Le due metà del bicchiere

baggina

Tutti conoscono la Baggina, o Pio Albergo Trivulzio, insomma l’ospizio per anziani di Milano, e la sua triste fama è dovuta soprattutto al fatto che da lì partì Mani pulite, quando beccarono con le mani nel sacco il mariuolo Mario Chiesa che intascava una tangente. Oggi avevo un appuntamento di fronte all’entrata, verso l’ora del tramonto, e sono rimasto colpito dall’enorme stormo di passerotti che svolazzava canticchiando fra gli alberi del cortile interno. Ho chiesto il permesso di entrare per osservarli più da vicino e questo mio interesse ha sorpreso le portinaie, che trovavano invece la cosa “inquietante”, da film di Hitchcock. Per me era il massimo della poesia, un’eco leopardiana però gioiosa: immaginavo che questi passeri stessero finalmente abbandonandosi al gioco della seduzione dopo una giornata passata a procurarsi il cibo, quando mi è venuta in mente quella favoletta di Gadda (la 180), in cui si racconta di un vescovo che ode il cinguettio degli augelli al tramonto e pensa che quell’armonia celestiale sia il ringraziamento a Dio e insieme una preghiera per la notte seguente, mentre in realtà la vera traduzione di quel canto sarebbe:

“di sò, el mi barbazzàgn, fatt bèin in là…”
“ditt con me?”
“proppri con te, la mi fazzòta da cul!…”
“mo fatt in là te, caragna d’un stoppid…”
“t’avèi da vgnir premma, non siamo mica all’opera qui…”
“sto toco de porséo…”
“va a ramengo ti e i to morti!…”
“quel beco de to pare…”
“e po taja, se no at mak el grogn, …tel dig me, …a te stiand
la fazza…”
“in mona a to mare…”
“lévate ‘a’lloco, magnapane a tradimento!…”
“né, Tettì, un fa’ ‘o bruttone…”
“i to morti in cheba…”
“to mare troja…”
“puozze sculà!…”
“‘sta suzzimma, ‘e tutte ‘e suzzimme!”
“piane fforte e loffie!…”
“chitarra ‘e stronze!…”
“mammete fa int’ ‘o culo…”
“e soreta fa int’ ‘e orecchie…”
“a te te puzza ‘u campà…”
“lèati, porco, ‘e cc’ero prima io…”
“e cc’ero io, invece!…l’è mmaiala!”
[…]
e altre finezze, e maravigliose e dolce istampite del trobàr cortés.”

6 Risposte to “Le due metà del bicchiere”

  1. antonio lillo Says:

    a senso ci arrivo ma non ho capito proprio tutto…
    ma una traduzione letterale per un povero pugliese no?😉

  2. gianni biondillo Says:

    Fantastico. Metà dei dialetti italiani in quelle parole… un maestro..

  3. mariasole ariot Says:

    Splendido, Gadda, e quest’immagine di passeri blasfemi. E guardando a come avanza questo paese,arriverà il giorno in cui anche noi dovremmo metterci a cantare una lingua incomprensibile per poterci permettere la rabbia.

  4. alessandra riva Says:

    Per associazione di idee i dialetti degli uccelli della favola di Gadda mi hanno ricordato la torre di Babele, ma in fondo non dobbiamo andare tanto lontano quando nel nostro quotidiano pur comunicando molto difficilmente ci capiamo veramente, anche se parliamo la stessa lingua.
    Sicuramente alcuni mezzi di comunicazione moderna, sintetici e concisi (tipo chat e sms) offrono solo uno scambio frettoloso e superficiale, che non permette una vera comprensione, una lettura profonda, un vero ascolto.
    Mi piace comunque l’immagine degli uccelli che si abbandonano al gioco della seduzione al tramonto…. la realtà è già abbastanza amara, meglio sognare.

  5. caracaterina Says:

    passeri rissosi come italiani nel traffico dell’ora di punta. e non c’hanno nemmeno il suv …

  6. monicavannucchi Says:

    Grotteschi, questi passeri! spiazzanti, perchè la leggerezza, la grazia, il ritmo dei loro micromovimenti, del loro saltellare e becchettare sembra in apparenza stridere con l’aggressività delle battute che Gadda mette loro letteralmente nel becco. Invece c’è tutto, il ritmo è rispettato, la prepotenza e la tracotanza , se li guardate bene all’opera su un ramo o intorno ai tavolini di un bar, appartengono loro in modo molto marcato, i passeri nel microcosmo di pennuti che frequenta le nostre città, sono una casta dominante! Rimane da chiedersi: tra le molte lingue, quale riuscirà a diventare quella ufficiale della casta? Ciao Sergino! monica

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