Il discrimine non paga

meritoL’ultima infornata di candidature femminili del PdL (il Partito di Lui) per le prossime elezioni europee registra un aumento della presenza di letteronze, grande fratelle e vallette televisive. Ricordo che ai tempi della polemica fra Sabina Guzzanti e Mara Carfagna ci fu una sollevazione bipartisan in difesa del Ministro per le Pari Opportunità, che ricevette la solidarietà di femministe storiche come Loredana Lipperini, Ritanna Armeni e Natalia Aspesi. La sinistra in queste cose è impareggiabile. Il giorno in cui faranno Ministro della Sanità Cristina (evidentemente per le sue competenze in fatto di chirurgia estetica), la maggiorata dell’ultima edizione del GF, alle prime avvisaglie di critica sbucherà sicuramente qualche intellettuale femminista a ricordarci che non esiste alcuna correlazione fra la misura del reggiseno e l’intelligenza di una donna, per cui giudichiamola dall’operato e senza preconcetti. Anche in questo caso io vedo dei nessi evidenti, dei punti di contatto fra questo veterofemminismo formale e il sultanato che ci governa con tanto di corte e di harem.

Leggevo giorni fa un’inchiesta a tutta pagina di Repubblica sull’uso del telecomando nel nostro paese, che sarebbe ancora in maggioranza privilegio maschile, di contro alla maggior equità dei paesi più emancipati come l’Olanda e quelli scandinavi; e mi veniva in mente mio zio, che visse in un gineceo domestico attorniato com’era da moglie e 3 figlie. La sera, spaparanzato sulla poltrona assieme alla sua famiglia di fronte al convitato di vetro, cedeva volentieri lo scettro alla consorte, alla quale però impartiva ordini precisi e secchi: “cambia, cambia, cambia, alt”, fino a che non trovava il programma di suo gradimento. Questo per dire della rilevanza di quel servizio di Repubblica. Ma si potrebbe obiettare che spesso, sullo stesso giornale, Natalia Aspesi si spende con fremente sdegno sullo stupro di turno e poche pagine prima, in un servizio che commenta l’incontro fra il premier francese e quello americano, si dilunga in analisi molto dettagliate sulle acconciature e l’abbigliamento di Michelle Obama e Carla Bruni: le braccia scandalosamente nude della prima e i tacchi bassi della seconda, per non mortificare il marito leptosomico. E’ anche grazie a questa ghettizzazione involontaria, che si è potuto instaurare da noi un sultanato.

L’unica vera denuncia dei meccanismi industriali della discriminazione sessale la lessi in rete, sul blog dell’antropologo Piero Vereni. Costui, novello padre e con la moglie temporaneamente assente, ebbe la sventura di dover comprare in un supermercato dei guanti di plastica da cucina, essendo la lavastoviglie guasta. Acquistò il modello più grande e a casa, una volta scartati, si rese conto che non gli entravano. Chi li produce non aveva mai pensato che potessero essere utilizzati da un uomo, si vede che è qualcosa di inconcepibile. Peccato che tutti gli indicatori dei paesi più evoluti evidenzino quanto il benessere economico di una nazione sia strettamente connesso al ruolo che vi svolgono le donne. Continuando a premiare la fedeltà degli uomini (guarda caso il braccio destro del premier nei suoi affari, cioè Confalonieri, di nome si chiama Fedele) e l’avvenenza delle donne, e a lasciare che il merito sia qualcosa che serve soltanto per stirare, da paese in via di sottosviluppo scivoleremo direttamente nel terzo mondo. Non è solo una questione etica, ci conviene pure. Il discrimine non paga.

3 Risposte to “Il discrimine non paga”

  1. gianni biondillo Says:

    Non vorrei dire ma, nel mio piccolissimo, è da mo’ che “lavoro” su questi temi: dall’erotismo maschile ai padri di terza generazione, che stirano e cambiano i pannolini… solo che io (lamentela, lamentela) sono un tipo simpatico, mica dico cose serie… (brutta cosa fermarsi alle apparenze)

  2. sergiogarufi Says:

    Cosa? L’antologia erotica al maschile “Pene d’amore”, o “Il manuale della sopravvivenza del padre contemporaneo”? Sei un tipo simpatico ma mi sa che ti prendi un po’ troppo sul serio…(brutta cosa sopravvalutarsi)

  3. gianni biondillo Says:

    Ok, questa è buona, devo ammetterlo…😉

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