 1500. E’ una lunga litania di nomi, preceduti sempre dalla “O” di Obiit, ossia  “morì”, con la data precisa del decesso e il lascito testamentario per la basilica di San Giovanni, cioè il Duomo della mia città. Quasi tutti donavano pertiche di terre seminative, o case, oppure “staia di cereali”, “di panico” (una specie di miglio), “libbre d’olio” per l’illuminazione della chiesa o soldi affinché venissero distribuiti ai poveri e ai canonici per celebrare le messe in suffragio. Solo leggere i nomi di quel tempo è incredibile. Ognibene Carentano, Obizo Osa, Franciscola Bienzaghi, Lotterio Cogliate, Venturino Scarsella, Giselperto Cologno, Alderico Lanciano, Guittardo da Lissone, Oda Cretella, Discoperto Cavazza, Alberga Pagani, Cazaguerra Porta, Gisleberto Buto, Algiso Diodeberti, Oltravisa Donella, Guntelmo Zurla, Bellono Cagalardo, Pachipanni Pazzo, Gualdrico Lambrugo, Ottobona Panari, Alcherio Corti, Gezo Subinago, Guinismero Ripalta, Suzo Pelucchi…       Ecco, allo stesso modo mi piacerebbe documentare le piccole morti di un’esistenza, gli eventi luttuosi che però hanno lasciato qualcosa di positivo in chi li ha subiti: la morte di un rapporto sentimentale, di un’amicizia, di un familiare, della fiducia nel prossimo. Tanti piccoli frammenti a comporre il puzzle di una vita. Chissà se può interessare un libro dal titolo così macabro.

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17 Risposte to “Obituario di una vita”

  1. antonio lillo Says:

    io lo comprerei subito un libro così, mi piace tutto, il titolo (il suo suono) con relativa spiegazione, l’idea generale e il suo romanticismo… (anche se mi ricorda un pò l’antologia di spoon river rivista da de andrè)…
    potresti usare come primo capitolo anche il tuo post sulla lapide dell’amante sconosciuto, quella in non mi ricordo più in quale angolo di milano, mi sembra appropriato… (mi sono molto commosso leggendolo)…

  2. sergiogarufi Says:

    grazie antonio, girerò questa tua dichiarazione all’amico editore per invogliarlo a pubblicare quel libro. e in effetti l’idea è di utilizzare qualcosa di già scritto, perché l’ossessione di fondo del libro è anche presente in altri miei testi.

  3. stefanie golisch Says:

    … ora però – silenzio, sergio… non vogliamo sapere di più finché non possiamo leggere il tutto sotto forma di quell’oggetto che ami di più…

    s.

  4. sergiogarufi Says:

    ok, silenzio stampa 🙂

  5. luigi weber Says:

    Qualunque editore degno di questo nome dovrebbe pubblicare quello che scrivi tu. A scatola chiusa, perfino.

  6. Obituario di una vita « la vie en beige Says:

    […] Continua la lettura con la fonte di questo articolo:  Obituario di una vita « la vie en beige […]

  7. sergiogarufi Says:

    eh, caro luigi, sapessi quanto tifo per te… so che diventerai un grande scrittore, e già mi sono rallegrato di averti visto nella lista dei 100, ma mi auguro anche che presto farai l’editor per qualche major, così ci sarà qualcuno che mi pubblicherà a scatola chiusa 🙂

  8. Marina JPizzi Says:

    a me interessa e il titolo è molto riuscito, te lo ruberei!

  9. Carlo Cannella Says:

    Io ho sempre pensato che Garufi lavorasse a un romanzo e che prima o poi l’avrebbe tirato fuori. E a parte l’Obituario di una vita, che mi piace gia’ dal titolo, qualcosa d’altro ce l’avra’ in mano di sicuro. Pero’ non sapevo di Luigi, posso trovare qualcosa di suo in libreria?

  10. sergiogarufi Says:

    ciao Marina, grazie dell’apprezzamento, che è ampiamente ricambiato, però non azzardarti a rubarmi il titolo! 😉
    ciao Carlo. No, per la verità io non ho mai lavorato a un romanzo, ogni tanto mi vengono delle idee, ne parlo al telefono con qualche amico e ne scrivo in rete e mi sento soddisfatto, come se l’avessi già scritto. In mano (o nel cassetto) non ho nulla. Luigi ufficialmente è un critico, ma a me piace molto pure come narratore, e i racconti presenti nel suo blog (http://confessionidialonsochisciano.blogspot.com) sono lì a dimostrarlo.

  11. cuore blu Says:

    io mi prenoto per acquistare una copia.

  12. lisa Says:

    Mi sembra interessante, così come considerare anche i “lasciti” di quei decessi, magari, così come in quel obituario di cui hai parlato, partire da quelli fino a risalire all’esattezza di un momento in cui tutto finisce. Si pensa sempre che un amore, un’amicizia, un legame in genere verso qualcosa o qualcuno sbiadisca lentamente fino a sparire del tutto, ma credo ci sia invece sempre un momento preciso non registrato, fatto forse di una sola parola, di un gesto, di una luce che cade in un certo modo, di un suono, in cui questo accade e che sfugge, ma c’è.

    lisa

  13. sergiogarufi Says:

    ciao cuore blu, l’hai detto davanti a testimoni, ti prendo in parola 🙂
    ciao lisa, sono d’accordo, e l’idea mia è proprio quella di cercare a ritroso di individuare il momento preciso in cui è morto qualcosa o qualcuno, momento che non sempre coincide con quello ufficiale.

  14. Francesca Bertazzoni Says:

    Ciao Sergio,

    Jan mi ha segnalato il tuo blog e sono venuta a curiosare.
    Questo tuo libro, se mai diventerà tale, lo comprerò senz’altro.
    Tornerò a trovarti, a presto.

  15. sergiogarufi Says:

    Ciao Francesca, hai detto bene: “se mai diventerà tale”. Grazie della visita. Mi mancano le chiacchierate con te e Jan.

  16. Alessia Says:

    Una specie di “Antologia di Spoon River” che anzichè concentrarsi sulle lapidi si concentra sui lasciti?
    A Gennaio sono stata per la prima volta a visitare la tomba di mia nonna a Desio. C’era un po’ di neve e di foschia. Mi sembrava d’essere immersa in un paesaggio manzoniano.
    Quel cimitero era bellissimo (per quanto bello possa essere un cimitero). Ovviamente mi riferisco alla parte antica, non alla piccionaia.
    Tra le altre lapidi c’era una scultura che rappresentava lo scontro tra due treni e ai lati due bambini in ginocchio a mani giunte.
    Ma c’erano tantissime altre sculture, non le solite lapidi, ingrigite, logorate dal tempo, ma tutte raccontavano una storia.
    Se io dovessi scrivere un libro sul pease dove sono cresciuta, comincerei proprio dal cimitero.
    Ovviamente, semmai ti dovessi decidere a pubblicare un romanzo, mi prenoto per una copia con dedica e autografo consegnata dall’autore in persona.
    Grande Sergio.

  17. Alessia Says:

    Ci pensi: che chi diventa famoso e ha i suoi fan solo post-mortem, tu invece sei già famoso e hai i tuoi fan senza aver fatto ancora un….romanzo!
    Baci.

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