Un manifesto poetico

Una volta ho letto sul Diario di Kafka un elenco di attività che aveva incominciato e abbandonato. E’ l’unica volta che mi sono sentito superiore a lui. Il mio elenco sarebbe molto più lungo e avvilente. Fra questi progetti concepiti con grande entusiasmo e mai portati a compimento c’era un piccolo saggio sul tema delle panchine nei racconti di Cechov. Mi ero segnato un sacco di appunti su come spesso lo scrittore russo concentrasse il momento culminante di una narrazione facendo sedere i suoi protagonisti su una panchina. In quella pausa di riflessione, o di diserzione dalle normali attività, e nella contemplazione del paesaggio circostante, può succedere che l’uomo si metta in discussione. Capita per esempio in La signora col cagnolino, quando Anna e Gurov guardano il mare e ripensano a ciò che sarebbero potuti essere se non avessero svenduto i propri ideali giovanili in cambio di un po’ di sicurezza economica. Le ambizioni frustrate, il presente meschino… Quello che favorisce il bilancio di una vita non è tanto lo stop alla corsa frenetica di tutti i giorni, quanto piuttosto l’isolamento e il misurarsi con l’eternità degli elementi, con la grazia e l’innocenza dell’inorganico che ci circonda. Quando lessi  il bellissimo Panchine di Beppe Sebaste mi ritrovai in molti dei luoghi che evocava, ma mi dispiacque per quell’assenza. Ecco, se dovessi citare un brano di un’opera d’arte che per me rappresenta una sorta di manifesto poetico, credo che ricorrerei a una scena del film American Beauty, quella in cui i due giovani protagonisti ammirano la danza del sacchetto di plastica trasportato dal vento in un angolo di una stradina isolata. Scoprire tutta la poesia, la vita, il senso, la lezione di umiltà che si cela nel miracoloso incontro fra l’assoluto e l’insignificante, dietro le piccole cose fortuite che sono sotto i nostri occhi e alle quali non diamo quasi mai importanza, questo mi piacerebbe fare.

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8 Risposte to “Un manifesto poetico”

  1. antonio lillo Says:

    sergio quello che scrivi è molto bello ma io ci provo da una vita e mi dicono che le mie cose sono noiose, al massimo graziose ma tristi… insomma una vera palla come poetica, non funziona, meglio facebook, la comunicazione interattiva proiettata verso il sesso facile… lì sì che ne succedono di cose! parola di zelda, l’ultimo esemplare femminile con cui sono uscito! (grosse tette e nome ingannatore, come da copione)

  2. Gina Says:

    Bel pezzo. Il brano di American Beauty è di una bellezza straziante.

  3. Cinzia Says:

    Adoro quella scena…
    C.

  4. sergio pasquandrea Says:

    Pascal diceva che “tutti i mali del mondo derivano dall’essere incapaci di stare seduti in silenzio in una stanza”.
    Ne parlavo anche con una mia amica che voleva sempre andare in vacanza in montagna perché, diceva, “il mare è noioso, che cosa c’è da fare al mare?”. E io rispondevo: “assolutamente niente; sono in vacanza, ho tutto l’anno per “fare”, ora voglio solo stare sdraiato sotto un pino senza fare assolutamente niente, solo guardare”.
    (Colonna sonora: John Cage, “4’33”)

  5. emma Says:

    La scena della busta in “American Beauty” è la perfetta ipostasi del concetto greco di “thaumazein”, della meraviglia di fronte alla realtà del mondo.
    Grazie, è sempre emozionante rivederla.

  6. sergiogarufi Says:

    ciao cinzia, che bello che sei passata a trovarmi! sapevo che ti piaceva quella scena.
    grazie gina per l’attenzione e il complimento.
    ciao emma, interessante la tua lettura, concordo in pieno.
    ciao sergio, in effetti anch’io penso che molto dipenda da quell’incapacità, e forse pure dal considerare l’inazione un disvalore, roba per sfaccendati.
    ciao antonio, proporselo come obiettivo non significa raggiungerla, ma fb è solo puro cazzeggio, anche se divertente 🙂

  7. Ghega Says:

    L’ avere un manifesto poetico è una cosa che apprezzo in chi riesce a permetterselo, è il conoscersi approfonditamente. Io in tanti anni di attività non sono mai riuscita a cucirmene addosso uno, quando penso di aver afferrato uno scampolo atto a vestire una presunta poetica, va a finire che copre solo un quarto del bue che sto diventando, e si riparte da capo 🙂

    Ghega

  8. Fra Says:

    Forse può interessarti…Siamo un movimento neonato in Roma che cerca di recuperare il sesno del Bello comune, dei semplici e piccoli gesti estetici che rendono bella la vita, veicolo di semplicità e valori lirici…
    dai un’occhiata al nostrop blog, ti farai un’idea più precisa e magari potrai…vederne delle Belle!
    a presto e buone vacanze

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