Un mondo esclusivo

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Leggo su un blog letterario una discussione molto aspra a proposito della nuova legge che istituisce il reato di clandestinità. Si fronteggiano estimatori e detrattori dell’attuale governo. Da una parte chi manderebbe tutti gli extracomunitari a casa loro, e dall’altra chi è per l’accoglienza. La cosa che più mi impressiona è il lessico, e per uno che ama la scrittura non potrebbe essere diversamente. A sinistra si invoca la “tolleranza”, e a destra si pretende la “reciprocità”. Chissà perché, a me suonano entrambe come delle parolacce. “Tollerare” qualcuno per me significa “sopportarlo”, che non è proprio un bel modo di relazionarsi agli altri. E la “reciprocità”, invece, ai miei occhi sottende la cultura del do ut des, del fare il proprio interesse, che non è esattamente il modo migliore per amare il tuo prossimo, come sarebbe nei precetti evangelici a cui quella parte politica dice di ispirarsi. Ricordo quando Berlusconi parlò alla Confcommercio, e affermò che gli elettori di sinistra erano dei “coglioni” perché non facevano i propri interessi. Tutti si scandalizzarono per il “coglioni”, io capii di non aver niente a che fare con quella gente soprattutto per il fatto che considero una cosa molto positiva l’atto disinteressato, difatti l’unico tratto che accomuna le persone diversissime che mi sono care è proprio l’assenza di calcolo, il dimostrarmi il loro affetto facendo cose che vanno contro i loro interessi. Ma questo è un mondo in cui l’egoismo è diventato una virtù, l’attitudine indispensabile per ottenere successo. E’ come “esclusivo”: un resort “esclusivo”, una serata “esclusiva”, una vacanza “esclusiva”; tutti lo usano per darsi un tono, per rendere più appetibile ciò che si vuole vendere o per dimostrare quanto è prezioso ciò che si compra. Forse sono l’unico che sente questo  aggettivo come un insulto. Che brutto mondo, questo mondo “esclusivo”.

3 Risposte to “Un mondo esclusivo”

  1. alessandro zannoni Says:

    persone che compiono azioni verso gli altri senza ricavarne nulla, se non un piacere personale disinteressato, è sempre più raro; e tali persone sono viste con sospetto, un tornaconto devono avere, o un fine imperscrutabile, certo, altrimenti devo essere per forza degli stupidi, non c’è cristo!
    l’egoismo è ben radicato nell’uomo, non c’è dubbio, e non ci sono categorie sociali immuni; e no, quello non si può certo etichettare come sentimento esclusivo.

  2. Gina Says:

    Esclusivo, ovvero che esclude. Chissà che a qualche creativo non venga in mente di pubblicizzare un luogo di villeggiatura “inclusivo”, che ti accoglie, ti coccola, non ti fa sentire diverso.

  3. DaniMat Says:

    Il punto è che, come il tuo articolo puntualizza bene, Sergio, ognuno pensa e si esprime sempre solo per ‘prendere le misure’ dell’altro e vedere che se ne può fare, che ci può ricavare – e questo temo allinei tutti a una più o meno esplicita disumanità. In sintesi, siamo messi maluccio, ma come direbbe Tommaso Landolfi (tanto che traducendo il romanzo breve di Tolstoij, La morte di Ivan Il’jc, lo fece dire anche attraverso la propria traduzione al narratore del piccolo gioiello tostoijano) ci possiamo sempre ‘rifare’, cioè possiamo sempre ‘riprenderci’, con un insperato ‘colpo di reni’ morale forse riusciremo a riguadagnare terreno umano dopo essere sfrenatamente precipitati fino al punto (terribile) della nostra china dove siamo ora. L’unica è incrociare le dita.

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