L’anima ancora sepolta

de la tour

Per molti, Georges de La Tour è il pittore dei volumi e della notte, in particolare delle scene notturne illuminate soltanto dalla fiammella di una candela. Per me, Georges de La Tour è l’autore della Natività di Rennes, in cui la candela è occultata da una mano, e la luce miracolosa investe soprattutto il volto del neonato. A questo capolavoro Hippolyte Taine dedicò nel 1863 un celebre brano dei suoi Taccuini di viaggio, dove disse che “niente può esprimere quel sonno profondo e avvolgente, come quello che il poverino dormiva otto giorni prima nel ventre di sua madre; la fronte senza capelli, gli occhi senza ciglia, il labbro inferiore abbassato, il naso e la bocca aperti, puri buchi per respirare, la pelle liscia e lucente che l’aria ha toccato a malapena, tutta l’immersione primeva nella vita vegetativa. Il labbro superiore è rialzato, serve tutto per respirare. Il corpicino è incollato e serrato nelle sue rigide fasce bianche come nell’involucro di una mummia. E’ impossibile rendere meglio il profondo torpore originario, l’anima ancora sepolta.”

Già, l’anima ancora sepolta. Spesso mi ritrovo in questa descrizione. La vita imbalsamata delle convenzioni sociali, che mira unicamente alla soddisfazione dei bisogni primari: respirare, mangiare, dormire, quasi che la lotta feroce per il sostentamento ci impedisca di vedere e di pensare, ci riduca a degli animali in competizione l’uno con l’altro; e senza neppure il conforto di una madre che veglia su di noi. I soli momenti in cui mi sono sentito nella pienezza della mia persona sono stati quelli in cui ho amato ed ero corrisposto, nello sguardo inerme e abbandonato di una donna con cui ho fatto l’amore e che mi voleva bene, quando finalmente si getta la maschera e si diventa ciò che si è, per dirla con Pindaro. Restore me to myself, restituiscimi a me stesso: l’eterna e angosciosa invocazione che si rivolge agli occhi dell’amato. Quello sguardo è l’unica cosa in grado di penetrare il profondo torpore e disseppellire l’anima.


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7 Risposte to “L’anima ancora sepolta”

  1. antonio lillo Says:

    non sono un esperto ma mi pare ci sia qualcosa di psicanalitico in questo tuo post in cui si confondono lo sguardo dell’amata con quello della Madre… o almeno ho il sospetto che ci sia ma grazie a dio non sono un esperto 🙂

  2. sergiogarufi Says:

    ciao antonio, se fai attenzione il mio parallelo è fra la condizione vegetale del neonato e quella dell’adulto che non pensa, che si esaurisce nel fare, e lo sguardo dell’amata che può rianimar quest’ultimo non è posto in relazione a quello della madre del piccolo. il neonato farà il suo corso e si desterà col tempo, non grazie allo sguardo della madre.

  3. antonio lillo Says:

    oh ok ho
    capito
    ammetto che da solo
    non ci sarei mai arrivato 😛

  4. lisa Says:

    La luce dovrebbe rappresentare la nascita di quell’anima, e non è il bimbo ad emanarla per il semplice fatto di essere venuto al mondo, gli viene dall’esterno.
    la donna protegge con la mano la luce e priva noi che guardiamo della luce, perché? forse perché ognuno dovrebbe ricevere la sua di luce, e dunque questa non è sepolta in noi ma fuori di noi. Questo spiegherebbe la sensazione di quella “grazia” , pienezza quando si ama e ci si sente amati, perché quello che è il solo momento in cui siamo capaci di ammettere di non avere una nostra anima.

    ciao
    lisa

  5. luigi weber Says:

    Che bello che è questo post, Sergio.

  6. alessandra riva Says:

    Ciao Sergio, questo post mi emoziona particolarmente e non mi stanco di leggerlo.
    Ti ringrazio anche per avermi fatto riscoprire Georges de La Tour.
    Restore me to myself: è uno spunto talmente interessante che varrebbe la pena approfondire con un post dedicato… che ne pensi?

  7. luigi weber Says:

    La cosa bella, poi, è che l’eventuale sguardo dell’amata non ci restituisce mai a noi stessi uguali a come eravamo, anzi. Di solito ci restituisce migliori, o ci dà la forza e lo sprone per essere uomini/donne migliori.

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