Archive for giugno 2009

Copia e incolla

giugno 27, 2009

macaco

Ho copiato il giovane Holden. Nel libro di Salinger lui dice che quando legge un bel libro gli viene voglia di telefonare all’autore per chiedergli delucidazioni. Io ho telefonato a un personaggio. Lo si incontra a pag. 383 de Il disordine perfetto, il bel saggio di Marcus Du Sautoy (Rizzoli). Il personaggio in questione si chiama Leonardo Fogassi. L’episodio che lo vede protagonista è una delle storie più affascinanti che mi sia capitato di leggere. Si svolge in un laboratorio scientifico dell’Università di Parma, un giorno imprecisato di 18 anni fa. Fogassi stava indagando su quali neuroni si accendono nel cervello quando le scimmie muovono le mani in determinati modi. Questi neuroni sono chiamati “neuroni motori”, perché presiedono alle capacità motorie. Assieme a Vittorio Gallese e Giacomo Rizzolatti, con i quali conduceva queste ricerche, Fogassi aveva attaccato degli elettrodi alla corteccia frontale delle scimmie, in modo tale da individuare quali neuroni si accendono per ogni specifico movimento. Quando gli elettrodi erano collegati a una particolare zona del cervello, ogni volta che la scimmia allungava la mano per prendere una nocciolina la macchina emetteva un suono, per indicare che i neuroni si stavano accendendo. (more…)

Annunci

Aretino redivivo

giugno 25, 2009

aretino

Un classico delle polemiche politiche è quello di accusare l’avversario appoggiandosi all’autorità di qualche esponente dello schieramento avverso. Questo espediente dovrebbe fugare ogni possibile sospetto di disonestà intellettuale. E’ il caso ricorrente delle violenze israeliane sui palestinesi, in cui la prima preoccupazione del giornalista filoarabo sembra essere quella di procurarsi qualche voce israeliana illustre che supporti la condanna. In questi giorni, la campagna mediatica sull’emergenza morale è alla disperata ricerca di defezioni eccellenti nello schieramento di centrodestra. Alla radio e sui giornali si interpretano i silenzi imbarazzati di Fini a proposito del comportamento del premier, ma più di tutto si desidera l’avallo di un’opposizione interna chiara e decisa, e questa pare provenire dalla voce isolata di Giuliano Ferrara, citato pure ieri da Gian Antonio Stella sul Corriere come esempio clamoroso di un berlusconiano fedelissimo che gli avrebbe ora girato le spalle di fronte alla situazione indifendibile.
Vorrei ricordare, a Stella e ai tanti altri che lo chiamano in causa, il piccolo dettaglio che Ferrara è un dipendente di Veronica Lario, proprietaria del giornale Il Foglio; per cui la sua posizione attuale mi risulta molto poco coraggiosa e anzi perfettamente in linea con quella del suo editore di riferimento. Ferrara è, in fondo, il degno erede di Pietro Aretino, cui somiglia non poco, e forse giova a questo punto evidenziare l’icastica e sprezzante descrizione fatta da Federico Zeri nel suo La percezione visiva dell’Italia e degli italiani, che secondo me calza a pennello anche al cicciopotamo. Analizzando i due ritratti tizianeschi (esposti alla collezione Frick di New York e a Palazzo Pitti a Firenze) alla luce dei suoi scritti e della sua biografia, lo storico dell’arte ne traccia un profilo impietoso:

“E’ l’arroganza svergognata del moralista nutrito di vizio, la tronfia gestualità di un potere costruito sul ricatto, il cinismo impunito di chi ha i mezzi per formare l’opinione pubblica […] rappresenta il filone dell’intellettualità nostrana che è poi confluito nel giornalismo (un genere del quale proprio l’Aretino è considerato inventore e padre) […] è l’immagine degli italiani in quei tratti di licenziosità, condotta ambigua e tradimento, secondo cui sono stati a lungo, e sono ancora oggi noti un po’ ovunque.”

L’amore al tempo del Lodo Alfano

giugno 22, 2009

susanna e i vecchioni, del guercino

Chi vuol far l’americano

giugno 21, 2009

olivie

Forse è ingiusto accusare Wu Ming 1 di snobismo linguistico, come ha fatto qualche critico, per aver scelto di dare un titolo inglese al suo recente saggio (New Italian Epic) . E non tanto per il fatto che tutto nacque durante un seminario in una università canadese, quanto perché secondo me corrisponde perfettamente a un certo modo di intendere la scrittura e il fare artistico. Più volte infatti mi è capitato di leggere su qualche blog letterario una discussione a proposito dei romanzi storici del collettivo, e l’impressione che ne ricavavo era che ci tenessero molto a evidenziare l’acribia documentaria che sosteneva la narrazione, i lunghi e pazienti anni spesi a consultare le fonti e perlustrare i luoghi dell’ambientazione. Di per sé naturalmente è cosa lodevole, ma quell’accento insistito, anche considerando la deliberata – e inevitabile – quota di invenzione insita in ogni romanzo, mi sembrava che ai loro occhi valesse quasi come garanzia della qualità dell’opera. E questo è tipicamente americano così come è poco nostro; nostro intendo di europei. Mi veniva in mente il celebre aneddoto che riguardava Laurence Olivier e Dustin Hoffman, i protagonisti del film Il maratoneta. In quell’occasione il grande attore di teatro inglese rimase stupito nel vedere il collega americano che prima di girare la scena della corsa intorno al lago si fece 20 giri del percorso per immedesimarsi meglio nella parte. Alla fine, mentre era tutto ansimante e sudato, Olivier gli chiese: “ma non facevi prima a recitare?”

Ciò che fa la differenza

giugno 21, 2009

Bibliografia di un amore

giugno 19, 2009

urgaruf1

La prima e ultima volta che vidi Stefanie fu su un treno. Che non fosse un caso lo capii tardi, da un catalogo d’immagini di Luigi Ghirri che lei stessa mi regalò tempo dopo, in cui l’unico autoritratto immortalava il grande fotografo seduto su una panchina di una piccola stazione ferroviaria emiliana, con alle spalle appeso a muro l’orario delle partenze e degli arrivi. Stefanie fu il mio treno, la mia grande occasione. Un treno che persi, come tutti gli appuntamenti importanti della mia vita. Forse era giusto così. Stefanie è un luogo di transito, ha bisogno di essere sempre in movimento, da questo dinamismo trae l’energia necessaria per andare avanti.

(more…)

La letteratura contemporanea sta dando i numeri

giugno 17, 2009

tabella1_thumbnail

La letteratura contemporanea sta dando i numeri. Di recente Amazon ha inserito le statistiche su molti dei suoi libri in commercio. Queste statistiche mostrano parecchi dati: dal numero totale delle parole di un libro, a volte comparato col prezzo (“Infinite Jest è un affare, 39.574 parole a dollaro!”), alla media di parole per frase, fino alla percentuale di vocaboli complessi presenti nel testo (e per complessi s’intende di lunghezza superiore alle tre sillabe), che vengono interpretati come indici di leggibilità dell’opera. Va da sé che l’invito ad assecondare le ischemie dell’attenzione di un pubblico di lettori sempre più distratto non genera automaticamente chiarezza comunicativa, bensì un linguaggio balbettante, fatto più di sentenze lapidarie che di ragionamenti; al punto da far sospettare che il registro gnomico di molta letteratura sapienziale che affolla le classifiche di vendita sia chiamato così proprio per la brevità delle sue espressioni. (more…)

La geocritica del Manga

giugno 14, 2009

manganelli

Mentre la critica letteraria viene data quasi unanimemente per spacciata o agonizzante, e ci si divide tra chi vorrebbe munirsi di vanga e chi farebbe l’ultimo disperato tentativo col defibrillatore, le recensioni invece si moltiplicano e si occupano sempre più spesso di ambiti non strettamente letterari. E’ il caso di Piero Sorrentino, che su Il Giudizio Universale recensisce la legge sull’elezione diretta dei sindaci, e di Camillo Langone, autoproclamotosi critico liturgico, con le sue recensioni delle messe pubblicate su Il Foglio. Che si tratti della riprova di quanto andava scrivendo Aldo Busi ne Le persone normali, quando lamentava la singolare “pretesa che tutto vada letto: quadri, edifici, stoffe, spettacoli musicali, pugilato, segni. Tutto, meno i libri”? O che sia piuttosto quell’ “effetto alka-seltzer” di cui parlava nel ‘74 Enzensberger, una sorta di ermeneutica diffusa, per cui la critica non si trova più nelle sue cornici istituzionali, nelle pagine culturali dei giornali e delle riviste, ma, come la pillola che si è disciolta nell’acqua rendendola frizzante, ora sta dappertutto, nei commenti dei blog letterari e nel chiacchiericcio dei talk-show televisivi? (more…)

Passaggi

giugno 11, 2009

W.F. a Portbou 011

Le metafore sono strane, le incontri nei posti e nelle circostanze più impensati. Magari c’è un oggetto o un’immagine che sta sotto i tuoi occhi da anni, ti incuriosisce, senti che è lì lì per dirti qualcosa ma non riesci ad afferrarne il significato profondo, e allora passi oltre, rimandi tutto a un altro momento, tanto nessuno ci corre dietro. Poi all’improvviso, grazie a un incontro fra cose e concetti all’apparenza distanti, ti si svela un mondo. Di recente mi è capitato uno di questi incontri felici. Come ogni buon lettore, quasi quotidianamente vado nella biblioteca della mia città. Lo faccio all’intervallo di pranzo, che nel mio lavoro è abbastanza lungo. E lo faccio anche senza mire particolari, tipo prendere il tal libro in prestito o consultare il tal altro, perché so che semplicemente entrandovi le idee mi verranno da sole, gli stimoli provenienti da tutto quel sapere mi guideranno sulla strada giusta. (more…)

La dimensione del racconto

giugno 7, 2009

monica bellucci

Molti anni fa feci un viaggio in moto in Spagna con una fidanzata. Era agosto, visitavamo posti splendidi, ci fermavamo dove ci girava, senza programmare nulla, eravamo innamorati. L’unica nota stonata erano le sue telefonate quotidiane alla famiglia e agli amici, per sentire i loro problemi e soprattutto per raccontare cosa stava facendo. Mi pareva eccessivo, quasi un attaccamento morboso; e poi mi dava l’impressione che non vivesse pienamente quelle esperienze meravigliose, o le vivesse soprattutto in funzione del racconto che ne avrebbe fatto. Io queste cose pensavo di non farle. Se vado in vacanza stacco completamente, non sento nessuno, cerco di vivere il qui e ora. Però a pensarci bene la dimensione del racconto è ugualmente presente in me, il mio desiderio di autorappresentazione ha solo modalità diverse: non orali ma scritte, perché che altro è la scrittura autobiografica? Forse il bisogno di raccontarsi è qualcosa di ineludibile, a maggior ragione se ci troviamo in una situazione eccezionale, come in quella barzelletta scema del naufrago nell’isola deserta, che parla di un anonimo ragioniere che si ritrova lì assieme a Monica Bellucci. Dopo pochi giorni iniziano a scopare e lui è tutto infoiato, non gli sembra vero di avere la donna più bella del mondo tutta per sé. Finché col tempo l’attrazione per Monica inizia a scemare, lei non sa spiegarselo e gliene chiede il motivo. Gli domanda se ha delle perversioni particolari, gli dice che è disposta a qualsiasi cosa purché lui riprenda ad amarla; e a quel punto il naufrago si confida, le dice: “sì, in effetti ci sarebbe una cosa”. Insomma, vorrebbe che lei si truccasse da uomo. Monica è un po’ interdetta ma accetta, in fondo che male c’è? Lui allora le fa disegnare i baffi, tagliare i capelli, le chiede di parlare col timbro di voce più basso e di farsi chiamare Franco. E a quel punto le dice tutto entusiasta: “Oh, Franco, non ci crederai mai! Sai chi mi sto a scopare? Monica Bellucci!”