Un brutto quarto d’ora

andy

Aveva ragione lui. Sembrava una sparata, una provocazione arguta, un folle paradosso e invece l’utopia è diventata realtà e si è trasformata in incubo: ora per tutti c’è la possibilità di avere il proprio quarto d’ora di celebrità.

La scorsa settimana sono andato al solito ciclo di reading poetici, quello che presi a frequentare come una specie di ansiolitico letterario appena mi separai, più o meno per la stessa ragione per cui il protagonista di Fight club partecipava ai gruppi di sostegno per malati terminali. Ma questa volta non c’era il solito sparuto pubblico di viziosi. Questa volta la saletta coi neon e il perlinato era gremita. Una delle organizzatrici mi si è avvicinata chiedendomi se avrei letto anch’io perché mi si doveva inserire in scaletta, così ho scoperto che erano tutti lì per declamare i propri versi, pubblicati o scritti su un quadernetto. L’uovo di colombo, in pratica. Per racimolare un degno pubblico alla poesia non bisogna invitare gli appassionati di poesia, bensì i poeti, cioè gli appassionati della propria poesia. E in questo modo a ognuno, a turno, sarebbe stato garantito un quarto d’ora di celebrità.

Tornato a casa ho acceso la tv e c’era Maurizio Costanzo che pubblicizzava la ripresa del suo show. Affermava che in 25 anni di messa in onda aveva presentato 33.000 ospiti. 33.000. Una città. Eccolo, mi son detto, l’elitismo di massa, falso come un grande amore. Ma forse la realizzazione dell’utopia  di Warhol annuncia l’imminente fine di quel modo di porsi e relazionarsi agli altri; similmente alle mode, che declinano nello stesso momento in cui si diffondono troppo. Forse siamo vicini a una crisi di rigetto, non per niente al reading collettivo tanti sembravano solo attendere con impazienza il proprio turno. Forse il basta di “Basta apparire”, il sottotitolo del film Videocracy, significa alt, stop, e nel prossimo futuro ognuno aspirerà ad almeno un quarto d’ora di anonimato. Forse.

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16 Risposte to “Un brutto quarto d’ora”

  1. erosmatutinus Says:

    “Lathe biosas”, disse qualcuno tanto tempo fa.
    (Se avessi un blasone, ce lo farei scrivere sopra).

  2. alessandra riva Says:

    “Ama nesciri”. Ciao Sergio 🙂

  3. Bianca Madeccia Says:

    Non potremmo mai incontrarci nella realtà, io invece, quando voglio incontrare persone perbene, come in Harold e Maude, giro per cimiteri 😉

  4. sergio pasquandrea Says:

    mi prenoto per il quarto d’ora di anonimato

  5. chi Says:

    ma cos’è il perlinato?

  6. cristiano Says:

    le rare volte che vado ai reading o alle fiere, e comunque in tutte le situazioni di mondanità letteraria, quello che provo io è il quarto d’ora di estraneità.

  7. Lucio Angelini Says:

    Ricordo che, a metà degli anni ’90, fui intervistato da Tele Alpi Apuane (avevo ritirato un Premio Bancarellino per conto di un’autrice che non era potuta venire e di cui avevo tradotto il libro). E’ da allora che mi chiedo se sia diventato famoso oppure no.

  8. lettore anonimo Says:

    ma hai poi letto qualcosa di tuo?
    _faccina ammiccante_ (non la so fare…)

    a.

  9. sergiogarufi Says:

    mai scritto poesie in vita mia 🙂
    (la faccina ammiccante è punto e virgola, trattino medio e parentesi chiusa a destra)

  10. paolo ferrucci Says:

    Nemmeno io ho mai scritto poesie, Sergio: un altro dato che ci accomuna. 😉

  11. sergiogarufi Says:

    La cosa non mi sorprende, Paolo 🙂

  12. Francesca Says:

    L’anonimato come nuova voluttà, l’ascoltare anziché essere ascoltati come autentico prestigio. Mmm…mi piace moltissimo.

  13. fernando coratelli Says:

    e stasera reply, all togheter, però

  14. franz krauspenhaar Says:

    grandi momenti tonite!

  15. chi Says:

    franz, ti sei esibito a quanto pare :))

  16. gianni biondillo Says:

    Ehi, Sergio: si batte la fiacca in questo blog, eh? :-/

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