La vita, non il mondo

Una volta un amico che lavora in borsa mi spiegò una cosa che non conoscevo e che per molti è un’ovvietà. E cioè che il prezzo delle azioni dei titoli quotati non riflette tanto il valore attuale di quelle società, quanto piuttosto le aspettative sul suo andamento futuro; per cui può succedere che anche subito dopo un accordo molto proficuo un titolo si svaluti, evidentemente già conteggiato in precedenza. Ora non ricordo bene chi coniò, in maniera un po’ dispregiativa, l’espressione “Wall street dell’anima” a proposito dei canonologi alla Bloom, credo Terry Eagleton, sta di fatto che più ci penso e meno mi sembra negativa. Anzi, per certi versi è estremamente azzeccata. Perché il canone è in fondo un investimento, una scommessa sul futuro, un principio dinamico di negoziazione continua, e i libri sono a loro volta dei titoli, che espongono in copertina e con i quali si identificano. In questo senso, se dovessi indicare una delle blue chips italiane per me più sicure, farei il nome di Tiziano Scarpa.

Il suo ultimo libro, intitolato La vita, non il mondo, è appena stato pubblicato nella collana Contromano di Laterza. Questa collana ha molti pregi, primo fra tutti quello di avere svecchiato un catalogo illustre ma polveroso, che campava troppo di rendita, e poi perché promuove un tipo di scrittura ibrida, che definirei ossimoricamente di saggismo autobiografico, che non è molto praticata nel nostro paese. Gli ultimi suoi titoli che ho letto sono La vicevita di Valerio Magrelli, sorta di circumnavigazione di se stesso sub specie ferroviaria, e poi Qui dobbiamo fare qualcosa. Sì, ma cosa? di Antonio Pascale, una lucida e impietosa radiografia del carattere nazionale. In ultimo questo di Scarpa, che già nel titolo espone un programma ed evidenzia un’aspirazione che mi auguro in futuro trovi maggior spazio nella sua opera.

La vita, non il mondo è una raccolta di brevi prose accomunate da una semplice contrainte oulipiana, e cioè non più di 1000 battute, come specificato nell’avvertenza iniziale. Per me, che sono un lettore pigro che ama la densità, il massimo del piacere. Alcune di queste prose, tipo la brillante lettura delle Sette opere di misericordia del Caravaggio, mi erano già note perché apparse in rete. Come al solito Scarpa si conferma un acutissimo interprete del quotidiano, e questo è un po’ paradossale se si pensa a quanto lui stesso rivendichi – cosa che sposo in pieno – un maggior distacco dall’attualità. Il suo però è un quotidano sublimato, così come il rifiuto di assoggettarsi all’agenda del presente, all’apparenza simile a quello di Scurati (La letteratura al tempo della cronaca), il grande avversario dello Strega, in realtà non ne rigetta gli spunti, ma solo il dettato.

Le brevi prose di questo libretto sono tutte argute e profonde, ma quelle che ho preferito avevano a che fare col suo vissuto, erano insomma le meno astratte. Che poi questo vissuto sia reale o inventato non importa, è quanto lui riesce a collegare, tra un fatto privato e una dimensione universale, che conta e appassiona. Penso per esempio allo splendido pezzo in cui racconta di essere andato dal fornaio e di aver comprato una mezza pagnotta, accorgendosi al ritorno a casa che la sua donna aveva acquistato proprio l’altra metà della stessa pagnotta, e il ricongiungimento di quelle due metà provoca un riconoscimento platonico, che si fa simbolo e viatico dell’unione fra due persone.

In passato mi è capitato di pensare che sul suo conto avesse ragione Berardinelli, quando lo definiva miglior saggista che narratore. Rammento infatti che Kamikaze d’occidente mi entusiasmò più per i lampi d’intelligenza dei box saggistici che per la narrazione diaristica, a tratti fredda, meccanica e impersonale quanto possono esserlo i coiti di un film pornografico. Oggi penso che se Scarpa vincesse la sua proverbiale riservatezza a parlare di sé, forse timorosa d’incorrere nell’infamante accusa di ombelicalismo (perché è vero: non tutti gli ombelichi vengono col buco), la sua scrittura ne guadagnerebbe ulteriormente.

E’ questione di temperatura, perfino nella saggistica autobiografica. Affinché il lettore si appassioni e si riconosca, l’autore deve esporsi, oltre che esporre le sue idee, mettendo in gioco la propria vita senza affidarsi troppo alle comode reti di salvataggio della rispettabilità speculativa che rende tutto coerente e sensato. Benjamin scrisse che “il romanzo non è significativo perché ci presenta, in modo magari esemplare, un destino estraneo, bensì perché quel destino estraneo, in virtù della fiamma che lo consuma, ci offre un calore che non otterremmo mai dal nostro stesso destino.” Mi permetto di aggiungere che questo non vale solo per il romanzo. Se c’è il talento, come nel suo caso, e se l’ambizione è quella di parlare della vita, non del mondo, bisogna partire dalla propria e si finirà per parlare di quella di ognuno.

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17 Risposte to “La vita, non il mondo”

  1. Lucio Angelini Says:

    Ricordo un mio vecchio post su it.cultura.libri:

    “Un tale sta male, pag. 176, perché “si è alzato di notte per andare in
    gabinetto, è inciampato al buio ed è andato a sbattere con la fronte sulla
    statuetta di Padre Pio. Gli sono venute delle specie di stimmate in fronte’
    (da ‘Kamikaze d’Occidente’, Tiziano Scarpa, Rizzoli).

    Commento di Sanguineti su L’Unità di oggi: “vale un intero Drago [1] per la migliore storiella faceta del 2003: e sta tutta in tre righe.”

    [1] = Sanguineti, nel corso dell’articolo, confessa di assegnare ogni anno, in pectore, i suoi Draghi d’Oro ai migliori prodotti artistici in cui sia
    incappato durante l’anno. La cerimonia, molto intima, si svolge tutta nel
    suo petto, il 31 dicembre, e cade in un deliberato silenzio tombale. ”

    E il tuo commento:

    “che brutta cosa la vecchiaia… ”

    🙂

  2. lillo Says:

    ma sai, se ci pensi quello delle brevi prose è il panorama futuro della scrittura, o almeno io ci credo molto. la maggior parte degli scrittori, dei giovani almeno, ha il proprio apprendistato in internet, dove non è che puoi dilungarti troppo, devi comunincare tutto in breve, brevissimo, e al massimo…
    il mondo delle case editrici però è strano. io (faccio il mio caso solo perchè è quello che conosco meglio) ne mando in continuazione di queste prose brevi, perchè son quelle che credo di scrivere meglio, in quanto fondamentalmente sono un poeta (proprio come impostazione mentale nell’affrontare un testo) e perchè in fondo non ho tempo nè voglia di mettermi su un romanzo.
    beh, ci crederesti? ogni volta che mando di queste raccolte a una casa editrice mi vengono rifiutate (e da una mi hanno risposto che, per quanto apprezzino lo stile, il mercato oggi vuole libri e non temini). poi mando gli stessi testi a chi si occupa di poesia e tutti mi rispondono ma sono splendidi! e aggiungono: perchè non li pubblichi con noi, sono 1200 euro. uno può arrivare a pensare di scrivere male, se non fosse che gli amici e chi ti legge ti dice che in fondo in fondo sei bravo. posto che ti fidi del giudizio di un amico.
    insomma tutto questo sfogo per chiedere: ma se scarpa non fosse scarpa questa operazione gli sarebbe stata permessa da laterza? quanto è innovativa laterza alla fine? e quanto ha puntato sul fatto di pubblicare un autore che vende già di suo? insomma, c’è ancora spazio per una scrittura innovativa, senza la sicurezza di una fascia di lettori affezionati? e se è vero che l’innovazione dovrebbe farsi spazio a spallate e contro il mercato per essere tale, allora chi garantisce che l’innovazione introdotta da uno scarpa (nome a caso, non ce l’ho con lui) sia valida se, una volta diventato uno scrittore di richiamo, può quasi permettersi di pubblicare di tutto perchè non è la qualità del testo che conta alla fine, quanto il numero dei compratori che si porta dietro? si può parlare a questo punto di innovatività clientelare?

  3. paolo ferrucci Says:

    Bel tema, Lillo: bisognerebbe dibatterne. Mi piacerebbe un post in cui ci mettessimo a discuterne, ma in un salotto tranquillo, però. Non credi, Sergio?

    Per Lucio: Ah, i vecchi tempi…

  4. Laura Says:

    interessante .

  5. omniaficta Says:

    Francamente preferisco il mondo. Ma lo leggerò stesso.

  6. monicavannucchi Says:

    …”Le brevi prose di questo libretto sono tutte argute e profonde, ma quelle che personalmente ho preferito avevano tutte a che fare col suo vissuto, erano insomma le meno astratte”…
    Sergio, non ti pare che questo si avvicini a qualcosa che ho detto su di te non molto tempo fa? Insomma sostitusci “blog” a libretto e Garufi a Scarpa, e per me ci siamo! 🙂 Scherzo, naturalmente, ma neanche troppo. Comprerò Scarpa, ma solo per leggere su Caravaggio, ecco! monica

  7. mario Says:

    scusate, arrivo solo adesso. Rispondo a Lillo. E’ ovvio che il passato, il (discreto) successo e il prestigio di Scarpa gli garantiscano uno spazio di libertà maggiore di un esordiente (o di uno scrittore meno affermato). Se ci pensi bene, senza personalismi, vedrai che non è solo logico ma anche sensato. Quanto a Laterza, Contromano ha pubblicato cose molto interessanti, l’anno scorso e si accinge a pubblicarne altre. E non direi solo di autori affermati. Di autori conosciuti, sì, per un motivo o per l’altro. Ma, del resto, se fosse uno di noi a dover investire, non investirebbe su qualcosa che gli sembra più sicuro – soprattutto compiendo un’operazione certo non commerciale?
    Certe accuse all’editoria – per partito preso – mi sembrano un po’ ingenue (qui si scatenerà la querelle ma, davvero, non è mia intenzione offendere nessuno)

  8. filippo Says:

    bellino, bravino,inutile; come il quaderno di Saramago. Letto mai ( a parte “in culo al mondo”: una delle sue opere peggiori ) qualcosa di Lobo Antunes?

  9. lillo Says:

    ma davvero io non mi offendo mario, né credo di fare accuse all’editoria per partito preso. io credo che l’editoria in quanto grande industria prima ancora che fabbrica della cultura debba investire in quello che ritiene più redditizio. ma ho la seria paura (e non credo di essere il solo) che l’industria abbia preso a tal punto il sopravvento da stritolare nei suoi meccanismi pure la fabbrica. ad esempio ti basta chiamare il numero verde della mondadori per farti rispondere con molta cortesia che è del tutto inutile mandare qualsiasi cosa che non siano noir o fantasy, i due generi di maggior intrattenimento oggi.
    sai, una volta in una conferenza dacia maraini (che qualsiasi cosa ne pensi non è una novellina) ci disse che se un editore vi chiede del denaro per farvi pubblicare allora è un ladro che si approfitta di voi. beh, io ti dico, per esperienza diretta, che gli editori che non ti chiedono denaro oggi si contano sulle punta delle dita, e la loro è una lotta impari che spesso sfocia nella scelta di una narrativa pseudo intellettuale ma di facile richiamo, un pò alla bukowski per intenderci, che spesso va a scapito della sostanza e crea degli orridi cloni di cui non riesci più a distinguere le fattezze, per quanto sono uguali. basta fare due più due.
    poi figurati, io guardo a montale, guardo a sereni, che sono i miei punti di riferimento, o a leopardi, e loro i propri libri se li sono tutti pubblicati a proprie spese. non è quello che dà dignità all’opera, ma il vaglio della storia. si deve puntare in alto secondo me, se no non ne vale la pena. di mettersi a scrivere, dico. ci sono tanti lavori meno disperati in giro, perchè scegliersi proprio questo, se non per un motivo serio?

  10. Tiziano Scarpa Says:

    Caro Sergio, ti ringrazio molto di questa lettura e del tuo giudizio, o scommessa borsistica, sulle mie potenzialità. Spero di esserne all’altezza in futuro.

    Comprendo bene la delusione di Lillo per gli orientamenti generali dell’editoria. Mi pare però che la collana di Laterza “Contromano” attualmente sia innovativa e sperimentale nell’accogliere vari tipi di scrittura non necessariamente narrativa e romanzesca, e che pubblichi anche nomi non molto noti, che anzi hanno ricevuto visibilità e riconoscimenti proprio grazie al fatto di avere pubblicato in quella collana (per esempio il bravissimo Franco Arminio).

    “La vita, non il mondo”, è stato messo in piano editoriale di Laterza più di un anno fa, ben prima che iniziassero le prime tappe di avvicinamento al premio Strega (lo dico giusto per dare un’informazione; si tratta insomma di un libro che è stato pubblicato perché ha convinto l’editore per la sua forza, non perché ho vinto quel premio; “La vita, non il mondo” era stato da me ideato, e accettato dall’editore, ben prima del premio: i tempi di messa in piano editoriale e di pubblicazione sono piuttosto lunghi).

    Lillo non deve pensare che io possa pubblicare qualunque cosa io voglia (magari!): anche se proposti da un autore più o meno noto, certi libri con certi generi particolari di scrittura non sono accettati a occhi chiusi dagli editori. Pubblicare un libro di questo genere, oggi, in Italia, è un azzardo, anche per un autore noto, anche per l’editore che lo stampa e diffonde.

    Per carità, non mi voglio ergere a paladino degli esclusi, sarebbe stucchevole e presuntuoso, però penso che se gli autori noti si mettessero a pubblicare più libri eterodossi, forse contribuirebbero a far accettare questo genere di scrittura che va oltre la forma-romanzo, oggi egemone, rendendo un po’ più consueti libri così, e dunque agevolando la pubblicazione anche per gli altri autori di scritture analoghe.

    (E’ anche vero che certi generi di scrittura non si possono improvvisare per partito preso, bisogna “sentirli”, presuppongono un atteggiamento tutto particolare verso la scrittura e il linguaggio).

  11. filippo Says:

    un vino pessimo quello di ieri sera

    Pardon

  12. lillo Says:

    cavolaccio, tiziano scarpa mi ha risposto di persona. giuro che se lo racconto agli amici non mi credono 🙂
    beh grazie, è una bella cosa, anche se ripeto però, che il mio non era un tentativo di infangare il suo lavoro, sig. scarpa. non mi permetterei mai e poi mai.
    è che più vado più mi interrogo sui meccanismi interni dell’editoria, e le risposte che mi do non mi piacciono per nulla.
    ma grazie ancora 🙂

  13. monicavannucchi Says:

    @lillo, effettivamente la cosa fa un po’ impressione: Scarpa in persona, anche se virtuale, caspita!! Siamo in un blog di tutto rispetto, l’ho sempre detto io… 🙂 monica

  14. Tiziano Scarpa Says:

    Caro Lillo,
    grazie dela risposta. Non c’era bisogno di precisare, avevo capito benissimo che stava (stavi? Posso darti del tu?) esponendo un tuo punto di vista (tra l’altro assolutamente fondato), senza intenzione di offendere nessuno. Anche la mia era una risposta che riguardava l’argomento che hai proposto, che mi interessa molto. Mai neppure per un istante ho sentito nelle tue righe volontà di “infangare” (addirittura!). Tutto bene, dunque. Grazie ancora.

  15. chi Says:

    a me piacciono molte cose di questo libro, che non spreca niente, forse proprio perché l’autore si era formalmente “autocostretto”. mi piace, per esempio, che esista “(…) dunque una vertigine degli utensili”, quando l’autore in seggiovia teme che gli cadano penna e quaderno mentre scrive “queste cose”, mi piacciono i vecchi invidiosi del bellini e le considerazioni su chi vuol dettar legge ai fertili, mi piace il silenzio di john cage e tutti, tutti i brani contenuti in “tu”. oltre alla pagnotta che ha già citato sergio, mi piace “le ho strofinato addosso il suo nome” dove si formula l’ipotesi che può esistere un legame pavloviano tra la pronuncia del nome e il piacere di una persona. e mi piacciono anche i “tre incontri tra divino e umano” e..vabé, la lista rischia di diventare lunga e mi ero ripromessa di non scrivere più di 12 righe 🙂

  16. monicavannucchi Says:

    Non so se Scarpa sia ancora in ascolto, e non per farmi bella con lui, ma per onestà devo dire: “l’ho comprato, per Caravaggio e perchè di Sergio mi fido molto, l’ho letto e lo rileggo , lo porto in borsa (formato comodissimo!), lo apro ogni tanto, scorro qualche pagina, sorrido, penso. insomma, mi convince, e come a Chi, mi piacciono molte frasi e pensieri che sarebbe lungo elencare.” quindi grazie, monica

  17. sergiogarufi Says:

    grazie monica, troppo buona, e grazie pure a tutti quelli che sono intervenuti 🙂

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