Imbarazzi

Tempo fa, leggendo Batticuore fuorilegge di Scarpa, sono arrivato al punto in cui racconta l’episodio della naja, che considera la cosa più imbarazzante della sua vita. Se non sbaglio nel finale invita i lettori a ricordare il proprio “episodio imbarazzante”, e così mi è venuto in mente il periodo in cui scrivevo per quotidiani e settimanali nazionali, come Il Domenicale e Liberazione. Ovviamente in 46 anni ho fatto ben di peggio, però siccome qui si parla di scrittura quello è sicuramente il mio “episodio imbarazzante”.

In Harry a pezzi di Woody Allen c’è una scena divertente in cui lui va all’inferno in ascensore. A ogni piano della discesa le porte si aprono e una voce spiega che tipo di peccatori ci sono, per cui dagli scippatori si passa ai rapinatori giù giù fino ai serial killer e ai pedofili. All’ultimo piano, dov’era destinato, scopre che il suo compagno di pena è l’inventore degli infissi in alluminio anodizzato. Ecco, per me scrivere su carta ha significato qualcosa di simile. Quando collaboravo col Domenicale mi imbarazzavano tante cose: la proprietà di Dell’Utri, i circoli della Brambilla, ma anche cose apparentemente più neutre, culturali, per esempio l’accostamento alle recensioni di Massimiliano Parente, o il fatto che lì Darwin fosse dileggiato quanto Fassino.

Prima di andarmene dal Domenicale, dove uscirono in tutto 10 miei pezzi, iniziai a scrivere per Liberazione, che sui maggiori lit-blog invece riscuote grande rispetto, e confesso che pure questa collaborazione mi provocò qualche imbarazzo, tant’è che alla fine smisi. Mi imbarazzava vedere Sansonetti a Porta a Porta sostenere che Berlusconi e De Benedetti in fondo pari son. Mi imbarazzava scrivere sulla terza pagina di un giornale che nella prima esultava per la vittoria di Luxuria a l’Isola dei famosi. Mi imbarazzava leggere la caporedattrice Angela Azzaro che difendeva Fabrizio Corona. Mi imbarazzava Ritanna Armeni schierarsi con Mara Carfagna contro Sabina Guzzanti. Mi imbarazzava che mi pagavano, quando mi pagavano, 9 mesi dopo la pubblicazione. Insomma, mi imbarazzavano tante cose, così non gli mandai più niente e credo che neanche se ne siano accorti.

Oggi, a furia di imbarazzarmi a scrivere a destra e a sinistra, ho finito per ritirarmi nell’aventino virtuale di questo blog dove non devo render conto a nessuno. E’ vero che il contesto condiziona il testo, e che certi luoghi ipotecati semanticamente rischiano di fagocitarti, però credo che sia sempre possibile sovvertirne il segno negativo. Per tornare a Scarpa, ricordo quando partecipò alla trasmissione di Marzullo dopo la vittoria allo Strega. Molti glielo rimproverarono, ma io esultai vedendo che, alla solita domanda su quale fosse la sua canzone preferita, rispose: “se sei scemo ti tirano le pietre”. Fu una scena surreale guardare la “bella, brava e pronta” Giovanna Bizzarri suonare quel pezzo fra la costernazione del conduttore. Ma certo, ci vuole uno bravo come Tiziano per riuscirci. E se perfino uno bravo e famoso come lui è costretto a giustificarsi per aver pubblicato su Libero un articolo bellissimo  perché a sinistra lo snobbano, allora forse sarebbe il caso di prestare più attenzione al cosa che al dove. Anche perché, di solito, le solenni promesse di non pubblicare mai per certe testate somigliano molto al voto di castità di un eunuco.

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16 Risposte to “Imbarazzi”

  1. lillo Says:

    beh, internet è sempre un altrove…

  2. chi Says:

  3. matteo ciucci Says:

    Caro Sergio,
    qualche settimana fa sono capitato per caso nella tua vita e ho ascoltato da te la prima parte di questa tua riflessione. So che non dovrei fare questi paragoni, ma, se fossi in te – e non lo sono – invierei qualche altro articolo a Liberazione e, in piu’, mi metterei, senza quella che tu chiami la fregola dello scrivere, a scrivere un libro. Uno buono. Cosi’, per prestare attenzione al cosa, visto che, a me pare chiaro, te lo puoi permettere.

  4. lapeperini Says:

    http://www.lucioangelini.splinder.com/post/21856256/WUMINGOTTE+E+LIPPAPANZA+SU+ANO

  5. nicole Says:

    A me ora imbarazza dirti, che mi piace il tuo atteggiamento. Il tuo esporti nel quello che pensi. Non è da tutti.
    Ho visto, letto e ascoltato di troppe contraddizioni in giro.

  6. nicole Says:

    Pardon, per la fretta ho commesso degli errori nella forma…il contenuto non lo cambio di una virgola.

  7. p. ferrucci Says:

    Il Cosa è importante, non il Dove. Che ce ne frega del dove? E’ giusto, secondo me. L’importante è non esser servo di nessuno, ma rispondere alla propria coscienza (quello che forse significa laicismo).

  8. andrea barbieri Says:

    Non credo che la soluzione al problema ‘il giornale di sinistra non pubblica il mio articolo’ sia di pubblicarlo su Libero.

  9. elena Says:

    Io invece sarei per la coerenza. Fino in fondo. L’eunuco ha da esse’ coerente. (ma poi, scusa, l’eunuco come fa a non esserlo? non so qualcosa?):))

  10. elena Says:

    E sono d’accordo con Andrea Barbieri. Che vuol dire il giornale di sinistra non vuole pubblicare il mio articolo e allora lo pubblico su Libero?! Cosa significa? che devo a tutti i costi diffondere il mio Verbo? anche a costo di far vendere copie, pur con il mio misero contributo, a una cacca di giornale come Libero?
    Ma neanche se fossi alla fame, guarda.

  11. sergiogarufi Says:

    cara elena, col voto di castità l’eunuco traveste da virtù una penosa necessità, il problema è che pretende la stessa morigeratezza da chi invece non ha quei problemi. ad ogni modo io la penso come scarpa: si predica in partibus infidelium, così come si dovrebbe processare senza sconti la vergognosa politica culturale dei giornali c.d. di sinistra, pieni di figli di boiardi di stato e proni alla censura delle peggiori leggi di mercato.

  12. p. ferrucci Says:

    Infatti: visto che le leggi di mercato imperano e rendono proni anche i giornali c.d. di sinistra, per me tutti i giornali pari sono. Al punto che da 12 anni non spendo nemmeno una monetina per comprarli.
    Pubblicare qualcosa di pregevole su un giornalaccio, poi, non va visto come una squalificazione di sé, ma come un contributo migliorativo, una buona azione nei confronti del prossimo.

  13. dario Says:

    …ancora meglio allora lo spirito anarchico di paolo nori che ri-pubblica un’articolo già uscito sul manifesto, dopo qualche anno, su libero: entrambe recensioni ad ammaniti, entrambe azzeccatissime….

  14. Massimo Says:

    Mi spiace, non me ne vogliate se mi intrometto, ma io penso che, specialmente in tempi come questi, il cosiddetto intellettuale non possa fare un autogol così clamoroso come quello di pubblcare su Libero quello che un giornale di sinistra non gli ha pubblicato. Su, dai, non raccontiamocela. A maggior ragione, se pensi che quello che scrivi ha un valore intrinseco non puoi svenderti più di tanto, e non c’è legge di mercato che tenga. Si tratta di resistere, ecco. anche a costo di sopportare il silenzio. e poi ci sono i blog. Meglio pochi lettori ma (si spera) buoni. Non può neanche trattarsi di pagnotta: non saranno i quattro soldi di un articoletto che fanno la differenza.

  15. georgia Says:

    ah ah ah ah ah … dunque nori ha riciclato un suo vecchio pezzo? formidabile nori (e in effetti è un ottimo scrittore) … la recensione non è che sia poi granchè ma il gesto è una bella burla in perfetto stile Nori …

  16. franz krauspenhaar Says:

    ottimo pezzo, sergio, sottoscrivo sulla linea tratteggiata.

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