Repertorio delle bestemmie

Ai tempi della maturità carezzai l’idea di scrivere un saggio erudito sulle bestemmie. L’ambizioso progetto rimase a lungo in sonno finché compresi che la libertà di comunicazione introdotta dalla Rete, vero e proprio veicolo di una nuova Repubblica delle lettere, mi avrebbe finalmente permesso di dare forma e sostanza a quel proposito, insieme lessicografico e poetico. Così, circa 5 anni fa, postai su Nazione Indiana una sorta di appello, in cui in sostanza invitavo i lettori del blog a partecipare all’elaborazione di un repertorio globale della bestemmia nell’area linguistica italiana, sia nelle forme autorizzate della lingua che in quelle vernacolari, e in un manuale della sacramentazione. Il post venne censurato pochi giorni dopo la pubblicazione, ma fu una censura preventiva, imposta dall’interno nel timore di eventuali denunce.

A me francamente sembrava uno studio serio e utile, niente affatto provocatorio, in fondo la bestemmia, lungi dal rappresentare la bestialità umana, come l’assonanza farebbe credere, è in realtà un’invocazione rabbiosa a Dio, quasi un’intimazione a esistere, una preghiera di segno opposto. In più, il fatto che l’autore dell’opera fosse collettivo, come succede per le Enciclopedie, pensavo che l’avrebbe resa meno vulnerabile. Io mi sarei limitato a fare il coordinatore del progetto, istituendo un’apposita banca dati verso cui sarebbero confluiti i vari contributi, ossia le bestemmie conosciute e dotate di una documentata tradizione d’uso (cioè non inventate ad hoc, ma effettivamente praticate in comunità anche ristrette). Le notizie richieste dovevano avere una definizione lessicografica, in grado di individuare correttamente il lemma del repertorio, con le connesse accezioni di significato contemporaneo.

In una prima fase non avrei preso in considerazione le accezioni espresse dalla storia della lingua italiana e vernacolare, oggetto semmai di uno studio successivo, praticabile pure con il sostegno delle concordanze, pressoché diffuse alla maggior parte degli autori della lingua, realizzate su sostegni informatici dell’Accademia della Crusca. Proprio per la sua caratteristica di repertorio delle bestemmie in uso, assieme ai dati lessicografici chiedevo di indicare quelli geografici di provenienza delle locuzioni, ovvero il luogo dove la bestemmia lemmatizzabile veniva utilizzata nella comunicazione linguistica. Indispensabili per elaborare il manuale della sacramentazione, cioè una poetica della bestemmia da porre come appendice al repertorio, erano i dati relativamente alle regole, quantunque labili, implicite e fondamentalmente consuetudinarie, che sottendono all’elaborazione dell’imprecazione. I contributi potevano essere anonimi e relativi anche a uno solo dei due ambiti di ricerca.

Esempi di scheda:

1) “La Madon** fiasco e tutti i santi per tappo” (vernacolo toscano).
La Madonna viene equiparata a un contenitore, qui fiasco, in altre varianti damigiana o bottiglione, serrato da tutti i santi della tradizione uniti insieme. La volontà blasfema viene in questo caso praticata sia attraverso la banalizzazione delle figure della tradizione religiosa cattolica, sia grazie all’equiparazione goffa e ridicola realizzata fra queste e oggetti volutamente espressivi di una prosaica quotidianità. Inoltre, non deve essere trascurata una possibile allusione sessuale all’azione dei santi che, tutt’insieme, serrano l’apertura del fiasco, rappresentativi, per allusione blasfema, dell’ingordigia sessuale della figura sacralizzata (senza contare l’aura di nobiltà per l’iconografia dalle vaghe reminiscenze artistiche, tipo la Maestà di Duccio).

2) Un curioso caso di bestemmia dialogica, ovvero pronunciata da due persone, ed evidentemente completa solo grazie alla collaborazione, diffusa soprattutto nell’area livornese e pisana e pronunciata in un dopolavoro ferroviario da lavoratori impegnati in un gioco di carte, forse una variante locale del tressette:

parlante 1: “Madon** vagone di riso
parlante 2: “Troja tre volte ‘l chicco

Gli effetti – banalizzazione e iperbole dell’ingordigia sessuale – sono analoghi all’esempio precedente. Sussiste una probabile derivazione tecnolettica dato il luogo e la professione dei soggetti parlanti, almeno nel caso documentato.

3) E ancora il torinese e sintetico D** fa, che deriva da d** fauss (falso), di cui vengono fornite due interpretazioni. La prima, relativa alla “falsità” della sua credenza, per cui la fede viene equiparata a una stupida superstizione; e la seconda concernente la “falsità” della sua esistenza, in quanto inconciliabile con l’esistenza del male nel mondo (cioè a dispetto di qualsiasi teodicea), da cui la massima latina “Si Deus est unde malum?”

4) Altri esempi bizzarri potrebbero essere la bestemmia ecumenica e tollerante, molto religiously correct, che non fa distinzioni di fede, da me sentita rivolgere (seppure in maniera impropria) a un buddista milanese (porco te e il tuo D**). Oppure quella coprofila, D** stronzo, particolarmente diffusa in Lombardia, che rammenta la francese mon Dieu de la merde e la catalana em cago en Déu, a cui forse si riferisce el caganer, il tradizionale personaggio intento a defecare all’interno del presepe.

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28 Risposte to “Repertorio delle bestemmie”

  1. Cesare Says:

    a proposito di “dio fauss”, mi sembra che ci sia almeno una terza possibile interpretazione: l’idea che un dio che e’ falso, o che dice o esprime il falso, e’ in realta’ un entita’ corruttrice, diabolica, una divinita’ maligna.

    In google books ho trovato alcune cose che mi sembrano interessanti, te le passo. Questo testo
    http://tinyurl.com/ya632n7
    che testimonia dell’accezione risorgimentale illuminista dell’espressione – almeno nel significato che prendeva dopo l’unita’ d’Italia.

    Mi sembra poi di capire che questa bestemmia sia molto rilevante in “Dall’Inferno”, di Giorgio Manganelli,
    http://tinyurl.com/yhg2ygv

  2. sergiogarufi Says:

    Grazie Cesare, in effetti la terza intepretazione che hai proposto è ancora più suggestiva. Di Manganelli ricordo pure una bestemmia, quella classica diciamo, al’interno della sua produzione pubblicistica, e forse proprio il contesto “leggero” la rendeva ancora più dirompente. Credo fosse in un elzeviro sul vilipendio delle cariche istituzionali.

  3. sergio pasquandrea Says:

    Interpretazione molto gnostica, oserei dire…

  4. gianni biondillo Says:

    Ho sempre amato questo tuo progetto, Sergio. Spero si realizzi.
    Mi chiedo, però: perché “Madonna” lo scrivi per intero e “Dio” no? Bestemmiare la Madonna ti sembra meno “pericoloso”?

  5. luigi weber Says:

    Caro Sergio, ricordo come ieri – e spesso lo racconto – un giorno in cui, a lezione di Storia Romana all’Università di Bologna, l’illustrissimo cattedratico Giancarlo Susini, ora scomparso, che fu per mezzo secolo una delle massime autorità tra gli storici del mondo romano, cominciò disinvoltamente a spiegarci il fenomeno delle isoglosse prendendo a esempio proprio le bestemmie, e questa anziano signore serissimo e compuntissimo, iniziò a sciorinare, davanti a un pubblico basito di studenti e studentesse, i casi più chiari e diffusi, appunto spiegando che il D** cane cominciava qui e finiva lì, poi c’era invece il D** boia da là a là, e il porco D** in alternativa al D** porco, eccetera eccetera. Fu esilarante vedere l’atteggiamento scientifico di Susini, che menzionava le bestemmie come fossero i nomi di tribù galliche, mentre i tanti ciellini si agitavano sui banchi come fossero carboni ardenti, pregando alle loro pie orecchie di tapparsi..

  6. sergiogarufi Says:

    hai ragione gianni, ho corretto subito, sia mai che mi dan del misogino…
    ciao luigi, bellissimo il tuo aneddoto, non l’ho capito ma mi studierò subito le isoglosse🙂

  7. lisa Says:

    In napoletano ce n’è una bellissima poiché al mannaggia che credo derivi da ” male ne abbia” furbescamente si fa seguire il padre dei turchi Ô PATATURCO che sostiutisce il padre eterno pensando così di non bestemmiare.;-)

    lisa

  8. luigi weber Says:

    Sì sergio, hai ragione. Intendevo dire quei fenomeni linguistici che appartengono a un territorio e lo delimitavano e lo caratterizzavano, quando le comunità erano più chiuse e più stabili di oggi. Non mi viene un esempio, ma insomma quelli che avevi scelto tu già lo erano. Certe bestemmie tipiche di un posto, e solo di quello.

  9. franz krauspenhaar Says:

    io ne inventai una ormai parecchi anni fa. “diosantoro”. oggi pià che mai andrebbe detta, vista la “qualità” di annozero.

  10. lettrice Says:

    la mia ex-titolare, reggio emilia, primi anni novanta, diceva a mezza voce, a porte dell’ufficio chiuse, dopo una telefonata di lavoro conciliatoria, dio scappato. non ho mai capito se fosse una sua creazione, o una cosa reggiana.

  11. elena Says:

    Beh, qui Sergio avresti da sbizzarrirti. Nelle desolate lande di nord est, di ex incontrastato dominio pretesco, di parrocchia e oratorio, la riscossa degli ex forzati del catechismo, dell’asilo e della scuola gestita da suore e preti, sta nella bestemmia tre x due, ovvero tre “Dioan” ogni due parole. All’interlocuzione standard poi si aggiungono cose più colorite e locali, quasi rivendicazioni campanilistiche, del tipo “D** malandrino da Quarto d’Altino” “D** vigliacco da Piove di Sacco” “D** maiale da Casale (sul Sile)”. Aggiungo pure un mitologico “Diomede”, ma abbastanza raro.
    Ultimamente, sulla scia di manifestazioni anti-straniero di fede islamica, sui muri appaiono pure bestemmie anti Maometto. Insomma la bestemmia si globalizza e si aggiorna.
    Devo dire che comunque, pur non avendo io nessuna fede religiosa, la bestemmia, non so perché mi da’ assaissimo fastidio.

  12. franz krauspenhaar Says:

    e qui a milano c’è (o c’era) il favoloso “porcoddighel.” oh, mica pizza e fichi!

    e il “dio cantante”, tipico degli anni 70 (molto castrocaro.) e il mitico porcoddioporcamadonnaetuttigliangelincolonna (con la mia personale variante “incolonnati”).

  13. gianni biondillo Says:

    Lettrice:
    a Milano si dice(va) “Dio scapà de gesa”. Dio scappato dalla chiesa.

  14. lettrice Says:

    gb: secondo me questo è tipico auto-compiacimento sornione emiliano: “tutte a me, mi tocca anche bestemmiare”

  15. alessandro zannoni Says:

    ciao sergio, ti segnalo diolai – usato dai vecchi come intercalare – dioscanato e diospuderato, molto usati nelle mie terre ( lunigiana e sarzanese).

  16. sergio pasquandrea Says:

    Sonetto 232. Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano

    Bbada, nun biastimà, Ppippo, ché Iddio
    è Omo da risponne pe le rime.
    Ma che ggusto sce trovi a ste biastime?
    Hai l’anima de turco o dde ggiudío?

    C’è bbisoggno de curre in zu le prime
    a attaccà cor pettristo e cor pebbío?
    Chi a sto monno ha ggiudizzio, Pippo mio,
    pijja li cacchi e lassa stà le scime.

    Poi, sce sò ttante bbelle parolacce!
    Di’ ccazzo, ffreggna, bbuggera, cojjoni;
    ma cco Ddio vacce cor bemollo vacce.

    Ché ssi lleva a la madre li carzoni,
    e jje se sciojje er nodo a le legacce,
    te sbaratta li moccoli in carboni.

    G. G. Belli

  17. Anna Luisa Says:

    @Luigi Weber: Luigi, mi ha fatto un gran piacere leggere il tuo aneddoto. Giancarlo Susini è stato uno dei miei docenti di Storia romana ed epigrafia romana a Bologna. Lo ricordo con molto affetto: durante le gite universitarie poi i modi gogliardici di GS venivano fuori al meglio.
    Scorrendo le tue righe me lo sono immaginato nell’aula Tibiletti del quarto piano, mentre bestemmia (con rigore accademico) e stende per ko tecnico gli infestanti ciellini delle prime file! Splendido.

  18. sergiogarufi Says:

    Grazie a tutti per le segnalazioni utilissime, quando pubblicherò il libercolo e sarà subito messo all’indice vi citerò come correi🙂
    ah, oggi leggendo sul giornale delle polemiche sulla fuoriuscita di Rutelli dal Partito Democratico, mi veniva da pensare che forse anche PD è l’acronimo di una bestemmia.

  19. monicavannucchi Says:

    …già, e “Alleanza per l’Italia” invece no? ciao sergio, fatti sentire di là ogni tanto, così , se ti va!
    @grazie luigi, non ho conosciuto Giancarlo Susini e non ho studiato a bologna, ma… dal tuo post ne verrebbe fuori un magnifico atto unico! Pensaci! monica

  20. monicavannucchi Says:

    Ah, che testa! ho dimenticato dire che mi sembra geniale l’abbinamento testo/immagine (Cattelan, giusto?) di questo post! baci, monica

  21. chi Says:

    la mangabestemmia è in uno degli articoli in “mammifero italiano”.

  22. lamerikano Says:

    Il progetto è pregevole.

  23. olga Says:

    a Reggio Emilia, (dove in molti sono atei) si usa spessissimo ca**o di un D**, oppure D** Nimel (in dialetto, il nimel è il maiale).
    si usano così di frequente che spesso vengono utilizzati come potrebbe essere utilizzato la parola cioè.
    racconterò un aneddoto, mio figlio 2 anni e mezzo spesso frequenta mio padre, il quale è un bestemmiatore folle, l’altro giorno Francesco (mio figlio) non riusciva a far scorrere una macchinina a terra mi ha guardata e mi ha detto: D** Porc mamma non ci riesco.

    INVECE rispondendo a lettrice dio scappato se l’è inventato la sua ex titolare

  24. monicavannucchi Says:

    Sergio, naturalmente volevo dire che Alleanza per l’Italia non è un acronimo, ma a me sembra proprio una bestemmia. Sarò la sola che ha questa sgradevole sensazione? Comunque ecco qui la bestemmia più carina che mi viene in mente, toscana, ma non saprei di dove (forse Viareggio?): Mad…. trottolina, ogni giro più puttana. Si tratta di bestemmia altamente dinamica (sono coreografa o no?!)e bisogna pronunciarla addolcendo la g di giro! monica

  25. luigi weber Says:

    @ Anna Luisa: esatto, era proprio l’Aula Tibiletti…

  26. Anna Luisa Says:

    😉

  27. francesca Says:

    ciao olga grazie, un po’ lo immaginavo, la mia ex-titolare è una donna molto spiritosa. nella mia città, non tanto distante dalla tua, fioriscono mezze bestemmie retoriche disimpegnate, in particolare dio bello (varianti dio bèl, zio bello, zio bèl – idem con buono), e anche non-bestemmie da signora, come santa pace. l’uso poetico non è più, come è naturale, dissacrante, ma retorico. dio bello è rafforzativo di verità in assenza della stessa. introduce, o correda, discorsi del tipo: sét csà m’èe sucées? cioè rafforza la balla. funziona anche da risposta: moh dio bello, moh dài, ma veramente? praticamente è la traduzione dell’inglese “really”, privo di consapevolezza ironica. quando però il mio concittadino va al lavoro diventa sbrigativo, e gli puoi sentir detto un generico dio chè dio lè.

  28. dario Says:

    leggendo il commento di francesca, ho pensato che per un francese l’eufemistico dio lè suonerebbe come una vera bestemmia, “dio laid”…

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