Il plagio furbo

Cos’è un plagio furbo? E’ un plagio non letterale, che non ricalca pedissequamente il brano che si vuole copiare, ma ne imita il ritmo, la scansione, il senso. E’ un adattamento, insomma, una trasposizione. Da una storia a un’altra. Uno parla di fiumi e l’altro di mare, uno di barche e l’altro di locande, ma l’effetto di dissolvenza, e le parole chiave per ottenerlo, sono gli stessi. Per esempio Baricco, il suo Oceano mare, nel finale presenta delle somiglianze impressionanti con l’explicit del Viaggio al termine della notte di Céline. E il sospetto cresce conoscendo la sua passione per il capolavoro del francese, di cui recitò alcuni brani in Totem, la sua trasmissione televisiva. Senza contare che quella chiusa è unanimemente considerata il pezzo forte del libro, la zampata risolutiva, dove si manifesta in pieno il genio romanzesco di stringere tutti gli eventi in un unico nodo indissolubile. Vabè, io li propongo in parallelo, poi ognuno si farà la propria opinione:

Camminava veloce, senza voltarsi mai. Così non la vide, la locanda Almayer, staccarsi da terra e disfarsi leggera in mille pezzi, che sembravano vele e salivano nell’ aria, scendevano e salivano, volavano, e tutto portavano con sé, lontano, anche quella terra e quel mare, e le parole e le storie, tutto, chissà dove, nessuno lo sa, forse un giorno qualcuno sarà così stanco che lo scoprirà.”

(Baricco)

«Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il ponte, ancora un’arcata, un’altra, la chiusa, un altro ponte, lontano, più lontano… Chiamava a sé tutte le chiatte del fiume, tutte, e la città intera, e il cielo e la campagna, e noi, tutto si portava via, anche la Senna, tutto, che non se ne parli più

(Céline)

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20 Risposte to “Il plagio furbo”

  1. lillo Says:

    ma se inveci di un plagio furbo, fosse un plagio inconscio?

  2. dario Says:

    si, anche a me sa di un ritmo introiettato, e poi, chissà con quale grado di consapevolezza, fruttifica…
    a me succede con thomas bernhard: mi accorgo, dopo una immersione nel crescendo bernhardiano, che penso con lo stesso furore incalzante, grottesco…
    insomma, non potrebbe essere baricco ad esser stato “plagiato” da celine?

  3. chi Says:

    che bella, intelligente suggestione…

  4. sergio pasquandrea Says:

    beh, se questo è un plagio, allora la maggior parte della letteratura mondiale è fatta di plagiari…

  5. Cesare Says:

    il testo di Celine e’ forse piu’ semplice e naturale, ma secondo me hai ragione – in Celine c’e’ anche come un movimento verso l’esterno, un cambio di scala per gradi – la chiatta, il ponte, la citta’, il cielo, la campagna, tutta la Senna (il contrario di uno zoom, non so se ha un nome). Ed anche in Baricco il testo si allontana – la locanda, il cielo, il mare – addirittura le parole e le storie (come si uscisse fuori dal testo stesso – fuori dal libro che si sta finendo di leggere)

  6. luigi weber Says:

    Secondo me è un plagio furbo e pure brutto. La sequenza “chissà dove, nessuno lo sa” sembra presa da un diario adolescenziale o da una canzonetta.
    E dire che il passo di Céline è molto più bello seppur tradotto, mentre quello di Baricco è l’originale…

  7. Ale Says:

    Sergio sei bravo,
    Bricco non è Céline ma il fatto è che Baricco si mantiene in ottima forma
    e (o perché) piace alle ragazzine come Vasco Rossi, e questo forse (dico forse) fa rosicare tanti bravissimi scrittori che purtroppo sono in remainders o in 500 copie.

  8. lillo Says:

    “Bricco non è Céline” sarebbe piaciuto a Céline🙂

  9. sergio garufi Says:

    il plagio può essere un atto d’amore, il plagio furbo è solo sesso🙂

  10. gianni biondillo Says:

    Io credo, anzi mi auguro di tutto cuore per lui, che sia un plagio inconscio.
    “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano” (P.Picasso)
    E aggiungo: “e i cazzari cazzano”.
    Non ho mai letto Oceano mare e ora capisco perché.
    La sucessione finale di decasillabi tronchi con rima baciata è da brivido:
    “chissà dove, nessuno lo sa,
    forse un giorno qualcuno sarà
    così stanco che lo scoprirà.”
    (l’ultimo poi ha una cadenza differente dai precedenti che lo rende ancora più zoppicante)

  11. matteo Says:

    D’accordo con Gianni.

  12. vibrisse Says:

    Ma: “Oceano mare” è tutto costruito a ridosso di altre opere, letterarie e figurative. La locanda Almayer è da Conrad, il signore che dipinge marine usando l’acqua di mare è da Perec (il quael a sua volta lo ha preso a modo suo da Melville), il capitolo con padre Pluche che va avanti e indietro è da Kafka (il racconto con A che deve pagare il suo debito a B: non ho sottomano niente, vado a memoria), il capitolo della zattera è (non ho mai fatto un riscontro puntuale, ma l’ho sempre pensato) da “Le Radeau de la Méduse” di Géricault, eccetera.

    Per carità, si può anche sostenere che Mimmo Rotella ha copiato i suoi quadri dai manfiesti pubblicitari. Ma non vedo a cosa serva.

    giulio mozzi

  13. vibrisse Says:

    Orpo!
    “quale” e non quael”, “manifesti” e non “manfiesti”. g.

  14. sergiogarufi Says:

    sì, certo, e il titolo l’ha preso da jacques cousteau.

  15. vibrisse Says:

    Sergio, senti: è vero o non è vero che “Oceano mare” è un romanzo tutto costruito a ridosso di altre opere, letterarie e non?

    giulio mozzi

  16. sergiogarufi Says:

    Giulio, ascolta: provo a essere esplicito fino alla noia. Qui si esprimono opinioni, non dogmi di fede. Io leggo una cosa, ne ricavo un’impressione, lo scrivo e chi legge può dissentire o convenire con me. Per Pasquandrea ho sbagliato, per Weber ho visto giusto, non c’è problema. Se però mi si prende per il culo (il riferimento a Rotella) si otterrà una risposta equivalente, mentre gli interventi inquisitori, alla Di Pietro (“è vero o non è vero?”), lasciamoli ai tribunali. Nel merito della questione: i prestiti, le citazioni esplicite, l’eco, le atmosfere alla… sono tutte cose che sono state ampiamente segnalate dalla critica. “Oceano mare” è un libro che ha avuto un grande successo e che è stato recensito dai maggiori giornali italiani e internazionali. In quasi tutti troverai riferimenti a Conrad perché quella è una citazione esplicita, a partire dal nome della locanda. Stesso discorso per la zattera di Gericault. Ma del “Viaggio al termine della notte”, che mi risulti, non c’è traccia nella bibliografia critica, secondo me proprio per il camuffamento. Io ci ho visto l’imitazione fallita di un modello alto, trasposta e trasfigurata quanto si vuole ma quello ci ho visto e quello ho proposto al giudizio di chi legge con il parallelo. E credo fosse palese soprattutto nei momenti in cui se ne discostava, più ancora che nei passi in cui la ricalcava. Mi riferisco a “chissà dove, nessuno lo sa ecc”, che sortiscono degli effetti di comicità involontaria tipici del trash.

  17. Luigi Mauriello Says:

    Secondo me è più complicato un plagio “furbo” (come lo definisce lei) che un plagio letterale. E comunque, di assonanze ritmiche ce ne sono a bizzeffe nella storia della letteratura. Riferimenti a opere e a stili narrativi hanno influenzato la scrittura di molti, a maggior ragione nell’epoca del postmoderno.
    Un ottimo colpo da bravo lettore (o da modesto aspirante critico letterario)
    Quello che non mi piace è la solita strumentalizzazione contro Baricco perché è Baricco. E basta.

  18. Dea Says:

    Magari avesse copiato di più! Forse avrebbe scritto cose decenti, invece di quei mostruosi pastrocchi, di quelle meringhe tanto leggere quanto velenose.

  19. Francesco Romeo Says:

    Oceano mare -che a me non piace nemmeno un po’- è in effetti un libro appostato (tanto per adoperare un verbo che riflette lo spazio in cui stiamo intervenendo e mimare così appunto la postura metalinguistica del libro di Baricco) sulla soglia di altri libri, in modo svelato e quasi direi disarmato. Non vedo cosa c’entri un presunto atteggiamento dogmatico nel rilevare questo fatto. E’ chiaro che l’esempio che si porta rispetto al finale di Celine è diverso da quegli indicatori oggettivi di riferimento ad altri testi. L’involontarietà dell'”attracco” va sonoramente esclusa. Il punto dell’intervento di G.Mozzi mi pare fosse nel senso che quei cenni “nudi” ad altri libri preparano e giustificano (in un’ottica di composizione) da parte di Baricco anche quei brani che voi definite dissimulati, di prelievi da altri romanzi trasfusi nel proprio. Da un punto di vista letterario quindi il finale celiniano mimato è tutt’altro che uno scandalo o una goffagine. Sono invece d’accordo con L.Muriello sulla riuscita molto scadente dell’operazione in questo punto.

  20. Giulio Mozzi Says:

    A distanza di un paio d’anni, sono ancora qui a domandarmi per quale ragione il ricordare un’ovvietà (“Oceano mare è un romanzo tutto costruito a ridosso di altre opere, letterarie e non”) sia assimilabile a un “intervento inquisitorio alla Di Pietro”.

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