darwinismi trasversali

manganelli-paninoDiceva bene il Tapiro, le statistiche sono delle “frigide megere” che piacciono a tutti, ai rivoluzionari da operetta che esecrano il darwinismo sociale ma sposano quello culturale, per cui il valore di mercato (seller) diventa un valore di merito (best), e ai più beceri demagoghi di destra che le adoperano come lavacro morale e investitura istituzionale, dal che si dimostra che anche nei pregiudizi l’etica e l’estetica vanno a braccetto. Desumere il valore di un libro dai dati di vendita non è diverso dal citare la frequenza di reati simili per scagionarsi (non è grave dato che lo fanno quasi tutti, non è brutto dato che lo leggono quasi tutti). Poi ci si sorprende se Vendola definisce “geniale”  Berlusconi

10 Risposte to “darwinismi trasversali”

  1. sergio pasquandrea Says:

    Sono d’accordo, ma in entrambi i sensi: un libro che vende non necessariamente è una schifezza.

  2. gianni biondillo Says:

    Esatto. E’ questo l’errore di fondo: vendere o non vendere non è sintomo di qualità. Va bene la critica all’antileitismo, ma pure l’elitismo non scherza.
    Piccolo non sempre è bello, grande non sempre è male. Esistono capolavori che non hanno mai venduto, altri che continuano a vendere. Esistono libri orribili che hanno venduto moltissimo e altri altrettanto orribili che non hanno mai venduto nulla.
    Vero è, però, che un brutto libro che vende molto deve interessare la critica, dal punto di vista della sociologia letteraria. Non può fare finta che non esista. Ma attenzione a buttare acqua sporca e bambino compreso.
    E sopratutto attenzione alla calda coperta del pregiudizio: dire “pochi siamo e meglio stiamo” fa il paio con “siamo tanti quindi abbiamo ragione”.

  3. sergiogarufi Says:

    E’ quello che denunciavo, l’appoggiarsi ai dati, nel senso che la qualità di un’opera non ha una diretta corrispondenza con quanto vende, poco o tanto che sia. Detto questo io sto con Emanuele Trevi, quando afferma che il pericolo maggiore sta soprattutto nella dittatura delle classifiche, non certo nei libri per pochi, perché “oggi si parla SOLO di romanzi CHE VENDONO, non c’è nient’altro che ha una reale importanza, ammettiamolo.” (il maiuscolo è suo)

  4. lisa Says:

    Io non amo le classifiche, però quello che noto spesso in certe discussioni, soprattutto se vi sono coinvolti critici, scrittori etc, è dare per scontato che l’acquisto di un libro sia preceduto sempre da una sorta di mediazione mistica, fatta di recensioni lette, riflessioni, informazioni,invece molto più spesso accade che siano proprio le classifiche le uniche guide e una rapida scorsa alla bandella da cui quasi sempre si evince di avere fra le mani un capolavoro, e più alto è il numero di copie vendute più si contribuisce ad innalzarlo perché è sufficiente quello come garanzia a fronte di una spesa media di 15/16 euro, e non importa che sia un capolavoro o meno. I numeri battono le troppe parole spesso fumose 1- 0.
    Ma quello che veramente mi piacerebbe sapere è se uno scrittore, lui proprio lui/lei, a stesura finita di un libro abbia la capacità obiettiva di quantificarne il valore oggettivo, cioè saprebbe darsi onestamente il suo posto in classifica?
    In un certo senso Scurati l’ha fatto, ad esempio. C’è da vedere però se perché si ritiene sinceramente un eccelso scrittore che ha scritto un capolavoro che merita di essere letto o se è soltanto un eccelso promotore di se stesso.
    Io devo ancora leggerlo. Il libro, con altri, aspetta il suo turno sul comodino…e neanche so se lo leggerò,ma non mi sento in colpa, a quanto pare nessuno l’ha letto🙂 o non ha intenzione di leggerlo, ma tutti ne parlano come se lo avessero letto (è un po’ come tu, sergio, dicevi a proposito dei libri, cioè che ti sembrava di averli scritti dopo averne parlato, io faccio di peggio, li penso soltanto🙂 ), e se tanto mi da tanto scommetto che presto avrà il suo posto in classifica… e ci sentiremo tutti più sollevati. Ecco per me le classifiche servono a non porsi domande, non ci si deve preoccupare se dal punto di vista critico si è scritto o letto o non letto un buon libro.

    Ciao
    lisa

    p.s è anche chiaro che non ho il dono della sintesi🙂

  5. sergiogarufi Says:

    Sono d’accordo lisa, il fascino dei numeri è molto più forte di quello delle parole, tant’è che di recente hanno ideato pure la classifica di qualità, stilata da cento critici, evidentemente resisi conto che le recensioni non le legge più nessuno. La mia polemica, se non si fosse capito, prendeva spunto anche da certe posizioni dei Wu Ming, che apparentemente rifiutano la logica del successo, evitando di apparire sui media tradizionali, ma che per me in realtà la sposano in pieno, solo utilizzando canali diversi, tipo la rete per esempio. Nelle loro interviste, vantando il gran numero di download del saggio di WM1, che ha l’innegabile merito di essere un’operazione gratuita per il lettore, a ben vedere non fanno che ribadire il primato dei numeri. A me quel libro non è piaciuto, ad altri sì, ma per rispondere alla tua domanda non credo che l’autore possa avere una percezione esatta del valore delle proprie opere, tutti crediamo che siano meglio di quello che sono in realtà; e forse io stesso, limitandomi a parlare dei libri che vorrei scrivere, così facendo mi pongo al riparo da eventuali stroncature, evito il confronto diretto col lettore. Ad ogni modo, tornando alla questione dei diversi canali tramite i quali promuoversi, ti dirò che sere fa ho visto in tv Cecchi Paone intervistato da Caterina Soffici, che gli rimproverava di aver partecipato a un reality per il desiderio di apparire, e lui replicava che non l’aveva fatto per quello, perché lui non ha bisogno di altra popolarità, tant’è che se digiti “su Google il suo nome trovi 500.000 pagine”. Ecco, avrebbe potuto dire “faccio delle trasmissioni viste da x milioni di persone”, invece ha preferito appellarsi all’autorità di Google. Per me è molto significativo.

  6. lisa Says:

    Sai sergio, io credo che il vizio sia proprio in questa forma un po’ ibrida della figura del critico letterario o almeno è questa la mia percezione non avendone le reali competenze. A me sembra che chi ritiene di possederne non si accontenti più di avere un ruolo “secondario” ma entri invece in competizione con l’oggetto stesso della critica acquisendone di conseguenza regole e meccanismi e mezzi, giusti o sbagliati che siano, ma rinunciando così a quella “libertà” di giudizio di cui una critica, credo, abbia bisogno.
    Certo i numeri contano se ad essi si attribuisce quella capacità di sintesi datagli, non ricordo di preciso da chi, nel caso della classifica di qualità dei cento lettori, ma sminuisce, se non addirittura fa perdere, anche l’oggettività del valore critico. E dunque sono d’accordo con te riguardo WM1, ma anche la classifica di qualità non mi convince del tutto.
    In verità, se posso essere sincera, mi sembra sempre meno chiaro cosa si voglia intendere per critica. Da qualsiasi punto la si affronti, o si parta, mi sembra diventare sempre più vaga, tanto che poco tempo fa consideravo che spesso i commenti, le reazioni, affermazioni, negazioni, da cui cerco di dedurne qualcosa, possono invece adattarsi tranquillamente a tutto o quasi…tanto che sembra che si applichi una sorta di concetto decoubertiniano secondo cui non è importante giungere ad un risultato concreto, ma partecipare, e a cui la fascinazione del numero contribuisce anestetizzando il fatto che non si capisca più quale sia il bersaglio o a quale tipo gara si stia partecipando.

  7. sergiogarufi Says:

    cara lisa, anche a me è “sempre meno chiaro cosa si voglia intendere per critica”. ogni tanto ho provato a dire la mia, pure qui, ma temo di aver aggiunto vaghezza a vaghezza. la fascinazione del numero dipende sia dalla sua mirabile sintesi che dal fatto che è un mondo dal quale è escluso l’io, e quindi si pensa anche l’arbitrarietà, che invece è presente ugualmente. a me l’iniziativa dei 100 piace, credo che almeno servirà a far parlare di ottimi libri che in classifica non arriveranno mai (“il tempo materiale” di giorgio vasta, per es.), poi ognuno è libero di farci la tara.

  8. lisa Says:

    Giustissimo che se ne parli. Ti ringrazio molto soprattutto per la tanta pazienza.

    ciao
    lisa

  9. sergiogarufi Says:

    Nel senso che mi farai aspettare molto per omaggiare insieme il servo innamorato di via Speronari?🙂

  10. lisa Says:

    Assolutamente, forse un paio di settimane o meno…in quanto alla pazienza diciamo che potrebbe intendersi per bene allargando nella mia direzione la considerazione che, erroneamente, ti attribuisci in rito abbreviato.:-)

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