Fighetto

ignazio_la_russa

di Luca Sofri

C’è un piccolo ma illuminante corollario dell’avvento dell’antielitismo, e della sua diffusione sia a destra che a sinistra, ed è l’inflazione del termine “fighetto” con intenzione offensiva, in sostituzione di più articolati ragionamenti ( si dice “roba da fighetti”, e fine della discussione). In tempi di fastidio per le eccellenze, per la cultura, per le complessità, per gli intellettuali e per i ragionamenti troppo elaborati, non c’è peggior offesa che “fighetto”. Solo che il termine è ormai destituito di ogni fondamento, come il suo simmetrico “sfigato”: lo si usa in qualunque occasione e con chiunque, perché è così infamante che la sua onta prevarrà sulla sua vacuità.
Una volta era caro alla sinistra popolare per insultare le gioventù ricche e modaiole; poi è stata la destra a riappropriarsi di tutto il repertorio scarpe grosse e cervello fino, e allora è nato il mito dei “figli di papà” sessantottini e poi della “sinistra fighetta”, tramandato grazie alle vanità di una appariscente minoranza di pensatori. E ancora oggi quel mito è solido sostegno della cultura antielitista e reazionaria. Poi il mito ha solidamente attecchito dentro la stessa sinistra, e col recente ritorno in auge della figura del rinnegato, del doppiogiochista, del traditore, quale peggior mostro additato dai demagoghi che a sinistra allignano, il “fighetto” è sembrato nascondersi ovunque.  È tutto un darsi del fighetto a vicenda, su su fino a Obama. Ogni opinione di  minoranza, poi, è fighetta per definizione. Perché dare del fighetto a qualcuno risparmia la fatica di qualsiasi argomentazione, grazie anche al carico di derisione machista e omofoba che riversa sull’interlocutore (quasi mai una donna dà del fighetto a qualcuno, se avete notato: è una roba da spogliatoio maschile esportata nel mondo aperto). Carico che pochissimi riescono a scansare: per essere immuni da brandelli di fighetteria bisogna essere praticamente delle bestie. Rutti, barba incolta, mani callose, nessuna attenzione mai a un attimo di eleganza, cortesia, bellezza. Restano solo La Russa, Di Pietro e Leone Di Lernia. Anzi, forse è un po’ fighetto anche La Russa.

(tratto da www.wittgenstein.it)

8 Risposte to “Fighetto”

  1. Gunale Says:

    “un attimo di eleganza, cortesia, bellezza.”

    Epperò…

  2. elena Says:

    D’accordo sul “fighetto”. Ma c’è di peggio! Il “fighetta”! Quello è roba grossa, da vero, rude spogliatoio maschile.
    :))

  3. antonio lillo Says:

    mah io “fighetto” non lo amo molto ma il termine “sfigato” lo adoro… lo uso anche per me, per autodefinirmi… “la prego mi dia un lavoro sono un laureato in beni culturali, praticamente uno sifgato!” di funzionare funziona, sull’interlocutore, peccato non ci sia il lavoro…

  4. manginobrioches Says:

    E se esistesse ormai lo “sfighetto”? Erede del peggio di entrambe le categorie, troppo televisivo per essere di sinistra, troppo sfigato per essere di destra. Un po’ provini-per-Uomini-e-donne, un po’ Pazienza cento anni dopo. Un po’ Disobbediente dieci anni dopo un po’ Crepet se fosse stato precario.
    Vorrebbe tanto partecipare a un reality, ma tenta anche di laurearsi (breve) in giornalismo politico.
    E, non li fanno mica più, i fighetti (e gli sfigati) come una volta…

  5. sergiogarufi Says:

    @gunale
    in effetti su quel punto avrei voluto intervenire, poi non l’ho scritto io e quindi…cmq il senso secondo x me è più che condivisibile
    @elena
    credo che l’effetto denigratorio maggiore si ottenga nell’associare quell’aggettivo femminile a cose o persone di genere diverso (un locale fighetto, un uomo fighetto ecc). è un po’ l’equivalente di effemminato.
    “fighetta” si dice di una donna, a volte è un complimento (“una bella fighetta”)
    @antonio
    anche a me non dispiace “sfigato”, e ogni tanto me lo attribuisco.
    @mangino
    lo sfighetto? un mix curioso, magari oggi hai inaugurato una nuova categoria dello spirito…

  6. elena Says:

    no no Sergio, non so lì da te, ma qui a nord-est “fighetta” si usa nel senso denigratorio peggiore (peggiore di molto anche di fighetto) per indicare un uomo: un fighetto che in più è effemminato e pure sfigato e pure un po’ scemo. Insomma il peggio del peggio.

    Lo sfighetto mi piace molto per le nuove categorie che avanzano.

    Aggiungerei lo sfigatto da associare ai felini sfortunati.

    Volevo portare alla vostra attenzione il fatto che comunque tutti i derivati di figo/fighetto qualora non siano associati al genere maschile indichino di solito qualcosa di positivo. Al contrario i derivati di cazzo/cazzone di solito indicano sempre qualcosa di negativo. Non so se prenderla come una lieta notizia sulla lunga strada dell’emancipazione femminile.

  7. sergiogarufi Says:

    E’ quello che dicevo io elena: assume un carattere denigratorio se associato a un cambio di genere. Fighetta o fighetto sono spregiativi se riferiti a un uomo, o un locale.

  8. gianni biondillo Says:

    Conosco un sacco di donne che dicono “fighetto”.
    “Figata” è positivo e “cazzone” è negativo perché il linguaggio machista e virilista anela alla figa e ripugna il cazzo.
    E che dire di “infighettato”?
    Conosco un sacco di donne che dicono infighettato.
    “Sfigato” è un capolavoro. Anche “cazzone” non è male.
    Sofri è un fighetto. Io sono un cazzone. Anche un cazzaro, a dir la verità.😉

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