Toccare il cuore

A Totò ho sempre voluto un bene dell’anima, sin dal primo giorno che lo prendemmo ancora cucciolo in un giardino trascurato di Frascati, dove stava con la madre e due sorelle, ma ieri sera l’ho amato ancora di più. Stavo portandolo in giro come al solito  per i giardini del Villaggio Olimpico, ed era quasi ora di cena, il penultimo turno della giornata, quando abbiamo intravisto un bastardino bianco e nero, di taglia un po’ più grossa della sua, che zampettava libero nei dintorni. Totò si è piantato sull’erba, non voleva spostarsi, guardava fisso quel cane finché questi se n’è accorto e lo ha raggiunto. Nessuno dei due ha fatto segno di sottomissione, si annusavano minacciosamente e presto è partita la rissa, e Totò le ha prese. Sono stati pochi secondi, io tiravo via il mio col guinzaglio ma l’altro libero aveva ancora più gioco ad azzannarlo, e tutto è terminato con un mio calcio all’aggressore e qualche insulto al suo padrone, che era accorso scusandosi.

Totò non le aveva mai prese prima. Girava spavaldo per il quartiere come un bulletto, cacciava gatti e piccioni, ringhiava ai cani piccoli che non riconoscevano il suo grado più elevato, ed io a volte ne ero stupidamente fiero. Poi ieri mi ha fatto una pena infinita. Vederlo in difficoltà, aggredito, sentirlo guaire, e soprattutto il dopo, quando è finita la rissa e si è allontanato con le orecchie basse e la coda fra le zampe. Aveva un’aria avvilita. Non era il dolore fisico, probabilmente non si è fatto niente, era la mortificazione che mi ha impietosito, come se si fosse reso conto della propria piccolezza.

Certo, parlare così di un cane è stupido. Attribuirgli sentimenti complessi e “culturali” come la mortificazione significa snaturarlo, sebbene tanti anni in loro compagnia mi han fatto capire che i cani sono capaci di provare sentimenti non elementari, tipo la gelosia. In ogni caso mi aveva colpito quell’empatia nella sofferenza. Ho pensato che alcune mail, ricevute a proposito del mio libro, avevano la stessa motivazione. Quei lettori davano l’impressione che più che apprezzare Il nome giusto gli volessero bene, o lo apprezzassero perché gli volevano bene. Si sa, di solito ciò che tocca il cuore delle persone è la debolezza, l’inermità, l’ammissione del fallimento, perché ci si deve confessare per accedere al paradiso. In letteratura per molti è la convinzione che l’io narrante sia l’autore, e che questi si sia messo a nudo nel libro senza preoccuparsi di “uscirne bene”. Ecco perché i passi con uno stile ricercato non sono piaciuti: interrompevano l’empatia, non sapevano di verità.

5 Risposte to “Toccare il cuore”

  1. giovanni malatesta Says:

    Ciao Sergio!
    Cosi como il re Rama, nel Ramayana, in certe occasioni si vestiva da mandicante e andava in giro per la sua citta’ ascoltando le opinioni che la gente, senza riconoscerlo, aveva su di Lui , penso che certamente, chi non ti conosce potrebbe dare un giudizio imparziale sul tuo libro; ma, una volta posto fuori dubbio il tuo talento nello scrivere e snocciolare i vari argomenti tessendoli gli uni con gli altri e arricchendoli con citazioni come se fossero lenti che aiutano ancora di piu’ a capire la essenza dell’ oggetto , avere amici che vogliono bene al tuo libro perche ti vogliono bene a te si trasforma in qualcosa prezioso sia per te stesso, perche avere persone che ti vogliono bene per quello che sei ‘e difficile , eppoi anche per noi che leggiamo forse perche possiamo gustare quello che scrivi con una comunione quasi privilegiata , cogliendo sfumature che sfuggirebbero a uno sconosciuto, e che solo si possono cogliere quando vuoi bene .

  2. accidentimusicali Says:

    è la nudita dell’animo umano l’unica verità da apprezzare🙂

  3. Beppe Anselmi Says:

    Uno stile ricercato (e dovremmo stabilire i criteri di questa affermazione) non può determinare la presa di distanza da una storia, da una narrazione. Come può una parola desueta interrompere l’empatia? Come può la descrizione di un trancio di campagna toscana fatta usando ‘La battaglia di San Romano’ di Paolo Uccello, allontanare dalla verità? Un autore scrive seguendo il suo stile e non può (non deve) porsi nessun’altro controllore. Forse che Gadda era poco comunicativo se per definire una ragazza molto libera la chiamava una ‘vagovulgica’? E Manganelli? E Pizzuto? Sergio Garufi è un autore (molto dotato) che va preservato. E che i suoi lettori siano amici o sconosciuti, è un dettaglio di cui a me non importa nulla. Beppe Anselmi

  4. sergiogarufi Says:

    grazie beppe.

  5. cristiano Says:

    io quando l’ho letto ho capito che ti avrei voluto come amico. e lo sono diventato, forse a tua insaputa. io non ho bisogno di avere un amico sempre a portata di mano, né di raccontargli sempre tutto. credo di avere bisogno di voler bene senza il bisogno di doverlo confessare.
    cristiano

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