Archive for aprile 2009

I luoghi della scrittura

aprile 21, 2009

Leggevo ora sul giornale la stroncatura di un romanzo italiano che peraltro a me è piaciuto. Gli veniva rimproverato di essere “freddo”, che si vede che è stato “scritto a tavolino”. Ma dove cazzo si devono scrivere i libri?

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Obituario di una vita

aprile 21, 2009

obituario-92-rHo un caro amico che fa il consulente editoriale e da tempo mi sprona a scrivere un libro. Ho sempre nicchiato ma ora credo di aver trovato l’idea giusta. Vorrei scrivere un libro che s’intitoli Obituario di una vita. L’obituario è un registro dei morti. Quello monzese nella foto è stato pubblicato in 500 esemplari dal locale circolo numismatico e registra i decessi avvenuti nel capoluogo brianzolo nell’arco di alcuni secoli, diciamo dal 1100 al 1500. E’ una lunga litania di nomi, preceduti sempre dalla “O” di Obiit, ossia  “morì”, con la data precisa del decesso e il lascito testamentario per la basilica di San Giovanni, cioè il Duomo della mia città. Quasi tutti donavano pertiche di terre seminative, o case, oppure “staia di cereali”, “di panico” (una specie di miglio), “libbre d’olio” per l’illuminazione della chiesa o soldi affinché venissero distribuiti ai poveri e ai canonici per celebrare le messe in suffragio. Solo leggere i nomi di quel tempo è incredibile. Ognibene Carentano, Obizo Osa, Franciscola Bienzaghi, Lotterio Cogliate, Venturino Scarsella, Giselperto Cologno, Alderico Lanciano, Guittardo da Lissone, Oda Cretella, Discoperto Cavazza, Alberga Pagani, Cazaguerra Porta, Gisleberto Buto, Algiso Diodeberti, Oltravisa Donella, Guntelmo Zurla, Bellono Cagalardo, Pachipanni Pazzo, Gualdrico Lambrugo, Ottobona Panari, Alcherio Corti, Gezo Subinago, Guinismero Ripalta, Suzo Pelucchi…       Ecco, allo stesso modo mi piacerebbe documentare le piccole morti di un’esistenza, gli eventi luttuosi che però hanno lasciato qualcosa di positivo in chi li ha subiti: la morte di un rapporto sentimentale, di un’amicizia, di un familiare, della fiducia nel prossimo. Tanti piccoli frammenti a comporre il puzzle di una vita. Chissà se può interessare un libro dal titolo così macabro.

Guastatori moderni

aprile 20, 2009

guastatori

Il nome di Franco è composto da due spigoli consonantici che riflettono il suo carattere brusco e diretto. Rivolgersi a lui è il primo passo per “affrancarsi” dall’asservimento alla contemporaneità, per emanciparsi dai falsi bisogni indotti che ci bersagliano ogni momento. Franco ha 46 anni e vive e lavora a Turro, un quartiere periferico nella parte nord-orientale di Milano. Lo conobbi lo scorso dicembre, quando andai a un reading poetico che si svolgeva in un circolo ARCI della stessa zona. Il ciclo di incontri settimanali prevedeva la presenza dei maggiori poeti del momento: le donne rigorosamente col doppio cognome e gli uomini con la doppia residenza, i nuovi quarti di nobiltà. Quel pomeriggio era dedicato a un poeta argentino che vive tra Milano e Parigi, poco presente in libreria ma sempre in prima fila nel rilasciare interviste vibrate e nel firmare gli appelli giusti su tutti i temi di scottante attualità. (more…)

Suicidi ipotetici

aprile 20, 2009

suicidioQuando ero nella redazione di Nazione Indiana, il blog letterario collettivo di cui fanno ancora parte Roberto Saviano, Gianni Biondillo e altri scrittori noti, io mi sentivo un po’ Calimero, il più sconosciuto di tutti. Mi fece una certa impressione quindi scoprire che fra gli articoli più letti di sempre lì dentro uno dei miei era il secondo, subito dopo un pezzo dell’autore di Gomorra. Non dipendeva dalla bellezza del testo, ma solo dal tema affrontato, meglio ancora: dal titolo, che era Tecniche di suicidio. Ora che ho aperto questa piccola bancarella webbica, ogni tanto controllo le statistiche. I dati sono prevedibilmente sconfortanti, tuttavia, avendo qui pubblicato scritti inediti assieme a pezzi vecchi, e fra questi il gettonatissimo Tecniche di suicidio, ho scoperto che il suo fascino è intramontabile ed incontra sempre nuovi lettori. (more…)

Dettagli rivelatori

aprile 20, 2009

glicinePasseggiata domenicale nel parco. Mi fermo al bar con il pergolato stritolato da un glicine secolare. Per alcuni aprile è “dolce dormire”, per altri è “il mese più crudele”, per me è il momento del glicine. Fiorisce già a marzo, ma i toni sono troppo squillanti, ad aprile si stinge un po’, si addolcisce. Mi siedo e ordino da bere. Vicino a me c’è un clone di Oscar Giannino, una caricatura carnascialesca del dandy. Mi chiede una sigaretta e con un sorriso idiota mi fa i complimenti per le calze viola, “peccato però” – aggiunge – “per le scarpe che non c’entrano niente”. “Io ho sempre qualcosa che non c’entra niente”, rispondo, e in quell’istante mi accorgo che non è solo una battuta.

Le beffe dell’inconscio

aprile 20, 2009

oscarIeri mattina mi sono svegliato con una spessa inquietudine. Avevo sognato di essere alla cerimonia degli Oscar, dove venivo premiato come miglior attore non protagonista della mia vita.

Il monumento all’amante ignoto

aprile 19, 2009

lapide_romanaL’angolo di Milano che amo di più è in via degli Speronari, vicino al Duomo. Lì, di fianco a una pasticceria famosa per i suoi cannoncini alla crema, c’è il campanile di San Satiro. Ad altezza d’uomo vi hanno inserito una lapide romana scorciata. In quel periodo scarseggiavano i materiali di costruzione e si usava di tutto. La lapide è stata collocata di traverso, ed è scorciata a tal punto da rendere anonimo il suo titolare. Nell’antica Roma le lapidi svolgevano una funzione promozionale, pubblicitaria, venivano esposte lungo le vie più trafficate, e le dimensioni, la qualità della pietra e la bellezza della grafia scolpita fungevano da status symbol. Nel testo ci si autorappresentava al meglio. I più vantavano parentele altolocate seppur lontane, un po’ come se oggi si dicesse che il morto aveva un cugino sottosegretario o viveva in un attico e possedeva una Porsche Cayenne. Quella in via degli Speronari è di un servo, l’ultimo gradino della scala sociale, un mero attrezzo da lavoro dotato di voce (instrumenta vocalia), come allora veniva considerato. Questo servo non dice niente di sé. Dedica solo la sua piccola lapide alla moglie adorata, donna di grandi virtù (coniugi benemerenti) “cum qua vixit sine ulla macula“ (con la quale vissi senza mai uno screzio). In un paio di occasioni lasciai un fiore ai suoi piedi, poi smisi perché mi sentii come i mocciosi dei lucchetti di Ponte Milvio. Forse il modo migliore per omaggiarlo sarebbe quello di andare a trovarlo assieme alla propria donna e baciarsi lì, nel luogo dove si ricorda il suo amore. Oggi lo smog sta corrodendo l’iscrizione, e ormai più che leggerla la si intuisce. Fra poco, della vita di quello schiavo innamorato si sarà persa ogni traccia, a meno che esista una memoria dell’universo, come congetturarono i teosofi.

Lo Strega a Scarpa

aprile 19, 2009

scarpaHo finito da poco di leggere Stabat mater, di Tiziano Scarpa, un libro originale, profondo, deliziosamente inattuale, diverso da tutti i suoi precedenti e da quanto viene pubblicato oggigiorno. Lui è uno dei talenti letterari più versatili che conosca, pur rimanendo fedele alle ossessioni di sempre: il corpo e la lingua. Sul giornale di ieri si diceva che Einaudi vuole candidarlo allo Strega in sostituzione di Del Giudice. Spero che lo vinca, e non solo perché lo merita. Sarebbe l’occasione giusta per farsi conoscere dal grande pubblico, e forse pure per smetterla una buona volta con il complesso del secondo, come quando fa il Sancho Panza di Moresco (e purtroppo l’iconografia corrisponde).

Una cover di Epimenide

aprile 18, 2009

sergio-piccolo-012

Sono un autopseuta.

Non è questione di modestia

aprile 17, 2009

franz_kafka-big“A un certo livello della conoscenza di se stessi, e quando ci siano circostanze favorevoli all’osservazione, avverrà regolarmente che uno si veda abominevole […] Si comprenderà che non siamo se non una topaia di miserabili riserve mentali”

(Kafka, Diari, 7/2/1915)