Voli low cost

volo

Tempo fa qui avevo parlato di una falsa poesia di Borges (Istanti) che circolava da anni in rete nonostante le numerose e autorevoli smentite. L’avevo definita una versione edulcorata della poesia dell’argentino, un Borges come si vorrebbe che fosse Borges, mitridatizzato, banalizzato in formule facilmente digeribili, qualcosa di simile a Coelho, al Kipling di If, nella cui scrittura predomina il registro gnomico, il tono ieratico e sapienziale, di chi ti spiega come va la vita. Oggi quella poesia è uscita dalla rete ed è approdata alla radio, precisamente a radio Deejay, durante la trasmissione Il volo del mattino di Fabio Volo. Ascoltate qui come la declama, totalmente calato nel ruolo di fine dicitore che sta comunicando grandi insegnamenti morali col sottofondo musicale newagizzante. E fate attenzione soprattutto alle sottolineature di alcuni versi con l’effetto eco della voce. Due, in particolare. Una, a metà, quando dice: “di quello è fatta la vita“; e l’altra nel finale patetico e testamentario: “ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo“. Una volta Raboni, riferendosi alla vulgata turistica dell’argentino favorita dal suo enorme e acritico successo, affermò che “con Borges si viaggia nell’infinito a poco prezzo, e col biglietto di ritorno prepagato; si gusta la vertigine delle alte quote alzandosi di pochi metri”. Mi sembra una sintesi perfetta.

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47 Risposte to “Voli low cost”

  1. antonio lillo Says:

    beh si potrebbe definirla la perfetta poesia dell’era dei media in fondo, nasce dal nulla rifacendosi a precedenti illustri ma annaquati nel qualunquismo più sentimentale, si diffonde a macchia d’olio per puro semplice passaparola, sembra che parli al cuore e invece propina solo degli stupidi slogan del viver sani (e domani statene certi la vedrete abbinata alla pubblicità dell’olio cuore o in disco di antonello venditti) e poi c’è quell’ultimo patetico verso che è un tocco di grazia, il perfetto memento mori della filosofia del consumismo, del goditi tutto e subito prima che sia troppo tardi! commovente come nemmeno lorenzo de medici ha saputo fare! anche se letto da fabio volo fa davvero cagare (se posso dirlo) è addirittura più MELENSO del melenso…

  2. antonio lillo Says:

    annacquati!
    lo so lo so (non vorrei poi si dicesse che faccio la predica e poi cado sull’uccello!)

  3. gianni biondillo Says:

    Minchia! (per dirla in francese…)

  4. alessandro zannoni Says:

    sparare ad uno che caga dovrebbe essere disdicevole, ma tu rendi la cosa divertente e giusta. grazie sergio, sei sempre entusiasmante.

  5. paolo ferrucci Says:

    Sergio, quando sento il nome o vedo la faccia di Fabio Volo metto mano alla pistola (metaforicamente, visto che non ho nemmeno fatto il militare)!

  6. clara Says:

    straordinario, sergio.

  7. Cesare Says:

    C’e’ qualcosa di affascinante in questi falsi. Sarebbe interessante andare a vedere da dove escono fuori, chi li scrive e li mette in circolazione, cercare di capire come e perche’ si diffondono. Qualcuno dovrebbe scriverne.

  8. das Says:

    la vertigine del niente (e non del “nulla”,no: questo è già borges)

  9. nicole Says:

    Qui ti quoto in pieno e anzi…direi che sei stato troppo buono.

    Sono stufa di messaggi subliminali fasulli o pseudofasulli.
    ‘Odio’ Coelho e i suoi libri insulsi. Odio chi scrive cose banali e per giunta alle volte anche indecifrabili.
    Odio chi dice di averli compresi, anche se in realtà non ha compreso un caxxo!

    P.S.
    Bel blog…si mi piace il tuo blog. Fino adesso…

  10. franz krauspenhaar Says:

    beh, odia coehlo, chi scrive cose banali e alle volte anche indecifrabili e… ama troisi?

    i gusti sono gusti? dipende.

  11. Bianca Madeccia Says:

    Vabbé Franz ma qual è il peccato mortale della povera Nicole? Quello di amare cose molto diverse tra loro? Siamo tutti un impasto di mediocrità, normalità e altro. E più si è mediocri e più si tiene a rimarcare la propria lontananza (nei gusti, ma solo in quelli), dall’orrida massa. La genialità è rarissima. Tu stesso, scusa se mi permetto, sei un intelligente ascoltatore e cultore di raffinatissima musica classica e al tempo stesso consideri un maestro quel cantante Strappacore da Vialoni di Viados (per me) che era Franco Califano. Fa parte dell’umana contraddizione, credo. Tutti ne abbiamo. I gusti sono gusti.

    Ora tu pensi che Troisi sia sopravvalutato ma ammetti di non capire il napoletano, e quindi, di non sapere o capire quel che diceva il buon MT. Io credo invece che Troisi sia stato una piccola oasi di delicatezza, un incrocio tra Chaplin e Peppino in tono minore. Commedia leggera, certo. Ma non era volgare, non faceva ‘comicità’ inseguendo donne nude, non giocava sulla gag classica che fa ridere l’italiano medio (tette, sederi, rutti, cadute, amanti nell’armadio). Certo, hai ragione, un marziano. Molte persone l’hanno amato per l’umanità normale che portava in scena. Non macchiette, non personaggi, no, persone. A te non piace, è tuo diritto. Ma perché vuoi costringere altri a somigliarti e a pensarla come te. A Nicole (e anche a me) Troisi, piace. E allora? I gusti sono gusti.

  12. nicole Says:

    Cara Bianca Medeccia…grazie per la garbatissima replica.
    Avrei tolto solo l’aggettivo POVERA. Mi ricorda una persona sgradevole.

    Coehlo a mio avviso vende fumo.
    Troisi verità venate di malinconia e sana ironia.

  13. franz krauspenhaar Says:

    bianca, abbi pazienza: siamo una mistura ecc.; una volta su FB misi qualche link di cantanti napoletani popolari, mal me ne incolse: mi dicesti subito che i miei gusti sono trash.

    ora correggi il tiro. solo che se parli di califano lavati la bocca col bicarbonato; se non altro perchè la tua descrizione non rende giustizia all’intelligenza in senso ontologico.

    i gusti NON sono gusti, a mio avviso. troisi non dico non sia stato un ottimo artista (mentre tu stendi califano come cantore dei viados: sbagliato, il califfo ha cantato le donne, quelle vere, solo come un uomo che le ama profondamente puo’ fare) , però non è stato il grande comico e “poeta” che si dice sia stato. tutto qui. questione di gusti? e il senso estetico, e la forza espressiva? tutte cazzate? sì, tutte cazzate…

  14. franz krauspenhaar Says:

    ps: io il napoletano dei de filippo, lo capisco, quello di troisi no. lui farfugliava, non parlava. era il suo personalissimo stile. ma non venitemi a dire che era comprensibile.

  15. Bianca Madeccia Says:

    @Nicole, il ‘povera’ si riferiva solo al fatto che non appena arrivata (o almeno così mi è sembrato di capire), già ti ritrovavi nell’occhio di un ciclone franzkrauspenhaariano🙂

    (detto con simpatia, specifichiamo tutto che è importante, ho anche messo la faccina).

    @Franz, la questione del dialetto. Napoli. come Roma, e immagino forse anche Milano, ha un dialetto purissimo e riconoscibile da chi è campano. Spostati di pochi chilometri e termini accenti e cadenze cambiano velocemente, fino ad arrivare, ad esempio, a Salerno, dove già senti odore di Basilicata e Calabria e non li capisco neanche io che campana sono per metà. Troisi era di San Giorgio a Cremano e non parlava il napoletano ‘puro’, quello che tutti un po’ orecchiano anche senza conoscere. In più, non arriva dal teatro classico, e quindi non usa la voce di maschera, impostata. Quella che ti aiuta a farti sentire in sale molto grandi senza microfono. Ancora, Troisi porta in scena se stesso, una specie di piccolo Woody Allen nostrano, e cito Woody Allen perché anche questo tipino, porta in scena i suoi tic, le sue mancanze, i suoi farfugliamenti, balbettii, nevrosi, insicurezze. Non è certo l’attore che arriva in scena sicuro di se che da definizioni fulminanti, e che passa 1 ora a enunciare i suoi postulati-sicurezze sul mondo. Non da etichette, fa domande. E su questo suo dubbio, su questa sua esibita incertezza-tenerezza, gioca dall’inizio alla fine.

    Prima puntata. Al resto ti rispondo tra un po’ perché ho il pranzo in tavola. Buon appetito.

  16. nicole Says:

    @Bianca…Non voleva essere un appunto. Ti ho trovata davvero garbata e comprensibilissima.
    E sono d’accordo sul seguito della tua risposta a Franz. Io sono fieramente Terrona, ed è vero, non sempre riesco a comprendere il dialetto stretto. Ad una manciata di kilometri, trovi lingua, usi e costumi diversi.

    P.S.
    Non sono di solito così acida, ma se vengo ‘aggredita’ non mi tiro indietro.
    Questo blog mi piace.

  17. Bianca Madeccia Says:

    Seconda puntata:

    La nostra lite. Non fu sul trash. Siamo precisi, io ho una memoria di ferro. Tu sei un uomo che ascolta musica classica raffinatissima e ha anche un amore conclamato, dichiarato, esposto e mai rinnegato (non credo che vorrai farlo ora) per alcune forme di trash cinematografico e musicale. Musicalmente parlando, sulla tua bacheca ho potuto apprezzare, ad esempio, anche i Vianello “Core mio core mio la speranz nun costa niente”, per citare uno dei pezzi meno pecorecci. Ma, ti sembrerà strano, non è per questo che abbiamo litigato no. Tu hai diritto a farti piacere quel che vuoi. Così come io ho diritto a rifiutare quel che non amo.

    La cosa che all’epoca mi irritò moltissimo fu la tua pretesa di spiegare Napoli e la cultura napoletana ad una napoletana, con toni, perdonami, da “so tutto mi”. Ecco, quello fu il motivo della mia irritazione. Io ho vissuto dieci anni in lombardia. Ma mi guardo bene dal cercare di spiegare ad un lombardo casa sua. Anche perché, come la campania, la lombardia è grande e molto differente da zona a zona.

    Califano. Non ha cantato le ‘donne vere’, ha cantato la Roma dei marciapiedi (che frequentava spesso, anzi si può quasi dire ci abitasse), la Roma cocainata, la Roma dei trans, la Roma dei disperati con soldi, dei mantenuti. Antropologicamente interessantissimo. Sono felice che a te piaccia. Ma a me non piace. Ripeto, troppo ‘strappacore’ e ruffiano. Così come non mi piace Lando Fiorini e tutta la paccottiglia etnica: “taglie de tacco e daglie de punta”.

    Sul gusto, sull’intelligenza, sulla mediocrità: ultima considerazione, due notizie. Cominciamo da quella bella. La psicologia ha appurato che ognuno di noi dispone di 60 tipi di intelligenze e abilità differenti. Quella brutta, è che non tutte sono ugualmente intelligenti.

    Il ‘gusto’ poi non è mai ‘nostro’, soprattutto quando si parla di cultura, ma spesso, posticcio, costruito in funzione di quel che vorremmo proiettare di noi all’esterno. Il gusto, la cultura di ognuno di noi somiglia ad un frankenstein che spesso nulla ha a che vedere con la nostra essenza più vera ma è più il risultato di abili incroci di marketing, mode, mostre e autori considerati a la page, giusti viaggi, insomma, il giusto curriculum del giusto intellettuale . Va da se che con questi presupposti, culturalmente siamo tutti dei cloni o quasi. Niente di veramente originale. D’altronde le persone devono pur condividere qualche argomento di conversazione, qualche idiosincrasia, qualche pretesa di superiorità estetica.
    O no? E’ la mia opinione chiaramente, e quindi confutabile, niente che abbia la pretesa di essere Vangelo.

  18. agatathecat Says:

    Stavo rispondendo al post quando aprendo mi sono trovata nel mezzo di una battaglia di commenti incrociati.
    Sergio ne dovresti andar fiero, sollecitare così gli animi…
    Comunque per tornare al commento, credo a mio avviso che nascono proprio così gli odi e i pregiudizi, sparando, neanche tanto a salve, su chicchesia….sto scrivendo e il mio gatto mi richiama l’attenzione, e’ proprio una gatta viziata..si insomma anch’io non amo certi scrittori e mi fanno orrore taluni cantanti però vivo e mi confronto anche con chi li ama e non per questo il mio giudizio nei riguardi di quest’ultimi si cibi solo di questo…poi si facciamo delle scelte, intorno a noi più o meno chi sa riconoscerci…

    P.s.: Coelho – sopravvalutato , si è vero ma seguito da milioni di persone, oddio il mondo mi odia!!
    Fabio Volo – simpatico
    Califano – unico

  19. franz krauspenhaar Says:

    cara bianca, senz’altro non hai ragione su califano. ma la chiuderei qui. ha cantato cose più “amorose” di quelle che dici tu.

    poi sì, le idiosincrasie. solo che anch’io ho una memoria di ferro (purtroppo) e ricordo che scrivesti che evidentemente il mio gusto si orienta sul trash, o qualcosa del genere. na lo facesti perchè credesti nello stereotipo del milanese che sa tutto lui. il milanese non sa quasi un cazzo. spesso è il peggiore ignorante e imbecille a disposizione sul mercato dell’umano. io sono milanese ma non sono così, lo sanno anche i sassi (che il mare ha consumato, sono le mie parole ecc.)

    non ho voglia di altre polemiche, ho pure un inizio di bronchite, credo.

    i gusti: a me è capitato di detestare qualcuno senza averlo mai davvero conosciuto, salvo ricredermi. oppure qualcuno l’ho detestato da ragazzo e l’ho amato e lo amo (con riserva) da adulto (pasolini, un esempio). si cambia, si cresce, o addirittura ci si involve. tendo per stronzaggine personale a evitare le mode è cio’ che è à la page. ho visto la mostra di hopper, a palazzo reale, nella mia fottuta città: una delusione forte. una mostra priva dei quadri più importanti, piena di acqueforti e insignificanti (se non brutti) quadri giovanili. una mezza truffa. e visto dal vivo, a differenza di altri, ci perde. comincio a sospettare che andrew wyeth, l’autore di “christina’s world” morto nel gennaio di quest’anno a 91 anni, nel comparto “realismo americano” sia stato migliore. io tutta questa interiorità che esce dai paesaggi umani, agricoli e urbani di hopper non l’ho sentita molto (ma forse sto diventando insensibile, la congiuntura è sfavorevole e le mezze stagioni mi ammazzano). ecco, come fu una delusione magritte, un bravissimo vignettista a olio su tela. ci sono tanti miti estrogenati: dal momento, dalle appartenenze, dalla critica, dal conformismo del pubblico à la page che non capisce un cazzo. sono snob? sì.

    per finire: il gusto non è mai nostro, ma è posticcio. diciamo che il gusto è come un trapianto di capelli di cesare ragazzi (quello dell’idea meravigliosa in testa), vale a dire che è in continua evoluzione, ma soltanto se si ha la volontà di farlo evolvere, se si ha la forza di cambiare idea, in un senso o nell’altro, se non si prendono per oro colato tutte le cose buone e cattive che si dicono. se ci si costruisce un proprio forte senso critico. che è cosa non per tutti. e meno male, aggiungo io.:-)

  20. Bianca Madeccia Says:

    Buongiorno.

    Bene, io sono già oltre la nostra diatriba, e d’altronde quando si usa un tono più rilassato, ci si scopre più affini nel modo di guardare il mondo.

    Tuttavia, e poi la pianto qui, qualcosa che mi abita esige che io sia ancora più precisa sulla nostra ‘zuffa’. Riporto i verbali.

    Tu postasti Nino D’Angelo e una serie di musicisti neomelodici della vecchia leva con qualche strizzatina d’occhio agli Squallor peggiori. Io ti chiesi perché tu postassi solo quel genere di musica napoletana, Napoli (aggiunsi) non è solo questo e non è bello darne sempre la solita immagine stereotipata. E’ una città molto più complessa e merita di più.

    Tu rispondesti che Napoli la conoscevi benissimo, molto meglio di me, e che al 95 per cento Napoli è Nino D’Angelo (- che tra l’altro ha avuto anche un premio dal critico Goffredo Fofi – faccio ancora fatica a crederci ma è così – mentre Califano non è mai stato premiato da Umberto Eco – e questi sono fatti!).

    Aggiungesti poi che gli autori che avevo in mente io, quei napoletani miracolati dalla grazia di un talento di altro genere, magari meno macchiettistico e rassicurante, magari più europeo, quando non addirittura internazionale, erano una minoranza da zoo amati perlopiù da un gruppetto sparuto di radical-chic fighettini (sottinteso, miei simili) che però, all’interno della cultura partenopea non rappresentavano nessun altro, oltre se stessi.

    Come dire che Roma è Califano o Claudio Villa. I romani stessi, anche quelli che lo amano, ti si rivolterebbero contro. Anche perché di romani autoctoni, a Roma oramai ce ne sono pochissimi.
    Le etichette, i codici a barre sono comodissimi, ci evitano di guardare e pensare la complessità, di evolverci, di cambiare idea, quando e se necessario, ma a sentirsele tatuate addosso, non piacciono a nessuno.

    Un carissimo saluto e buona giornata Franz.

  21. franz krauspenhaar Says:

    sì, il finale è un po’ velenoso ma me lo prendo tutto, a parte il “carissimo saluto”, dato il veleno precedente.

    non è andata precisamente come scrivi; anche perchè a me saltarono i nervi per il tuo modo di venire da me a dare lezioni. nel senso che conosco abbastanza bene la nuova compagnia di canto popolare, eugenio bennato, la bravissima de sio, james senese (quando ero un frugolo andavo matto pe i Napoli Centrale, e mi piacciono ancora) and so on. io volevo però dire, e l’ho detto sicuramente male, che però il popolo napoletano, riconoscendosi in nino d’angelo (faccio l’esempio più eclatante) fà in modo che nino d’angelo rappresenti la napoletanità popolare. è un discorso triste, per certi versi, e per certi versi no. io amo molto pino daniele: ha lavorato con grandi musicisti; so che in USA, pur non avendo venduto un disco che sia uno, è molto rispettato da musicisti e addetti ai lavori vari di alto livello. napoli ha avuto murolo, ha avuto e ha anche fausto cigliano che secondo me ha una voce meravigliosa, da grande crooner. and so on, gli artisti napoletani (di ogni genere) sono troppi, ci vorrebbe un volume solo per i nomi e cognomi, come con le pagine gialle. però io non amo la sufficienza con cui viene trattata l’arte pop, che è comunque espressione, anche se spesso distorta. è contaminazione anche quella. poi nino d’angelo, sincermante ha avuto una certa evoluzione. mi sembra uno che è cresciuto parecchio. nino d’angelo non crescerà mai perchè non ha “‘a cazzimma”, sa solo sfornare melodie viete con parole dolciastre. ma c’è da rispettare anche questo; non per snobismo al contrario, ma per rispetto verso le persone che in nino d’angelo trovano un punto di riferimento musicale; perchè evolversi, emanciparsi, crescere, è anche, o soprattutto un fatto di fortuna.

    capitolo califano: cara bianca, il califfo non rappresenta la romanità, è un cantautore e autore di canzoni ITALIANO. la sua vastissima produzione è scritta e cantata in italiano. il cliché del califano cantore della romanità è finito da un pezzo, ed era un clichè, perchè lui negli anni 60 scriveva La musica è finita per la vanoni con umberto bindi. insomma, franco califano, amaro, duro, ma anche vero, non è lando fiorini. sono due personaggi per certi versi opposti: lando buon padre di famiglia, soave cantore di una romanità rassicurante e quasi sempre in romanesco. califano quello che ho detto. all’estero, me lo giocherei ai dadi, gli darebbero la legion d’onore. ma ha “peccato” facendosi beccare e dicendolo ai quattro venti, sbruffone com’è.

  22. franz krauspenhaar Says:

    e.c.: volevo dire: gigi d’alessio non crescerà mai.

  23. franz krauspenhaar Says:

    una precisazione: califano ha scritto canzoni anche in romanesco, non solo in italiano. un romanesco abbastanza annacquato. come “M’innamoro de te”. (bellissima!:-)

  24. franz krauspenhaar Says:

    godete!

  25. Bianca Madeccia Says:

    La musica popolare napoletana si fa nascere convenzionalmente intorno al XIII secolo. All’interno della definizione ‘musica popolare partenopea’ è passato di tutto.

    Fu un genere strettamente melodico, ma anche canzone di protesta, inno rivoluzionario e quindi censurato dal potere, canzone d’opera e operetta. Persino G. D’annunzio si cimentò nel genere, fino ad arrivare a musicisti come Donizetti, e autori (tra i tanti) come Salvatore di Giacomo.

    La struttura universalmente riconosciuta di questo genere, fino al dopoguerra, è stata melodica è lirica. Dalla seconda guerra mondiale il genere subirà qualche cambiamento e si apriranno due filoni principali. Il primo filone vede accanto all’intimista Peppino di Capri l’acclamato “re della sceneggiata” M. Merola, dopo di lui, i vari Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio e i neomelodici contemporanei tutti (oramai sono tantissimi). Il genere si evolve da Merola a un stile neomelodico, lirico, pop che oggi fa il verso anche alla dance, alla musica araba moderna e alla tecno.

    Il secondo filone credo faccia capo a jazzisti quali Renato Carosone, al crooner Arigliano, Antonio Golino, Renzo Arbore, Alfredo Profeta, Mario Schiano, Lino Liguori, Gegè Munari, etc etc. Qui inserisco anche il tradizionale ma raffinatissimo Murolo che lavorò anche con De André, le sorelle De Sio, la Nuova compagnia di canto popolare, Pino Daniele, J. Senese, Tony Esposito, Tullio de Piscopo, Joe Amoruso, Zurzolo e i recentissimi Almamegretta, 99 Posse, e 24 grana. In questo secondo gruppo, la melodia si fonde al blues, al jazz, ai ritmi africani, e la musica popolare partenopea diventa testimonianza di una cultura vitalissima capace di aprirsi ed assimilare ed integrare nella propria forma e nella propria tradizione espressiva elementi nuovi ed estranei.

    Noi ci educhiamo all’ascolto di una cosa piuttosto che un altra. L’ascoltatore nella musica coglie innanzi tutti i ritmi, che corrispondono alle sue abituali sensazioni di movimento, le simmetrie formali (che ritrova nella nella poesia e nell’architettura), i diversi parametri del suono a cui la vita civile lo educa con i suoi segnali acustici, e attraverso tutto ciò, attraverso la musica che scegliamo, selezioniamo una dinamica di sentimenti che ci interessa.

    Vale a dire, l’ascoltatore, coglie la dinamica e i sentimenti che più gli interessano. Dal giusto equilibrio nel gioco di tensione (e distensione) nasce la gradevolezza di una musica o canzone. L’interprete eccellente non può inventarsela, l’interprete mediocre può spegnerla. Su questo parametro generale potremmo andare avanti all’infinito a segnalare gradevolezze e sgradevolezze.

    Quello che sicuramente posso affermare di me con cognizione di causa, che gran parte della musica che tu definisci pop partenopeo e che fa capo a Merola e ai suoi figliocci, è un codice che mi lascia perfettamente indifferente, o che tuttalpiù percepisco come un eccesso fastidioso di abusata retorica strappalacrime. Per lo stesso motivo non amo Califano. Come dire, sono organicamente e strutturalmente estranea a quella musica che a te invece, piace. Nel secondo filone, invece, avverto una tensione ritmica e sentimentale che mi si adatta, mi corrisponde e racconta qualcosa di me.

    A causa delle nostre 60 abilità e intelligenze differenti, poi, ognuno di noi può, potrebbe amare cose sorprendentemente differenti tra loro.

    Buonanotte.

  26. Bianca Madeccia Says:

    <<Vale a dire, l’ascoltatore, coglie la dinamica e i sentimenti <<che più gli interessano.

    e.c: "che più lo interessano"

  27. elena Says:

    Io credo di avere almeno 74 abilità e intelligenze differenti. Che faccio?

  28. Bianca Madeccia Says:

    se le le tue 74 vanno d’accordo tra loro, potresti ragionevolmente ritenerti una persona varia e complessa, se l’armonia non regna, in quei casi, l’esorcista può essere una buona soluzione per spaventare le intelligenze più riottose.

    Sempre che per te l’armonia e il convivere pacificamente sia un valore. Per alcuni, il valore è dato invece dal sentirsi sempre in conflitto, un ‘essere contro’ perenne che li fa sentire vivi…In tal caso, aderire ad una setta satanica potrebbe essere la soluzione migliore e più economica…🙂

  29. franz krauspenhaar Says:

    cara bianca, solo una cosa, terra terra: non ho mai detto di amare i neomelodici. forse non mi sono fatto capire. a me il nino d’angelo di “un jeans e una maglietta” mi fa cagare. mario merola mi fa defecare. (va un po’ meglio.) il nino d’angelo degli ultimi anni, secondo il mio gusto personale, non mi entusiasma ma è certo che ha fatto dei bei passi in avanti.

    a mio avviso, al di là di tutte le tue dotte considerazioni, franco califano e i neomelodici napoletani non c’azzeccano proprio nulla l’uno con gli altri. califano è un crooner, simile a un bruno martino (e infatto per bruno ha scritto Odio l’estate.) questi sono fatti.

  30. monicavannucchi Says:

    care ragazze e cari ragazzi, questa notte pensavo al post di Sergio e, non avendo ancora letto nessuno dei vostri commenti, indulgevo al buonismo e mi dicevo: sì, va be’, ma in fondo il “povero” Volo che male fa, è simpatico e perfettamente tarato sull’ascoltatore medio di radio Deejay; e se poi a qualcuno di loro, anche uno solo, venisse voglia di andare in libreria a sfogliare, non dico comprare, una raccolta di poesie di Borges, quello vero, non ci avremmo comunque guadagnato un poco tutti? per me il guaio serio, sempre mi dicevo nel dormiveglia, non è il falso Borges spacciato per vero. Il guaio irreparabile è la falsa recitazione spacciata per vera ( succede con Amici di Maria, avete presente?): tutte le vocali sbagliate (ascoltare con attenzione le”e”), i sospiri,lo sfiatamento espressivo, gli ammiccamenti e come giustamente Sergio notava, la “musica”, dio che cavolo di musica, quella sì, da far saltare i nervi!! poi ‘sti benedetti fanciulli credono che recitare sia questa cosa qui… mentre invece è quella cosa là, dei De Filippo, dei Troisi, dei tanti artisti seri e preparati , al di là delle differenze di stile e di tecniche. Nella mia modesta esperienza di “selezionatrice” (che brutta parola) di talenti nascosti, vedo che ogni anno diventa più difficile scovare tra i ragazzi che si presentano all’esame di ammissione nella nostra storica scuola di teatro, le qualità vere, sotto a tutta questa robaccia di cui si ammantano con convinzione! E poi passiamo anni a cercare di grattare via di dosso a quelli bravi , lo sporco! E qui dovrei passare al commento sul post seguente del nostro Sergio, ma , non so perchè sono sempre indietro anni luce rispetto a tutti voi. Arranco, ragazzi, e che fatica! monica

  31. franz krauspenhaar Says:

    mi scuso. ho scritto Odio l’estate. la canzone è E la chiamano estate. qui nell’interpretazione di bruno martino, autore della parte musicale.

  32. Onan Says:

    Sì ma quello che non sapete è che Fabio Volo adora Troisi. Mi capitò di sentirgli dire che “quelli che dicono che Troisi non lo capiscono quando parla… ecco quelli mica mi stanno simpatici”. Io ci ho messo molti anni a capire cosa diceva Troisi nei suoi film, che co
    munque mi divertivano un po’. Quando l’ho capito, ho subito smesso di vederli. Tutto si tiene.

  33. Bianca Madeccia Says:

    Franz, ok, pur ribadendo per l’ennesima volta la mia completa estraneità musicale a Califano e ai suoi simili, devo riconoscere che tra quelli della sua generazione, assieme a Gabriella Ferri, e per motivi differenti, è uno dei migliori interpreti. Cari saluti. B.

    Onan: E fosse solo Fabio Volo! Pare proprio una congiura, perché purtroppo il mondo è anche pieno di imbecilli patentati (‘imparati’) plurilaureati che leggono Celine e ascoltano Rachmaninov e che si credono speciali per questo. Purtroppo la natura non è democratica, e le intelligenze, pare, abbiano poco a che vedere con le buone o pessime letture. cari saluti. B.

  34. elena Says:

    Caspita Bianca hai un’opinione veloce e sintetica su qualunque cosa!
    Si vede che tra le tue 60 abilità e intelligenze differenti l’armonia regna sovrana e puoi dedicarti con agio e a studi di teatro, di cinema, di dialettologia, di musica, (blues, jazz, africana, partenopea), di letteratura italiana e straniera, di psicologia, di architettura, di estetica, di acustica. Di che altro vuoi parlarci?🙂

  35. Bianca Madeccia Says:

    Carissima Elena perché ignori così Franz?😉 Stavamo parlando in due. Era una conversazione tra due persone appassionatamente coinvolte in una discussione che si muoveva da assunti completamente opposti.
    🙂 La legione che mi abita, non è affatto armonica, ma neanche particolarmente riottosa, curiosa. Sì, tutte le mie 60 e oltre sono curiose. In casa nostra c’è sempre un gran ragionare per capire le leggi fondamentali che fanno funzionare le cose. E ci piace così. La consideriamo una ricchezza.)

    Buona giornata, B.

  36. franz krauspenhaar Says:

    cara bianca, cari saluti.

    tutto il resto è noia.

  37. franz krauspenhaar Says:

    Ps: per quanto, califano con la ferri non ci azzecca un beato gran cazzo, bianca. abbi pazienza. la ferri era un’interprete, califano (che disgusti, non piaccia, piaccia o no) è un autore/cantautore. due modi diversi di lavorare, di esprimersi, insomma di fare. proprio non ci siamo, cara bianca.

  38. Bianca Madeccia Says:

    Franz, mi viene il dubbio di non scrivere in italiano: “assieme a Gabriella Ferri, e per motivi differenti”. Nel senso, dal MIO punto di vista, per motivi differenti, trovo i due più interessanti di molti altri. Non ho mai detto in nessun punto, che sono la stessa cosa. Detto questo ribadisco per la 500esima volta che se vuoi farmi stare molto male, o torturarmi, mi devi chiudere in una stanza e farmi ascoltare per 24 ore e più Franco Califano.
    Ogni bene. B.

  39. franz krauspenhaar Says:

    per cavalleria ti lascio l’ultima parola. essere cavaliere con una vera femminista mi dà molto gusto.

  40. Bianca Madeccia Says:

    Franz, su di me si sono sbagliati in molti. Potrei essere più feroce di quel che credi, potrei essere più fragile di quel che (non) sembro. La verità non la saprai mai.

    Ti ringrazio dell’ultima parola che mi lasci e lascio anch’io cadere qui, la storia dei miei denti accennata più su che non mi va di ritrovarmi a scrivere un trattatello sulla lunghezza della zanne e la legge di Lamark dalla preistoria ad oggi. Abbi pietà di me.

    Chiudiamola qui. Nessuno conoscerà mai del tutto l’altro, lasciamoci uno spazio vitale di respiro, un giusto alone di mistero attorno. Rispettami e ti rispetterò. Mi sembra un accordo ragionevole, no?

  41. franz krauspenhaar Says:

    ok. tutti si sbagliano su tutti, ma io mi attengo a cio’ che scrivi, e tu lo stesso, mi pare.

    per conoscere una persona ci vogliono secoli, su questo sono d’accordo. per cui a noi chi ci conosce?:-)

  42. Bianca Madeccia Says:

    bene caro ‘sconosciuto’, alla prossima, buona giornata🙂

  43. franz krauspenhaar Says:

    a te.:-)

  44. Onan Says:

    Miss Bianca, la sua polemica e aggressiva risposta alle mie affermazioni minime (altro non possono essere le affermazioni che riguardano i gusti miei e di un deejay che tra l’altro mi sta anche abbastanza simpatico) si commenta da sola. Bye.

  45. Bianca Madeccia Says:

    Monsieur Onan, perché aggressiva e polemica? Le avessi detto ‘vada a farsi fottere imbecille’, allora sì, sarei stata d’accordo con lei. Aggressiva, volgare e polemica. Ho solo cercato, di bilanciare, magari risultando invadente, e me ne scuso, la sua visione del mondo che a mio parere risulta abbastanza superficiale e schematica. Umilmente. Au revoir.

  46. matteo ciucci Says:

    Caro Sergio,
    attenzione, su “La poesia e lo spirito”, chiuso fra le parentesi di un tuo pezzo su Borges e un tuo commento finale, il “Borges mitridatizzato” riappare, quasi con il tuo benestare, qui:

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/05/18/sternstunden-di-sergio-garufi/

    Ho ascoltato il tuo video sui falsi Borges e Caravaggio: che la loro complessità venga ridotta per un esigenza di sopravvivenza dei lettori, ok. La motivazione di questa riduzione però a me pare semplicemente umana. Quando ripasso da Monza mi piacerebe discuterne un pò con te.

  47. sergiogarufi Says:

    mi era sfuggito quel commento, il mio pezzo era stato postato da altri ed io mi ero limitato a ringraziare. grazie anche a te per la segnalazione.

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