Archive for novembre 2011

10 Margaret Mazzantini

novembre 20, 2011

Questa è la terza pagina di Tuttolibri, l’inserto letterario del quotidiano La Stampa uscito ieri. E’ quella dedicata alla narrativa italiana, ed era interamente occupata da Einaudi, nel senso che ospitava le recensioni di due libri della casa editrice torinese: La valle delle donne lupo di Laura Pariani, firmata da Lorenzo Mondo, e Mare al mattino di Margaret Mazzantini, firmata da Bruno Quaranta. Inoltre, a pié di pagina, la pubblicità del romanzo di Margaret Mazzantini. Tra la recensione di Quaranta e la pubblicità ho contato dieci volte nome e cognome della moglie di Castellitto. Specifico: nome e cognome associati, non solo il cognome; che il marchio va posto bene in evidenza,  se no la gente si scorda cosa deve comprare. Citazioni equamente divise: 5 la recensione e 5 la pubblicità, così da ribadire l’indistinzione fra l’una e l’altra. Poi ci si chiede perché da noi la critica letteraria è così screditata. Chissà che ne direbbe Gramellini.

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Class news

novembre 11, 2011

 

http://webtv.cubovision.it/video/informazione/magazine/dv-50237608.html

“Fuori un’idea”

novembre 9, 2011

Alla presentazione veneziana conobbi tramite Claudio Moretti, l’appassionato titolare della libreria Marco Polo che la organizzò, un simpatico scrittore e traduttore israeliano che si era trasferito da qualche anno a vivere lì assieme alla famiglia. Costui mi disse una cosa molto interessante, che succede nel suo paese e che si potrebbe applicare anche da noi. In pratica lo Stato corrisponde agli autori israeliani un euro ogni volta che un loro libro viene preso in prestito per la lettura nelle biblioteche pubbliche. Così facendo lo scorso anno lui, che non si poteva considerare un autore commerciale, aveva percepito circa 4 mila euro. A me sembra una di quelle proposte che i TQ dovrebbero far proprie. Se lo fa Israele, che ha un decimo dei nostri abitanti e che spende metà del PIL in armamenti, forse possiamo permettercelo pure noi; spread e default permettendo.

Napoleone e i soldi

novembre 4, 2011

Questa bella faccia sorridente appartiene a Luca Luciani, un manager della Telecom che qualche anno fa diventò famoso per un video trasmesso su youtube in cui, cercando di motivare i dirigenti della sua società in un momento di crisi, li invitava a fare come Napoleone a Waterloo. Al di là della gaffe culturale, a me colpì di quel discorso la logica elementare, quella per intenderci riassunta nella biografia di Simona Ventura Crederci sempre, arrendersi mai. Se bastava quello, per motivare dei collaboratori, e si potevano impunemente sparare cazzate come quella sulla vittoria napoleonica a Waterloo, allora non c’era bisogno di pagare tanto qualcuno, chiunque era in grado di farlo. Perché in seguito al tormentone in rete si scoprì quanto guadagnava Luciani, e cioè qualcosa tipo 900.000 euro l’anno. Insomma, passano gli anni e la gaffe viene archiviata, il nome di Luciani torna nel dimenticatoio, finché l’altro ieri, sfogliando il giornale, l’ho ritrovato in un’ansa che ne elogiava le doti manageriali, sottolineando i suoi successi alla guida della partecipata brasiliana della Tim. L’avevano mandato lì, all’altro capo del mondo, come una promozione, e avevano avuto ragione loro, perché la cultura non serve a un cazzo, certo non a fare soldi.

Tecchi

novembre 3, 2011

Bonaventura Tecchi, chi era costui? Mi sono imbattuto nel suo nome diverse volte, eppure non ho mai letto niente di suo. So che era un saggista, direttore di Solaria, che pubblicò Gadda semisconosciuto e recensì sul Corriere l’esordio di Claudio Magris nell’anno in cui nacqui. Il triestino ricorda spesso questo episodio, dice che a lui deve molto della propria carriera, che senza quella lettura complice, e la conseguente segnalazione sul giornale, sarebbe stato tutto diverso. Il mio Tecchi era Magris. Se penso a qualcuno che avrebbe potuto leggere il mio libro con uno spirito simile e apprezzarlo, penso a lui. Il nome giusto nasce da Danubio, è l’espressione diretta di quella visione del mondo. E oltretutto Magris scrive sullo stesso giornale su cui scriveva Tecchi. Ogni esordiente sogna il suo Tecchi.

sentire la lingua

novembre 2, 2011

Mercoledì 26 Ottobre stavo a Milano, partecipavo a una discussione sul nuovo italiano assieme ad alcuni linguisti. Nello studio televisivo del canale Class news eravamo in tre: io, Luciana Bianciardi e Mario Cannella, uno dei curatori dello Zingarelli; mentre da Roma erano collegati due ospiti, di cui ricordo solo Luca Serianni. In generale l’approccio era molto serio: ci si lamentava dell’imbarbarimento generale, e si bocciavano senza pietà i giovani che nei servizi registrati dimostravano di conoscere i neologismi anglofoni e internettari (“taggare”), ma ignoravano il significato di alcune parole italiane non difficilissime (tipo “intralciare”). Io, ingessato dalle luci dello studio, parlavo apparecchiato come il peggior cruscante, salvo lasciarmi andare negli intervalli pubblicitari, dove raccontavo qualche aneddoto scherzoso. Uno di questi – il racconto famoso dello stilista intervistato dal TG, che alla domanda sul colore di moda nella prossima stagione risponde “Il nero. Il nero è un evergreen“, piacque talmente al conduttore che mi chiese di ripeterlo in onda, e da quel momento in poi mi sono rilassato.

Alla Stazione Centrale, in attesa del treno per Roma, ho fatto un giro alla nuova gigantesca Feltrinelli, e lì ho trovato questo librino Sellerio, che raccoglie diversi testamenti meridionali di alcuni decenni or sono. I migliori sono quelli redatti da semianalfabeti, pieni di bellissimi errori così vitali ed energici. Quando ero fidanzato con una ragazza che faceva l’architetto, mi burlavo della sua passione per i casolari fatiscenti, dell’idea che quei ruderi fossero posti più autentici delle case nuove o restaurate, ed ora faccio la stessa cosa con la scrittura. La lingua di Vincenzo Rabito, quella di Clelia Marchi, ma pure l’italiano approssimativo degli stranieri colti, come l’epistolario edito da Aragno di Ernst Bernhard, hanno qualcosa di potente, come di chi sente la lingua che maneggia in un modo diverso da chi la dà per scontata.