L’élite di merda

brunetta

E’ sconfortante aver ragione, non permette neppure di cambiare idea (diceva Manganelli). Oggi ho letto su Repubblica l’ultima sparata dell’energumeno tascabile, quella in cui se la prende con “questa élite di merda con la puzza sotto il naso”, rea di aver congiurato per far cadere il governo. All’accusa di volgarità il ministro ha replicato dicendo: “non sono un ipocrita, io parlo il linguaggio del popolo”. Ecco, perfetta nella sua sintesi, l’essenza dell’antielitismo, che a suo tempo qui definii un elitismo massificato. 

Ma cos’è un’élite? Su Wikipedia si designa come tale un ristretto gruppo di persone al quale viene attribuita una generica superiorità rispetto alla restante parte del corpo sociale. Questi privilegi possono essere di varia natura, per cui esistono élite culturali, politiche, economiche, di qualsiasi genere. Ricordo che anni fa, in un newsgroup letterario, un commentatore appassionato di motociclismo e fiero possessore di un bolide giapponese mi accusava spesso e volentieri di avere gusti elitari, mentre lui ostentava letture più semplici e popolari. Peccato che, quando la discussione virava sulle due ruote, il patito delle giapponesi  non mancasse mai di sfottere i proprietari degli scooteroni, ritenuti naturalmente inferiori. Questo anche per spiegare quanto la dialettica élite-massa sia non solo ineliminabile e a volte inconsapevole, ma addirittura costituisca il motore della società. 

L’antielitismo è il frutto di questo scontro, fondandosi in sostanza sul rifiuto o il disprezzo del principio di autorità. A suo modo è una forma di aristofobia, ossia di denigrazione delle eccellenze. La piramide viene rovesciata, al vertice allargato c’è il popolo, non per niente ci si vanta di usare il suo stesso linguaggio e si cita spesso l’espressione “popolo sovrano“, quasi fosse il vero re di questa monarchia diffusa e senza sudditi. Ne discende che gli unici privilegi accettabili sono quelli che possono vantare questo tipo di investitura: quindi ok i politici ma non i magistrati, o i docenti universitari, o last and least gli intellettuali. I continui appelli ai risultati delle elezioni o alla fiducia accordata dai sondaggi intendono appunto ribadire questo concetto, soprattutto in contrapposizione ai poteri di controllo (stampa, giudici ecc) che non si uniformano alla volontà dell’esecutivo.

Che tutto ciò sia una truffa ai danni dello stesso “popolo” che si vuole blandire è più che evidente, se non altro perché chi denigra le élite ne fa parte a tutti gli effetti: Brunetta infatti è un ministro con reddito, potere e privilegi che l’uomo comune si sogna. Ma la cosa che non finisce di stupirmi, e qui mi riferisco all’ambito culturale, è quanto abbia attecchito pure a sinistra questa filosofia demagogica figlia dell’ideologia di mercato, con gli scrittori fintorivoluzionari che sposano l’assiologia quantitativa, inneggiano alla dittatura delle classifiche e beatificano il successo di pubblico perché “il cliente ha sempre ragione”; dal che si evince che esiste un’unica élite che conta veramente, ossia quella che conta i soldi, quella economica. E’ il censo il solo arbitro dei destini individuali. In questo senso Brunetta ha ragione: l’élite di merda esiste eccome, è quella che finge di non essere tale.

12 Risposte to “L’élite di merda”

  1. sergio pasquandrea Says:

    L’altro giorno ho detto a mio cognato che per me il defunto maicbongiorno era uno squallido pallone gonfiato, cafone e ignorante come una capra. Mi ha risposto: “Era uno del popolo”.

  2. sergiogarufi Says:

    Sì, era uno del popolo che villeggiava a Montecarlo e viveva in un attico milanese con dei Canaletto appesi a parete. La cosa più avvilente di queste commemorazioni è stata la denigrazione di Umberto Eco per aver scritto quel capolavoro profetico che fu “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, e il fatto che si discutesse di nominare senatore a vita il secondo e non il primo.

  3. gianni biondillo Says:

    Ehi, voglio essere anch’io “uno del popolo”, così almeno mi compro una casa di 200 metri quadrati e ci appendo un po’ di Canaletto e Vermeer vari.

  4. lettrice Says:

    temo che la cultura sia un inattuale, almeno qui da noi.

    come dici, l’èlite è di merda, ma c’è.
    cioè questa élite prende quantitativamente quasi tutto il posto dell’élite, con il bel risultato di dare un aiuto a chi elitario solo nel censo*, non se ne frega di nulla di usare il suo privilegio per costruire un mondo bello.

    questo il paradosso dello slittamento demagogico della sinistra: non è popolare, il popolo, come dici è un’altra cosa.

    davvero non capisco cosa inganni la sinistra.

    non c’è altra spiegazione: la malìa del potere, la cattedra.
    o per i buonisti la necessità morale di andare al governo per “mandare via berlusconi”.

    mi sa che è un altro caso di piramide rovesciata, mi sa che la sinistra deve partire dal basso, non dall’alto.
    in politica però, sul territorio.
    appunto la differenza tra popolo e massa.

    che la sinistra lasci stare la cultura.
    e che la cultura lasci stare la sinistra.
    questo imbrigliamento ha fatto danni a sufficienza.

    *(secondo me l’élite del denaro non esiste, esiste come dici la dittatura del denaro, valida ugualmente per chi di denaro ne ha e per chi non ne ha, quasi un meccanismo privato. ma questo è un altro discorso)

  5. paolo ferrucci Says:

    Su Mike Bongiorno son perfettamente d’accordo: è stato il “finto semplicione” che ha fatto da braccio armato a B. per ridurre in pappetta la consistenza culturale e civile di gran parte della popolazione.
    Su Brunetta anche: non mi stupisce questa sua furia mal repressa, immaginiamo quanto possa esser stato fin da ragazzo preso in giro ed escluso per la sua (davvero antiestetica) piccolezza; quasi mi fa venire in mente le grandi frustrazioni del giovane Hitler…

  6. giuseppe Says:

    cosa vuol dir avere un metro e mezzo di statura,te lo rivelan gli occhi e le battute della gente,o la curiosita’ di una ragazza irriverente ,che vuol saper se e’ vero quel che si dice intorno ai nani….che siano i piu’ forniti della virtu’ meno apparente …tra tutte le virtu’ la piu’ indecente

  7. dario Says:

    no, temo che il discorso sull’altezza ci porti fuori porto, il risentimento del nostro è lo stesso degli “ex socialisti”, costretti ad andare a destra per trovare una rivincita, speculare in questo al suo collega e conterraneo Sacconi… i rancorosi ex-sinistri-moderati-ora-destri-populisti vantano numerosi rappresentanti anche tra i giornalisti, mi vengono in mente guzzanti e pansa… interessante anche il “destro” che, per indignazione, si trova nello scieramento sbagliato: travaglio, di pietro… credo davvero, comunque, che la taglia non sia così importante…

  8. dario Says:

    “…ci porti fuori porto…” è un semi-lapsus che mi piace, non era voluto.

  9. corrado Says:

    io sono un gnorante della miseria, ma me mi sembra che c’avete da far nagot voialter. va a laurà baloss

  10. paolo ferrucci Says:

    Son d’accordo con Dario, il mio discorso sulla statura rimane in effetti un’osservazione folcloristica, mentre il nocciolo della rivalsa sta altrove, ha le radici nella recente diaspora politica. M’interessa il riferimento agli scrittori “fintorivoluzionari”: mi piacerebbe studiarne le caratteristiche e le peculiarità, i comportamenti, le motivazioni…

  11. lettrice Says:

    Su finanza, merito, cultura e Stato, ecco come la mettono insieme nella nuova destra sociale. Un banale delirio la tesi di fondo, sono interessanti però le parole, il modo in cui la destra pensa le parole della sinistra.

    http://www.libertiamo.it/2009/09/22/a-proposito-di-brunetta-riforme/

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