Aretino redivivo

aretino

Un classico delle polemiche politiche è quello di accusare l’avversario appoggiandosi all’autorità di qualche esponente dello schieramento avverso. Questo espediente dovrebbe fugare ogni possibile sospetto di disonestà intellettuale. E’ il caso ricorrente delle violenze israeliane sui palestinesi, in cui la prima preoccupazione del giornalista filoarabo sembra essere quella di procurarsi qualche voce israeliana illustre che supporti la condanna. In questi giorni, la campagna mediatica sull’emergenza morale è alla disperata ricerca di defezioni eccellenti nello schieramento di centrodestra. Alla radio e sui giornali si interpretano i silenzi imbarazzati di Fini a proposito del comportamento del premier, ma più di tutto si desidera l’avallo di un’opposizione interna chiara e decisa, e questa pare provenire dalla voce isolata di Giuliano Ferrara, citato pure ieri da Gian Antonio Stella sul Corriere come esempio clamoroso di un berlusconiano fedelissimo che gli avrebbe ora girato le spalle di fronte alla situazione indifendibile.
Vorrei ricordare, a Stella e ai tanti altri che lo chiamano in causa, il piccolo dettaglio che Ferrara è un dipendente di Veronica Lario, proprietaria del giornale Il Foglio; per cui la sua posizione attuale mi risulta molto poco coraggiosa e anzi perfettamente in linea con quella del suo editore di riferimento. Ferrara è, in fondo, il degno erede di Pietro Aretino, cui somiglia non poco, e forse giova a questo punto evidenziare l’icastica e sprezzante descrizione fatta da Federico Zeri nel suo La percezione visiva dell’Italia e degli italiani, che secondo me calza a pennello anche al cicciopotamo. Analizzando i due ritratti tizianeschi (esposti alla collezione Frick di New York e a Palazzo Pitti a Firenze) alla luce dei suoi scritti e della sua biografia, lo storico dell’arte ne traccia un profilo impietoso:

“E’ l’arroganza svergognata del moralista nutrito di vizio, la tronfia gestualità di un potere costruito sul ricatto, il cinismo impunito di chi ha i mezzi per formare l’opinione pubblica […] rappresenta il filone dell’intellettualità nostrana che è poi confluito nel giornalismo (un genere del quale proprio l’Aretino è considerato inventore e padre) […] è l’immagine degli italiani in quei tratti di licenziosità, condotta ambigua e tradimento, secondo cui sono stati a lungo, e sono ancora oggi noti un po’ ovunque.”

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8 Risposte to “Aretino redivivo”

  1. sergio pasquandrea Says:

    Erano anni che mi chiedevo a chi somigliasse Ferrara. Ora l’ho capito.
    Il bello è che l’Aretino apprezzò moltissimo il ritratto di Tiziano e scrisse che il quadro “respira, batte i polsi e muove lo spirito nel modo ch’io mi faccio in la vita”.
    Un atteggiamento che probabilmente anche Ferrara condividerebbe.

  2. emma locatelli Says:

    Il paragone Aretino/Ferrara mi sembra quanto mai calzante, soprattutto considerando la recente svolta “teocon” di “cicciopotamo” (e pensare che nel 1992 aveva inveito contro il perbenismo d’accatto della marmaglia democristiana baciapile, rea di aver fatto pressioni su Silvio Berlusconi affinché sospendesse “Lezioni d’amore”, il suo illuminante quanto indispensabile programma incentrato sul sesso).
    Aretino era figlio di una cortigiana, Ferrara ha l’anima di una cortigiana.

  3. kcjones Says:

    Ferrara “è” una cortigiana

  4. gianni biondillo Says:

    Ma come ti vengono, eh? Me lo vuoi dire come ti vengono?!?😉

  5. franz krauspenhaar Says:

    calzantissimo. non ci avevo pensato. avevo sempre pensato che ferrara somigliasse solo a ferrara, che non avesse modelli e precedenti, che fosse un aborto riuscito. e invece… bel pezzo, un colpo di scudiscio al cortigiano, anche lui, indifendibile.

  6. sergiogarufi Says:

    ciao sergio. tiziano era un maestro in questo. jacopo strada, l’antiquario, fu terribilmente preso per il culo nell’autoritratto che glifece il cadorino, e non si accorse di niente.
    ciao emma, non sapevo che aretino fosse figlio di una cortigiana, curioso…
    un saluto a kcjones e un grazie agli amici gianni e franz, sempre troppo buoni…

  7. CalMa Says:

    “Ove il mettrete voi? Ditel’ di grazia”. D’aretino in aretino, in quanto a straparlare male di chi gli stava sui maròni, m’hai fatto venire a mente quell’altro bel tomo di Giorgio Vasari.

  8. luigi weber Says:

    In effetti, anche nel ritratto di Paolo III Farnese con i figli Alessandro e Ottavio, il pennello di Tiziano sembra intinto nel vetriolo. Soltanto Goya sarà altrettanto feroce contro i debosciati macrocefali coronati che era costretto a effigiare.
    E’ divertente che i potenti siano talmente usi a esser blanditi da solerti leccatori di natiche, da non saper nemmeno più riconoscere, quando arriva, un imperituro sputtanamento.
    Prego al tuo pezzullo sul cicciopotamo spregevole una fama pari a quella dei dipinti del Vecellio.

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