Rinuncio

celest

C’è un aspetto del mio carattere che mi viene rimproverato spesso, e di cui invece vado fiero. L’atteggiamento rinunciatario. Per certi versi è vero: se si analizzano freddamente i dati della mia fallimentare condizione attuale, tutto è riconducibile a quello, quello è la spiegazione di tutto. Io rinuncio, e forse non esiste nient’altro che mi qualifichi e descriva meglio della mia vocazione astensiva. Ma è sempre per viltade che si rifiuta, come vuole il sentire comune? Cosa si cela dietro la mia ammirazione per figure quali Celestino V, Ercole De Maria o Bartleby? Non lo so. So che le rare volte che sono stato contento di me hanno coinciso con delle rinunce sofferte. La rinuncia al sesso con una donna che mi desiderava e non m’interessava. La rinuncia a svergognare qualcuno che pontificava a sproposito su un argomento che conoscevo a fondo. La rinuncia a scrivere per una rivista prestigiosa che aveva sollecitato la mia partecipazione e solleticato la mia vanità.  Rinuncia per me è sinonimo di assoluto. Da ab solutus, qualcosa che ti scioglie, ti libera da vincoli e limitazioni. E la madre di tutte le rinunce è la rinuncia alla vita.

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21 Risposte to “Rinuncio”

  1. antonio lillo Says:

    beh siamo in due.

  2. Bianca Madeccia Says:

    “Dato che io sono colpevole di questo e di quello (io ho, io trovo cento ragioni per esserlo), io mi punisco, mortifico il mio corpo: mi faccio tagliare i capelli cortissimi, nascondo il mio sguardo dietro a degli occhiali scuri (come se dovessi entrare in convento), mi consacro allo studio di una scienza seria e astratta. Come un monaco mi alzerò presto per mettermi al lavoro mentre è ancora notte. Sarò molto paziente, un po’ triste, in poche parole ‘degno’ (…). sarà un piacevole romitaggio, un ritiro spirituale necessario al buon funzionamento di un ‘patetico discreto'” (R.B.)

  3. alessandro zannoni Says:

    bè, sergio, se fossi un tuo amico intimo, leggendo questo post, e magari fossi in casa in mutande a cazzeggiare su internet, mollerei tutto, mi vestirei di prescia e verrei fino a casa tua a vedere se va tutto bene. fino a un certo punto, il testo, mi parla di un Uomo con palle quadrate, ma l’ultima frase mi lascia un retrogusto decisamente troppo… rinunciatario.

  4. sergiogarufi Says:

    ciao alessandro, mi spiace che questo scritto abbia creato dell’apprensione. in realtà esterno un pensiero costante che mi accompagna da tempo e che nel mio caso funziona come un esorcismo. per cui non c’è nulla di cui preoccuparsi. grazie comunque. un abbraccio

  5. elena Says:

    In effetti ho avuto la stessa impressione di Alessandro.
    Quello descritto non sembra affatto un atteggiamento rinunciatario, ma l’esatto contrario: quello di una persona che invece si mette davvero in gioco.
    Se poi al Garuffone piace giocare a fare l’esistenzialista e dire che invece aspira al nulla, stiamo pure al gioco, ma l’impressione è tutt’altra.
    Per questo credo che nessuno alla fine sia corso a casa tua a controllare se avevi chiuso bene il gas.😉

  6. Marina Pizzi Says:

    sì, anch’io rinuncio quasi a tutto, ma non ne sono contenta. è un’ulteriore perdita tra le perdite. rinuncio per panico, per credere di non saper fare, per umiltà, per complesso d’inferiorità, per non espormi, ecc.
    ciao Sergio, Marina

  7. francesca Says:

    concordo con lo zoccolo duro che vede sergio garufi sulle barricate.
    ce ne fossero.
    dire no è più raro che dire sì, a nessuno verrebbe in mente di chiamarlo viltade.
    si chiama libertà, e si chiama coscienza, stare nella parte di questo no necessario.
    è salutare lavorare per questo: acquisire gli strumenti per riconoscere il momento esatto in cui conviene attraversare la soglia del sì.
    salute

  8. clara Says:

    rinuncia, non rifiuto. ecco la chiave.

  9. gianni biondillo Says:

    Ci sono rinunce e rinunce, Sergio: alcune sono eroiche, altre dettate dal quieto (o buon) vivere, altre ancora solo dalla vigliaccheria, non possiamo farne un unico fascio.

    Poi sull’ultima riga aggiungo: prova a fare una cazzata e t’ammazzo prima io, ok?!?

  10. chi Says:

    in caso di cazzata, scusa gianni, ma ci sarei prima io.
    sono in lista d’attesa da giorni😉

  11. paolo ferrucci Says:

    Anche per me, l’ultimo è un pensiero costante che mi accompagna come una sorta di esorcismo, oppure come un’idea di liberazione impraticabile, in quanto incompatibile col mio temperamento. Resta il fatto che la rinuncia, la scelta di non fare, di astenersi è un grande esercizio di libertà. Tante volte mi astengo, mi defilo, rinuncio: eppure questa voglia ferina di non mollare mi perseguita.

  12. monicavannucchi Says:

    Suvvia, confessa che hai voluto chiudere con una frase ad effetto, un colpo di teatro, dato di sbieco, con nonchalance, facendo finta di niente. Nel caso invece tu stessi per fare quella che è stata più sopra definita “una cazzata” mi metto in lista con Chi e con il nostro imperdibile Biondillo! monica

  13. luigi weber Says:

    Scusate se mi permetto, ma io sospetto che le sollecitudini amicali siano qualcosa di molto remoto, come uno spento, grigio, fioco rumore di fondo, presso l’animo di chi eventualmente avesse deciso di passare di là.
    Anzi, sarei semmai tentato di pensare, pur con il rispetto che si deve al mistero di chi vuole rinunciare alla vita, o sarei tentato di temere, diciamo meglio, che non esista quasi niente altro come le “affettuose minacce” degli amici di altrettanto efficace nel far inclinare un aspirante suicida oltre il limite e farlo passare dalla oscura ipnotica fascinazione dell’atto, all’atto stesso.
    Perché davvero, quando sei così stanco – e credo che la stanchezza sia una componente fondamentale nella decisione – l’energia, il vitalismo, l’invadenza, e persino la buona fede, diciamolo pure, di chi ti di apostrofa “non fare cazzate”, o simili, devono suonare come sommamente fastidiose.
    A questo proposito, Sergio, da pensoso e diuturno indagatore del grande enigma del suicidio quale sei, mi piacerebbe sapere il tuo parere.

  14. Lucio Angelini Says:

    A proposito di rinuncia alla vita, non si dimentichi che è piuttosto la vita a rinunciare a noi, a un certo punto. Ma solo nel 100 % dei casi…

  15. monicavannucchi Says:

    Forse sarà vero che le sollecitudini amicali, come le chiama L.uigi Weber, non servono. Spero però che non sia vero che spingano addirittura verso l’estrema decisione! insomma, Sergino, non ci fare preoccupare e batti un colpo, per favore. monica

  16. carolina Says:

    no sergio, tu non rinunci, SCEGLI.
    è molto diverso.
    la scelta è un atto di coraggio

  17. luigi weber Says:

    Sia chiaro, non volevo fare un commento cinico né gratuitamente provocatorio. Parlavo solo del fatto che, finché uno magari è solo un po’ giù, un tantino o molto depresso, avere un amico che rudemente gli dice “ehi su non fare l’idiota, non fare cazzate” etc. etc, probabilmente risulta gratificante. Ti senti solo, sei in crisi, e la pacca sulla spalla funziona più della commiserazione, su questo siamo d’accordo.
    Ma io parlo di chi è davvero lontano, di chi si è incamminato nella terra delle nebbie da tempo. So che certe persone gravemente, patologicamente, depresse, arrivano all’impressionante condizione di non vedere più nemmeno i colori. Di fronte a una tale forma di sofferenza, davvero ci si può illudere di risolvere qualcosa con la grana grossa di un atteggiamento da bar?

  18. monicavannucchi Says:

    No, Luigi non si può. Ma qui non siamo mica al bar, infatti ci sono commenti seri e faceti per tutti i gusti e tutti i livelli di sensibiltà, direi. monica

  19. chi Says:

    a me un caffè macchiato, grazie🙂

  20. Fabrizio Says:

    …Che quindi nasconde l’estremo amore per la vita. La madre di tutte le rinunce è in realtà un atto di plateale protesta contro tutte le somme delusioni, tutte quelle negazioni di amore, di successo, di gloria, di autogratificazione, di riconoscimento, di appartenenza, di salvezza dall’esclusione dall’oblio e dall’irrilevanza, che bloccano, frenano, piegano, e frustrano tutte le nostre più profonde e intense aspirazioni. L’amor di sé è sempre più forte di tutto il resto, ancor di più nel suicida: l’atto estremo è l’orgoglioso atto di accusa supremo contro l’oggetto d’amore, la vita, che ci ha così irrimediabilmente deluso. Come spiegava con la sua implacabile lucidità già il buon Leopardi (che per questo rifiutò il suicidio, pur avendone ben donde). Direi allora, in conclusione, visto il tenore delle tue asserite rinunce, che il tuo amor di sé deve essere molto, molto forte, caro Garufi, e di questo sinceramente mi rallegro per te.

  21. giuseppe Says:

    rinuncio…forse dopo…o mai…

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