Il paese bocardo

Si discute molto di Stato d’eccezione, in questi ultimi tempi. Le leggi ad personam, perfetto esempio di teratologia giuridica, sono leggi in deroga a tutto, soprattutto alla legge. Però questa volta non c’entra Berlusconi, o perlomeno non è solo colpa sua. Lo spiegava bene Travaglio in questo articolo, intitolato Delle due entrambe: i famosi “tarallucci e vino” non hanno colore politico, sono il naturale happy end del nostro eterno melodramma. E’ il paese a essere bocardo. Qualsiasi discussione parte canonicamente dal sillogismo barbara, poi appena entra in scena il privilegio deraglia subito, e fra il sillogismo baroco e quello bocardo si opta senza esitazioni per il secondo, quello che ammette l’eccezione e sacrifica la regola. Sposare le regole e andare a letto con le eccezioni, il massimo della perversione cattolica.

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2 Risposte to “Il paese bocardo”

  1. p. ferrucci Says:

    Lo confesso: prima me ne fregavo, vivacchiavo in un’ignavia senza colore; ma ora provo un senso crescente di sgomento. Questi fanno sul serio, non intendono fermarsi. Negli ultimi tempi specialmente, quell’odio di cui veniva tanto accusata la sinistra lo vedo dipinto proprio sulla faccia di B.: lui odia, odia sempre più, e vuole farcela pagare sul serio. Vuole ridurci a niente. Ma che c’entriamo noi, in fondo? S’è preso tutto, può manipolare tutto, ha in pugno il Paese, che vuole ancora, cazzo? Ci vuole tutti in ginocchio, tutti deficienti? Tutti col capoccione chinato all’altezza sua, magari a chiedergli pietà? Nemmeno questo servirebbe a placarlo, temo. Porca miseria, Sergio, adesso come facciamo?

  2. Sergio Rufo Says:

    Una sera del mese scorso al teatro FrancoParenti a Milano in compagnia di Saramago si e’ discusso molto del tema indignazione.
    Indignazione per uno sciagurato Berlusconi ( un politico che comperato la coscienza degli italiani senza nemmeno pagarla) ma anche dell’indignazione e dello stupore di come gli italiani abbiano permesso tutto questo.
    Alla conferenza ha partecipato anche Marco Travaglio che si e’ frenato ( per nostra fortuna) nel porre le domande solo in un senso prettamente e noiosamente politico. Ha cercato di capire, invece , come sia possibile che in italia non si esprima piu’ da tempo immemorabile un intellettuale di uno spessore tale che dia voce ad una indipendenza di pensiero popolare italiano.
    Il grande scrittore portoghese ha risposto che una cultura vuota non puo’ esprimere una risposta di contenuto e dunque non puo’ manifestare un forte senso critico.
    Gli italiani meta’ sono come Berlusconi l’altra meta’ lo vuole diventare, cosi’ ha detto Saramago.
    Anche sulla nostra piccola indignazione ha fatto interessanti riflessioni: non siamo piu’ capaci di criticare e tanto meno di ridere sullo spettacolo impresentabile della politica italiana. E perche? ha aggiunto.
    Perche’ non ci osserviamo piu’ presi in una alienazione globale del proprio pensiero.
    Ha fatto un notevole parallelo tra alienazione Marxista e Manipolazione Berlusconiana. Non sembra ma c’e’ una similitudine.
    Mi ha fatto molto piacere, quella sera, ritrovare in questo scrittore il ristoro della letteratura: scrivera’ un nuovo romanzo dal titolo Caino perche’ lui si diverte nello scrivere e spera di divertire anche noi lettori. Forse e’ questo un grande insegnamento: riavvicinarsi all’arte per ritrovare un significato oramai perso nel dibattito sull’attualita’ che si rivela, a volte, strumentale e noiosa come e’ noioso e inutile parlare sempre di Berlusconi.
    E’ significativo tutto questo come e’ significativo che a questo dire il teatro e’ esploso in uno scrosciante applauso.
    Forse e’ vero: si ricostruira’ un noi veramente noi nel momento che rimpariamo ad osservarci e a riscoprire qualcosa di piu’ profondo di uno schermo televisivo dove riflettiamo le nostre alienazioni.

    ” Se hai gli occhi puoi guardare
    se puoi guardare puoi osservare”

    Jose’ Saramago

    Ecco il vero nocciolo della faccenda: il problema piu’ grande sono gli italiani stessi che sono gia’ un ” niente” prima ancora di diventare deficenti.
    Non ci osserviamo piu’ omologati persino nella autoriflessione, come direbbe Pasolini.

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