Le immagini della quotidianità

riki-e-ale1C’è una freddura abbastanza diffusa che riguarda la differenza tra il paradiso e l’inferno. Dice che in entrambi trovi persone che ti raccontano le loro vacanze, ma all’inferno ti mostrano pure le foto. In generale era così anche per me, ricordo infatti con ansia certe serate da amici freschi reduci da un viaggio esotico, in cui dopo cena bisognava sorbirsi alcune centinaia di diapositive con annessa spiegazione. L’unico rifugio era il buio necessario per la proiezione, al cui riparo in diversi si abbioccavano. Eppure oggi su facebook è l’unica cosa che mi interessa veramente. Le informazioni personali sembrano una gara a chi scova il film, il libro o la canzone più difficile, e in ogni caso gli interessi dichiarati si assomigliano tutti, sono sempre nobili ed elevati. Ma le foto mi affascinano, mi sembra che dicano molto dell’effigiato. C’è naturalmente l’inevitabile priapismo dell’io, un’infinità di scatti in cui ci autorappresentiamo al meglio, dall’infanzia all’oggi, ma fatta la debita tara restano delle autobiografie per immagini emozionanti per la loro sintesi. In questi album è sempre festa. Le fotografie ci ritraggono soli o in compagnia dei nostri cari durante le gite domenicali, le cresime, i matrimoni, le vacanze al mare, in montagna, all’estero… Siamo noi il nano da giardino di Amelìe, e il mondo è solo il fondale su cui proiettare il nostro ego bisognoso di attenzioni. Le immagini della quotidianità sono rarissime. I luoghi dove passiamo la maggior parte del nostro tempo, come l’ufficio o il negozio, non meritano di essere immortalati, forse perché li viviamo come delle celle anguste e vergognose.

In tutti e tre i rapporti sentimentali importanti che ho avuto, diciamo quelli che hanno implicato una convivenza, la donna con cui stavo detestava i riti della quotidianità: come andare a fare la spesa, per esempio. Arrivo a credere che sia un atteggiamento diffuso fra il genere femminile, sebbene il mio campione statistico non possa dirsi molto rappresentativo. Anche la mia amica Stefanie, che passa a trovarmi in negozio per fare 2 chiacchiere quando deve recarsi al supermercato, dice di non sopportare quell’atto, le sembra che le tolga dignità, la riduca a un numero, a una consumatrice, a un codice a barre, quasi che avesse bisogno dell’isolamento per certificare la propria irriducibile individualità. A me piace moltissimo, invece. Secondo me è lì che si consolida un rapporto, nella complicità di scegliere insieme quello che si cucinerà poco dopo; oppure nell’abbraccio sul divano, un lunedì qualsiasi, commentando una discussione di Annozero, Ballarò, L’Infedele… Non credo che sia sano avere sempre il pensiero rivolto ai giorni di ferie: il week-end a Parigi, il ponte del 1° maggio nell’agriturismo, i progetti per l’estate o per le vacanze di Natale. Equivale a considerare la propria vita per la gran parte sprecata, una lunga ed estenuante sala d’attesa della felicità. Ovviamente pure a me piacciono le vacanze, in cui non si è sottoposti a impegni e bisogni tassativi, e oggi che volare in Europa non è più così costoso appena posso lo faccio volentieri. Con tutte e tre le donne importanti della mia vita andai a Parigi. Quando ci vado ho i miei punti fissi: le case degli scrittori e dei pittori che amo, i giardini del Lussemburgo, certi bar, certe librerie, certi angoli discreti, e poi altri luoghi che appartenevano a loro e che ora fanno parte di me. E’ una città che mi rende felice anche solo a passeggiarvi, ma la vera poesia di Parigi, per me, non risiede tanto in quei luoghi, quanto piuttosto nell’immagine serale di una donna in compagnia del suo uomo che tornano a casa dopo una giornata di lavoro con in mano la baguette.

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9 Risposte to “Le immagini della quotidianità”

  1. gianni biondillo Says:

    Poi ci sono quelli che la tengono sotto l’ascella la baguette, così, tanto per aromatizzarla…

  2. elena Says:

    “Con tutte e tre le donne importanti della mia vita andai a Parigi.”
    Caspita! ma.. e avete preso una quadrupla o una tripla e una singola?..

    (scusa non riesco a trattenermi..:))

  3. CalMa Says:

    Io ce le ho messe le foto del mio ufficio su fb 🙂

  4. cristiano Says:

    sergio, io mi ci ritrovo molto in questa attitudine alle gioie della quotidianità. e mi ritrovo molto anche nel fatto che le donne tendono a quintessenziare l’amore nella fuga (i weekend e i voli low cost). mi sembra una prospettiva interessante. quasi da studiare.

  5. francesca genti Says:

    ma… non mi ci ritrovo per niente nella tua descrizione delle donne.
    io passerei (e passo) la vita all’esselunga e sul divano (anche se non guardo nessuno dei programmi che dici).
    le fughe in città d’arte mi fanno venire l’orticaria.
    Parigi mi piace stare nella casa di Gustave Moreau.

  6. emma Says:

    Coltivo un’autentica passione per le foto di famiglia, anche di quelle che non conosco. Mi annoiano invece le foto di paesaggi. Mi attraggono i volti, le espressioni, i gesti e il loro mutare o perdurare nel corso del tempo.
    Detesto andare a fare la spesa al supermercato, ma condivido pienamente il valore che attribuisci al piacere di condividere piccoli riti quotidiani, spazi casalinghi, abitudini, in sostanza tutto ciò che solitamente viene definito con il termine spregiativo di “routine”, ma che è il terreno di prova decisivo per ogni relazione.

  7. monicavannucchi Says:

    Come la mettiamo? Detesto i supermercati (la spesa la faccio nei negozi piccolipiccoli, un po’ qui , un po’ lì, oppure nei mercati veri, tipo a Roma Piazza Vittorio). il divano mi piace molto ma nelle mie case è l’oggetto d’arredo meno presente ( mia madre: ” a casa tua non si sa mai dove sedersi!). Devo appartenere a una strana tipologia, perchè anche per quello che riguarda la quotidianità, i suoi meravigliosi punti fermi per un poco mi appassionano e, da un giorno all’altro, prendo a detestarli!
    Le foto di famiglia invece, quelle sì, che goduria!…

  8. sergiogarufi Says:

    faccio un discorso un po’ generale. credo che ci potrebbero essere delle ovvie motivazioni storiche e culturali, come sospetta cristiano, per spiegare questa supposta allergia femminile alla routine domestica, come per esempio la spesa per la cena, e probabilmente si spiegano con il fatto che sono incombenze che ancora oggi gravano soprattutto su di loro, e solo in piccola parte vengono sbrigate dai loro compagni. per secoli le donne hanno vissuto agli “arresti domiciliari”, passando dalla cucina al letto, se oggi molte lo vivono come una cella non sorprende più di tanto. è cmq una mia supposizione basata su un campione statistico molto esiguo, se pensate che sia falso sarò stato sfortunato, non so. leggendo le poesie di francesca, alcune proprie ambientate all’esselunga, si intuisce che per lei la quotidianità può essere fonte di sorprese e non è vissuta come una condanna. poi citavo il divano non come un luogo detestato dalle donne, ci mancherebbe, era solo un esempio (così come le trasmissioni citate, viste come occasione di dialogo, mentre altre si guardano in modo più passivo) di stare insieme in casa. come emma e monica amo le foto delle persone e non provo alcun interesse per i paesaggi visitati o i personaggi illustri che si mostrano come punti di riferimento. sarei molto curioso di vedere le foto dei miei “amici” feisbuchiani a casa o in ufficio, purtroppo mauro (calma) mi sa che è un’eccezione.

  9. krauspenhaar Says:

    bellissimo pezzo. e intimamente romantico. (per il divano, non per parigi.)

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