La pena della forma

cetaceo spiaggiato

Di solito in vacanza la gente tende a fare l’opposto di quanto faceva durante l’anno, e, in ossequio a questo precetto, in vacanza io non leggo. O meglio, non mi porto libri appresso. Due estati fa, forse per l’eccessiva astinenza, mentre attendevo il volo di ritorno comprai all’aeroporto un saggetto succoso che s’intitola Semplicità insormontabili, scritto da Roberto Casati e Achille Varzi. E’ una raccolta di 39 brevi storie su paradossi logici e filosofici, e fra queste vorrei segnalarne una in particolare che mi colpì molto. Si tratta di un dialogo telefonico tra un funzionario dell’ufficio elettorale della Casa Bianca e la signora Norma. In sintesi, il primo chiama la seconda per chiedere le sue intenzioni di voto. La signora Norma – nome molto azzeccato – reagisce spazientita dicendo che non ne può più di rispondere tutto il giorno a sondaggisti che la importunano per mille motivi: quale detersivo preferisce, cosa guarderà in televisione, dove trascorrerà le ferie ecc. Al che il funzionario replica che quello non è un sondaggio, bensì delle vere e proprie elezioni. Il nome che pronuncerà la signora Norma sarà il futuro presidente degli Stati Uniti, e questo perché hanno scoperto che lei incarna alla perfezione i gusti dell’americano medio. Ecco la ragione per cui gli istituti di statistica la disturbano e perché è inutile indire nuove elezioni. Norma rimane scioccata da questa rivelazione, piagnucolando rivendica la sua autonomia di pensiero, la propria individualità irriducibile, si dichiara unica e irripetibile, vuole essere originale; e per tutta risposta il funzionario ribatte: “appunto, come pensa l’americano medio”. 

Ora, io non so se questa regola dovrebbe valere anche al contrario, ossia se chi è maggiormente còlto e consapevole di sé dovrebbe aspirare all’indistinzione, o perlomeno non temere di essere confuso nella massa anonima dei suoi simili, però noto che quasi tutte le mie frequentazioni, composte in gran parte da persone istruite, soffrono in fondo la stessa condizione della signora Norma. Negli anni ho passato parecchie vacanze con gruppi di amici che sceglievano sempre come meta di destinazione isolotti sperduti, e all’interno di questi era fatto obbligo di prendere il sole unicamente nelle spiagge più remote, quelle raggiungibili mediante scarpinate fantozziane di mezz’ora fra i rovi. In quelle occasioni credevo che il mio fastidio per questi atteggiamenti nascesse da una congenita pigrizia, che mi porterebbe naturalmente a soggiornare in un comodo alberghetto a mezza pensione sulla riviera romagnola, se possibile fronte mare, con l’ombrellone prenotato e il giornalaio di fiducia. Ma non è solo questo. A  ben vedere, il medesimo atteggiamento m’indispone pure ogni volta che, recandosi al supermercato per fare la spesa, un’amica germanista passa a trovarmi in negozio e mi saluta con un’espressione patibolare, detestando il rito di massa e la folla che incontrerà in quell’ambiente. Resta solamente da capire se la mia idiosincrasia verso il tentativo dei miei amici còlti di distinguersi dagli altri non rifletta a sua volta il mio tentativo di distinguermi da loro. Forse la spiegazione di tutto la enunciò a suo tempo Pirandello, quando affermò  che ciascuno patisce la propria condizione, la c.d. pena della forma, la pena d’esser così e non poter essere altrimenti.

3 Risposte to “La pena della forma”

  1. paolo ferrucci Says:

    Può essere, Sergio, può essere (mi riferisco all’ultima frase).
    Io, fin da piccolo, ho sempre cercato di essere come gli altri, di uniformarmi ai loro codici per essere accettato, ma ho fallito quasi sempre. Son sempre stato fuori moda e fuori posto, sempre diverso (non per decisione mia, sia chiaro). Una vera seccatura, per usare un’espressione minimalizzante.

  2. antonio lillo Says:

    concetto molto occidentale e molto moderno… nelle culture di matrice popolare l’arte è sempre un fatto di comunità in cui l’artista è la voce della sua gente ma non fuori dalla stessa, si perde in essa, e l’opera è l’espressione di un popolo e di un periodo e non di un uomo solo, che fra l’altro viene mantenuto dalla sua gente, perchè gli viene riconosciuto un ruolo sociale fondamentale, quello di collante sociale e memoria storica della popolazione… altro che primitivi, direi! altro che brunetta!

  3. alessandro zannoni Says:

    intanto, caro sergio, potresti iniziare chiamandoti norma…

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