Citazioni e percentuali

Anni fa citai una celebre battuta di Edward Hamilton Waldo (più noto col nome d’arte di Theodore Sturgeon) in un post su Nazione Indiana. Questi, che era un autore americano di fantascienza, alla domanda sulle ragioni per le quali uno scrittore talentoso come lui si limitasse a scrivere libri di genere, che per il 90% sono merda, rispose che “il 90% di qualsiasi cosa è merda”. Da allora questa battuta è diventata un tormentone sui lit-blog. Le cose curiose sono due: la prima è che la citano spesso gli stessi che mi rimproverano di citare troppo, e che a voce mi hanno confessato di averla appresa da me. E la seconda è che, quando la citano, la prendono alla lettera. Per me, sin da allora, aveva invece valore di paradosso logico, tipo quello del cretese che afferma che tutti i cretesi sono bugiardi, perché quando la enunci tutti si dichiarano d’accordo, ti guardano col sorriso complice, vale a dire che il 100% è convinto di far parte di quel 10% di umanità virtuosa. Ma si può calcolare aritmeticamente la quantità di umanità virtuosa? In generale non amo le dichiarazioni perentorie che fondano la loro autorevolezza su cifre e percentuali totalmente arbitrarie, però per una volta voglio fare un’eccezione, ed estrarre da un episodio storicamente accertato una morale. Quando nel 1931 Mussolini pretese dai docenti universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista, solo 12 professori su 1200 si rifiutarono, perdendo così carica e stipendio. Questi furono Ernesto Buonaiuti (Storia del cristianesimo), Mario Carrara (Antropologia criminale), Gaetano De Sanctis (Storia antica), Antonio De Viti de Marco (Scienze delle finanze), Piero Martinetti (Filosofia), Bartolo Nigrisoli (Chirurgia), Francesco Ruffini (Diritto ecclesiastico), Edoardo Ruffini-Avondo (Storia del diritto), Lionello Venturi (Storia dell’arte), Giorgio Errera (Chimica), Giorgio Levi della Vida (Lingue semitiche comparate) e Vito Volterra (Fisica matematica).  A me ha sempre colpito quella coincidenza numerica: l’1%. Forse la verità è ancora più cruda e impietosa di quanto Sturgeon sostenne.

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7 Risposte to “Citazioni e percentuali”

  1. p. ferrucci Says:

    Ma spesso l’illusione di essere fra quell’1% di salvati è ciò che ci spinge avanti. Oppure il sogno di eccellere, una delle cose più diffuse e a buon mercato.

  2. elena Says:

    “…e fra i pochissimi salvati io non ci sono.” Scusa ma hai appena scritto che non ami “le dichiarazioni perentorie che fondano la loro autorevolezza su cifre e percentuali totalmente arbitrarie”, quindi o sei in contraddizione o sei fra l’1 per cento degli eletti! (e io ti ci metterei volentieri: :))

  3. ginevra Says:

    peccato hai cambiato il finale

  4. fabio L. Says:

    Ciao, ti seguo sempre con molto intersse pur non essendo mai intervenuto: la tua consapevole bravura non necessita di gratifiche. Spero non ti offenderai se mi permetto di insinuare un dato storiograficamente interessante (che però nulla leva alla forza del paradosso).
    E’ discusso, ma molto plausibile date le fonti, che che gran parte (o almeno: una buona parte) di quel 12% agì non già per opportunismo, ma per poter continuare a insegnare valori antitetici alla cultura e alla “mistica” del fascismo, tentando uno sgretolamento del sistema dall’interno; o almeno per tentare la formazione di una classe dirigente futura libera dai pesanti vincoli intelettuali del regime, per quanto possibile. Una sorta di forza della duttilità, diciamo.
    Ma questo è un lit bog e ben capisco che la storia, assumendo al più un ruolo ancillare, può essere piegata (come peraltro nella sua indole, credo) alla forza, come dicevo, di un paradosso comunque interessante. Ciao.

  5. fabio L. Says:

    Opppss…Quei 12, intendevo: non quel 12%!!

  6. gianni biondillo Says:

    Sergio,
    le citazioni non appartengono al primo che le fa, sono patrimonio condiviso. Io cito Sturgeon e non ho problemi (l’ho fatto mille volte) a citare te come fonte, ma tu non ne hai la giurisdizione universale.
    Poi sai bene quanto io mi reputi fra i dannati, tanto quanto te. Lo dico fino allo sfinimento che sopravviverò alla mia opera. (a me basta vivere dignitosamente, non ho il barbarico youp che mi risuona dentro.) (tra l’altro noi siamo gli unici a non saperlo per statuto. Da morti si tireranno le somme, ma io oggi, da vivo, sapermi eterno da morto, non me ne frega una cippa. Sarò in ogni caso morto!)
    E, a proposito, non è mai stato in sé un problema citare qualcuno per me, lo faccio – e con piacere (nei miei libri, etc.)- da molto prima di conoscerti.
    E’ l’uso della citazione, spesso, che reputo debba essere calibrato. Tutto qui. Ma è la mia opinabilissima opinione, ben inteso.

  7. Gena Says:

    Non vorrei , ma anche Hemingway diceva che di un suo romanzo salvava due o tre pagine.

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