Il chiodo fisso

l'origine del mondo

Diciamolo subito a scanso di equivoci: in arte non si stilano classifiche, e i superlativi vanno adoperati con parsimonia. È una questione di bon ton culturale. E poi, in genere, la passione smodata per le graduatorie, le formule consolatorie (il genio è 90% traspirazione e 10% ispirazione), le simmetrie dei chiasmi e i rigidi aut aut da tertium non datur è tipica degli sprovveduti.

Da una parte questa fissazione tradisce – nel duplice senso di rivelare e fraintendere – il bisogno di sicurezze, di punti fermi cui aggrapparsi come naufraghi nel mare indistinto della soggettività; e dall’altra denuncia una scarsa dimestichezza col vocabolario, cui si preferisce l’algida e rassicurante oggettività dell’algebra, il fascino che esercita un mondo dal quale è escluso l’io. Ma la matematica non è in grado di spiegare l’estetica, e l’essenza dell’arte non si può ridurre a una mera formuletta, come quella del professor Evans Prichard nel film L’Attimo fuggente, in cui si sosteneva che era possibile calcolare scientificamente il valore di una poesia mediante un grafico di ascisse e ordinate. Giusto come scherzo, ed essendo consapevoli dell’arbitrarietà e dell’inconsistenza di tali graduatorie (sia che provengano da illustri sconosciuti o da Maestri Venerabili), è lecito parteciparvi, indicando le proprie predilezioni artistiche.

Fra i grandi scrittori che osarono esporsi in questo modo non si può non segnalare John Ruskin, che in St. Mark’s rest, del 1877, affermò che le catatoniche Cortigiane del Carpaccio al Correr, poi rivelatesi due mogliettine annoiate nell’attesa del ritorno a casa dei rispettivi coniugi, rappresentavano “the best picture in the world […] and I know no other picture in the world can be compared with it”. Poi Aldous Huxley, che in Along the road: Notes and Essays of a tourist, del 1925, scrisse che la Resurrezione di Piero della Francesca a San Sepolcro è “the greatest picture in the world”; e anche John Mortimer, scrittore e drammaturgo inglese, che nel romanzo Summer’s Lease dichiarò la medesima passione pierfrancescana, indirizzando però il suo superlativo ossimorico sulla raffinata sciarada della Flagellazione (“undoubtedly the greatest small picture in the world”).

Marcel Proust, invece, pose in cima al proprio canone la Veduta di Delft di Jan Vermeer, come scrisse in una lettera dell’1/5/1921 all’amico e critico d’arte Jean-Louis Vaudoyer (“le plus beau tableau du monde”); quadro che si recò a rivedere in occasione di una mostra di artisti olandesi al Jeu de Paume un anno prima di morire (più o meno come fece Bergotte ne La Recherche). Nathaniel Hawthorne da parte sua affermò: “Il quadro più bello del mondo, ne sono convinto, è La Madonna della seggiola di Raffaello (Diario, 10/6/1858). John Ashbery – il poeta di New York tradotto da Aldo Busi -, pur amando molto Caravaggio (si veda la lirica Caravaggio and his followers), è invece sedotto dall’Autoritratto in uno specchio convesso del Parmigianino, tanto da ispirarsi a quel dipinto per la sua omonima raccolta di versi. Il narratore e poeta olandese Cees Nooteboom confessa, in Verso Santiago, il suo amore per l’enigmaticità e l’inesauribile polisemia de Las Meninas di Velasquez; opera che affascinò, fra gli altri, pure Michel Foucault. E ancora Thomas Bernhard, per bocca del protagonista di Antichi Maestri, dimostra di essere letteralmente ossessionato da L’Uomo con la barba bianca del Tintoretto (conservato nella Pinacoteca di Vienna); dipinto che considera, seppur per motivi molto personali, superiore a qualsiasi altro. Il superlativo più provocatorio, in questo senso, spetta a Karl Heinz Stockhausen, che in tempi di ready made e video arte ebbe l’idea di definire l’attacco alle torri gemelle come “la più grande opera d’arte mai realizzata”; e difatti le immagini di quella tragedia conclusero il percorso espositivo della mostra Il Male. Esercizi di pittura crudele, allestita qualche anno fa nella palazzina di caccia di Stupinigi.

Per quanto riguarda lo scrivente, il migliore è L’Origine du monde di Gustave Courbet. Questo capolavoro assoluto, acquistato nel 1955 da Jacques Lacan come dono per la moglie Sylvia, entrò a far parte delle collezioni nazionali francesi 40 anni più tardi, ed è oggi esposto al pubblico in una sala del lezioso e aulentissimo Museo d’Orsay.  L’Origine du monde è un dipinto geniale che raffigura la più sensuale cosmogonia mai concepita; una cosmogonia laica e carnale che rispecchia fedelmente il nostro spirito del tempo e s’acquatta nell’occhiuto e cariddico monte di venere, cioè là dove la selva oscura combacia con la natural burella. Maurizio Calvesi lo considera addirittura una Vergine annunciata in chiave moderna, come la Maria del film di Godard. Non più la grotta, o l’angelo, o la pudicizia, bensì la totale e serena accettazione del Fato, la resa incondizionata al proprio destino. Da sempre, da prima ancora di conoscere la tela di Courbet, ero ossessionato da quell’immagine. Una specie di chiodo fisso.

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18 Risposte to “Il chiodo fisso”

  1. antonio lillo Says:

    😀 sei un grande!

    io ero in dubbio, leggendo, fra la dama con l’ermellino di leonardo e il grande vetro di duchamp ma tutto sommato quello di courbet è un chiodo che coinvolge parecchio anche me (e non solo)…

  2. franz krauspenhaar Says:

    ma stockhausen intendeva l’attacco alle torri filmato dalla Fox o dalla CNN? c’è differenza.

  3. sergiogarufi Says:

    @franz
    rete4 🙂

  4. emma Says:

    Quello di Courbet non è un quadro, è un catalizzatore di emozioni contrastanti e simultanee. Condivido, nell’atmosfera rarefatta e affettata del Museo d’Orsay ti colpisce come un pugno allo stomaco, un po’ come ritrovarsi seduti di fianco a Bukowski durante un ricevimento del principe Giovannelli.

  5. manginobrioches Says:

    Mi aspettavo di leggere un’altra firma, in calce. So di almeno un altro, con lo stesso chiodo fisso. Ci ha costruito addirittura un’arte di governo…

  6. sergiogarufi Says:

    @mangino
    visto lo spirito del tempo ho cercato di adattarmi, magari fa curriculum 🙂
    @emma
    o come stare seduti con franz a un reading poetico… 🙂
    @antonio
    grazie. è ovvio che era uno scherzo, anzi uno scherzo pedante, in fondo il pedantismo è una strategia antiemotiva, e l’arte il refugium pedantorum per eccellenza. se dovessi dire il mio preferito avrei mille dubbi, forse uno di caravaggio, forse…

  7. dario Says:

    proprio in questi giorni nutro le mie piccole ossessioni personali leggendo il lavoro di Daniel Arrasse sul dettaglio in pittura: anche lui cita il quadro di vermeer e l’episodio di bergotte, subito dopo parla di Rilke, e della predilezione del poeta per la Vergine di Lacques di Jan Van Eyck: “et tout à coup je désirai, je désirai, oh! désirai de tout la ferveur de mon coeur a jamais été capable, désirai d’etre non pas l’une de petite pommes de tableau, non pas l’une de ces pommes peintes sur la tablette peinte de la fenetre -meme cela me semblait trop de destin… Non: devenir la douce, l’infime, l’imperceptible ombre de l’une de ces pommes- tel fut le désir en lequel tout mon etre se rassembla”…

  8. sergiogarufi Says:

    bellissimo questo brano di arrasse, l’ombra, grazie dario non lo conoscevo. quante cose ci sarebbero da leggere, non basta una vita…

  9. dario Says:

    eh, non son stato abbastanza chiaro, la citazione è di rilke…

  10. dario Says:

    ..e Arasse si scrive con una R. la fretta!

  11. sergiogarufi Says:

    avevo capito male io, allora cercherò rilke. grazie ancora dario.

  12. dario Says:

    …credo di ricordare sia tratto dalle ultime pagine de “il testamento”, testo che io non conosco; mi pare che l’edizione tea in commercio (trovato con google) abbia in copertina proprio quella madonna di van eyck, dunque tutto torna…

  13. sergiogarufi Says:

    grazie dario, se vengo a venezia mi piacerebbe chiederti di farmi da cicerone.

  14. dario Says:

    fammi sapere, se ci passi…ci conto! e come sempre, grazie a te per i tuoi pezzi…

  15. antonio lillo Says:

    figa la nuova foto! 😉

  16. gianni biondillo Says:

    Non ci sono più le belle fighe pelose di una volta, ormai sono tutte depilate, similpuerili, pseudopedofile…

  17. sergiogarufi Says:

    ciao antonio, meglio così, eh?
    gianni, e tu che ne sai? 🙂

  18. Giuseppe Says:

    Ho trovato un dipinto di Jan Theuninck con il nome Phalluzoïde ou L’Origine du Sexe
    Phalluzoïde (Please do not touch, lick, stroke or mount this artwork) by Jan Theuninck, 1999

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