Leonardo unplugged

ceciliaLa mia dolce Chiara mi ha chiesto se volevo collaborare alla sceneggiatura di una fiction su Leonardo. Erano interessati ad aneddoti sulla vita dell’artista che non fossero troppo noti, qualcosa di significativo anche per la sua opera, e così, d’acchito, mi sono venute in mente tre cose.

La prima è una congettura, non suffragata da opinioni autorevoli però abbastanza plausibile, e, almeno ai miei occhi, degna di essere riferita. Riguarda i processi per “sodomia passiva” che subì e dai quali, per la verità, in seguito fu scagionato. L’idea è che la sua visione del mondo, quel modo di rappresentare un’umanità quasi indifferenziata, in cui gli uomini e le donne si assomigliano perché i primi risultano addolciti nei tratti, tanto da sembrare effemminati, dipenda dalle sue inclinazioni sessuali, e per questo mi riferisco in particolare alla sua c.d. “passività”. Cosa che, fra l’altro, ha ingenerato equivoci come le fantasiose ipotesi alla Dan Brown, secondo cui il San Giovanni del Cenacolo sarebbe in realtà la Maddalena. Forse sono pregiudizi, però quando vedo le donne atletiche e nerborute di Michelangelo mi vien da pensare che siano un riflesso della sua omosessualità attiva, qualcosa di speculare a Leonardo.

Il secondo punto ha a che fare con le mansioni minori che il genio di Vinci svolgeva sul finire del XV secolo alla corte di Ludovico il Moro. I biografi infatti narrano che si occupasse pure delle coreografie che dovevano sbalordire il duca di Milano e i suoi ospiti al Castello durante le feste. In una di queste progettò addirittura una torta gigantesca a più piani, e questo suo ruolo di designer gastronomico mi ha sempre colpito. Forse fu il primo a rifiutare ogni gerarchia fra alto e basso, una sorta di protopostmodernista. E poi il dettaglio della pasticceria, che ne fa l’antesignano dell’arte effimera, un’arte che vive lo spazio di poche ore e si consuma senza rimpianti nel piacere dei suoi fruitori, diventando così nutrimento dello spirito e insieme della carne.

E infine qualcosa di molto attuale, che unisce simbolicamente la sua parabola artistica con quella umana. Parlo dei ritratti di Cecilia Gallerani e di Lucrezia Crivelli, le amanti del Moro. Sarà che da buon biografista in letteratura non potevo non amare la ritrattistica in pittura, ma quei volti fieri e sicuri, in due ragazzine di circa 20 anni, sono le sue opere che mi suscitano maggiore ammirazione. Federico Zeri (ne La percezione visiva dell’Italia e degli italiani, Einaudi, pp.14-15) notò che Leonardo riuscì a rendere “la loro luminosa bellezza fisica senza ricorrere a connotati erotici, senza accennare alla metamorfosi verso il sex object. E senza neppure (grazie al suo razionalismo agnostico) oscillare verso l’altra alternativa che il cattolicesimo peninsulare riserba per l’immagine femminile, il luogo cioè dell’eterna madre italiana, reale o potenziale, per cui l’immagine della donna viene caricata di connotati psicologici tristi, dolorosi, pensosi, gravi di responsabilità, per un perenne e inevitabile rapporto con la mitologica Madre di Dio. I due ritratti sono il documento di una condizione femminile mai più raggiunta da noi per molti secoli, una condizione di apertura mentale e intellettuale, di rispetto egualitario nei confronti dell’uomo. Sono queste, beninteso, immagini della élite milanese verso lo scadere del Quattrocento, di un ambiente cioè quanto mai ristretto ed eccezionale; tuttavia, né prima né poi le arti figurative ci hanno lasciato, e anche in gruppi sociali di analogo potere, i segni di una condizione femminile altrettanto aperta, di una fioritura senza vincoli come quella che splende nei due dipinti di Leonardo”. Altro che Mara Carfagna e Sex and the city.

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9 Risposte to “Leonardo unplugged”

  1. antonio lillo Says:

    certe volte, leggendo, vorrei tanto dire qualcosa di altrettanto intelligente ma non sempre mi riesce di trovare le parole (delle volte non si può semplicemente aggiungere niente senza rovinare il tutto) e del resto anche zeri diceva che se ti vien di dire bello non c’è nulla di male o scontato in questo, per cui dico solo bello e via… (magari anche passivo ma) bello proprio!

  2. Bianca Madeccia Says:

    Certo, i ritratti sono straordinari, e così come voleva la loro classe economica e sociale, sono ben vestite e non discinte. Ma in fondo sono due amanti ventenni di un potente dell’epoca. Dunque, la loro condizione di esseri umani di sesso femminile (amanti, concubine di) in cosa differisce rispetto a una Noemi d’oggi?

  3. sergiogarufi Says:

    la loro cultura, per esempio, che era parte fondamentale del loro fascino.

  4. Bianca Madeccia Says:

    Geishe occidentali, colte, certo, ma la loro cultura e fascino a che pro? Per essere svendute al meglio al potente di turno? Le qualità intellettive di una donna anche qui sono sottoposte al sedurre un uomo ricco. A cosa dobbiamo questi due splendidi ritratti, perché sono ricordate le due affascinanti fanciulle ventenni? Per qualche talento particolare? Per qualche abilità intellettiva? No. Per avere la ‘fortuna’ di essere ventenni colte amanti del Moro.

  5. alessandro zannoni Says:

    sergio, mi inchino alla tua cultura, davvero. ma la cosa, vista dal punto di bianca madeccia, regge eccome. non è che sei troppo buono con le donne del passato, o almeno, molto ottimista sulla loro condizione? abbrazz

  6. sergiogarufi Says:

    ciao alessandro, grazie ma la mia è solo una cultura aneddotica. cmq non sono d’accordo con bianca. penso che paragonare quelle dame coltissime e raffinate, che dovevano conoscere approfonditamente le lingue antiche e moderne, la filosofia, la scienza e quantaltro per reggere la conversazione con i migliori ingegni del tempo, a una ragazzina che ha basato tutto solo sull’avvenenza e sui favori del principe, tanto da credere che questo basti per intraprendere una carriera politica o diventare una stella di hollywood, significa non avere le idee chiare. bianca mi chiede: “a cosa dobbiamo questi due splendidi ritratti, perché sono ricordate le due affascinanti fanciulle ventenni? per qualche talento particolare? per qualche abilità intellettiva? no. per avere la ‘fortuna’ di essere ventenni colte amanti del moro.” così facendo dimostra di non aver capito che il presupposto indispensabile per essere accolte a corte ed entrare nelle grazie del moro, e più in generale dei potenti dell’epoca (vedi il caso della coltissima isabella d’este), era proprio la cultura (e poi la raffinatezza dei modi, e i buoni natali ecc); cosa che oggi è totalmente superflua. certo che leonardo le ritrasse in quanto amanti del duca, ma per essere tali non era sufficiente essere belle, giovani e discinte.

  7. alessandro zannoni Says:

    vista così non fa una piega, sergio.
    ma le persone – uomo o donna non importa – sono lo specchio dei tempi in cui vivono, e si plasmano a seconda dei valori che sono importanti nell’era a cui appartengono. se leonardo tornasse in vita sarebbe un regista di spettacolari film porno, ne sono certo.

  8. Bianca Madeccia Says:

    Non sto dicendo che non fossero colte o raffinate o che abbiamo saltato qualche cerimoniale di corte. Sto dicendo, che scava scava, nonostante le indubbie qualità intellettuali che però possiamo solo lontanamente immaginare dato che del loro probabile ingegno rimane nulla, le due affascinanti fanciulle e la loro ‘fierezza’ sono passate alla storia per essere state le amanti del potente dell’epoca.

    Le dame di corte dell’epoca, spesso, questo erano. E magari venivano scelte tra figlie di buona famiglia proprio per garantire della loro ‘pulizia’, oltre che della loro cultura. Ma questo erano, due graziosi e colti gingilli di corte che circondavano il Potente. E su questa pratica, anche le colte e liberali famiglie dell’epoca erano ben disposte (non diversi dai genitori di Noemi) a chiudere un occhio. E’ l’eterno gioco della prostituzione (pulita e colta, certo) e del potere.

    Non c’era alcun tentativo di sminuire la tua scrittura o la pittura di Leonardo o la bellezza e cultura delle fanciulle.

    Chiamo solo le cose con il loro nome. Erano il corrispettivo di due geishe (notoriamente coltissime), ma occidentali.

    Anzi, la storia letteraria orientale giapponese ne ricorda una in particolare, Sei Shōnagon, del decimo secolo, autrice delle “Note del guanciale”, ottima scrittrice inserita ed esibita con orgoglio nella storia della tradizione letteraria classica.

    Invece, la nostra letteratura, ha tutta una serie di figure femminili altrettanto colte, che quando hanno cercato di sottrarsi al gioco della compravendita del corpo e di coltivare l’intelligenza e il talento per se stesse, hanno avuto destini assai tragici. Cito solo, tra le molte, Isabella Morra di Valsinni, o una pittrice come Artemisia Gentileschi.

    In fondo, le due affascinanti ragazze del quadro, erano pienamente inserite nel gioco del potere, e difatti, il potente, le fa rappresentare da un grande pittore come estensione di se, dei suoi possedimenti e del suo potere in vita.

  9. chi Says:

    La Gallerani era piu’ una “preDeStael”, con i suoi salotti culturali, che una geisha.

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