Archive for giugno 2012

Il Premio Strega a Trevi

giugno 30, 2012

Fra cinque giorni ci sara’ la cerimonia di assegnazione del Premio Strega e io spero che lo vinca Emanuele Trevi. Sono convinto che sia uno dei migliori scrittori italiani e che meriti di vincerlo da anni. Qualcosa di scritto e’ un bellissimo libro, ma non e’ l’unico suo a meritare un riconoscimento cosi’ importante. Senza verso, per esempio, non era da meno. Lo so, scriviamo per lo stesso editore, ma la mia stima per lui come critico e narratore data da molto prima, e sull’archivio di questo blog fortunatamente ve n’e’ traccia. Quando mesi fa seppi dal mio editor che candidavano Trevi allo Strega, temetti che non avesse possibilita’ di vincere. Ponte alle Grazie fa parte del Gruppo GeMS, il terzo gruppo editoriale italiano, e certi rapporti di forza pesano allo Strega, se no non si spiegherebbe come mai i vincitori degli ultimi anni appartenessero ai gruppi Mondadori-Einaudi e Rizzoli-Bompiani. Scrivere per GeMS, al di la’ del valore di cio’ che si e’ scritto, allo Strega in genere garantiva non piu’ di un onorevole terzo posto, come dimostrano Matteo Nucci e Bruno Arpaia (e comunque non senza un notevole lavoro lobbistico sottorraneo). Ma nel suo caso esiste una convergenza d’interessi che potrebbe bypassare questo handicap. Primo il fatto che fra poco uscira’ un libro di Trevi per Einaudi Stile Libero (come ha annunciato Paolo Repetti su facebook), bissando cosi’ il suo esordio narrativo (I cani del nulla). E questo prossimo libro di Trevi beneficerebbe molto della vittoria dello Strega – forse addirittura piu’ di Qualcosa di scritto, che ha il difetto di presentarsi con un look un po’ ostico da saggio di critica letteraria su Pasolini, tanto che Fazio a Che tempo che fa lo azzoppo’ dicendo che per apprezzarlo era necessario leggere Petrolio – in una certa misura ricompensando Einaudi della sconfitta di Marcello Fois, il suo autore ufficiale. E inoltre il fatto che un einaudiano di ferro come Ernesto Ferrero, che lavoro’ pure per Mondadori, in occasione del Salone del Libro ha fatto un sorprendente endorsement appoggiando la candidatura di Trevi. Insomma, secondo me ce la potrebbe fare.

varianti di copertina

giugno 15, 2012

io la volevo così

la scartarono, però poteva finire peggio:

una lettura di Francesco Sasso

giugno 15, 2012

http://retroguardia2.wordpress.com/2012/06/15/unidentita-postuma-sergio-garufi-il-nome-giusto/

un pezzo su Panorama.it

giugno 13, 2012

http://blog.panorama.it/carnation/2012/06/13/se-muori-mi-presti-celine/

Perché mi piace Roma

giugno 5, 2012

Nel mezzo del cammin della mia vita precedente, quando facevo l’arredatore, un pomeriggio primaverile mi ritrovai in una zona residenziale di Milano a ritirare delle tende. Lì abitava la sarta che cuciva i tessuti che le davamo per conto dei nostri clienti. Era una vecchietta esperta che arrotondava la pensione con questi lavori di cucito che svolgeva a casa sua. L’appuntamento era stato fissato il giorno prima al telefono, le tende sarebbero state pronte per le 15. Arrivai puntuale e disse che le serviva ancora mezz’ora, e mi invitò a fare un giro e tornare più tardi. Quando uscii in strada mi accorsi che non c’era niente da fare nei dintorni, era un quartiere dormitorio di palazzi anni 70 immersi nel verde, privo di bar o vetrine. Non sapevo come ammazzare il tempo e non volevo chiudermi in auto ad ascoltare musica. Era una bella giornata e avevo voglia di stare all’aria aperta. Spostarmi verso zone più vive non aveva senso, l’andata e il ritorno avrebbero preso troppo tempo. Così passeggiando vidi nella traversa una scuola elementare coi bambini che facevano ricreazione nel campetto da basket adiacente. Mi sedetti su una panchina di fronte alla recinzione e li guardai giocare, le loro scorribande mi mettevano allegria. Sulle altre panchine c’erano un paio di anziani e una mamma col neonato sul passeggino. Presto notai che i vicini mi guardavano male, finché il sospetto si tramuto’ in una spessa e compatta ostilità nei miei confronti. Non si capacitavano della mia presenza. Un uomo di 35 anni, apparentemente sano, in età da lavoro e che non lavora, non poteva starsene lì a bighellonare se non per motivi ignobili (pedofilia, droga, malaffare). Provai a infischiarmene ma il loro odio era insostenibile, sembravano sul punto di aggredirmi, allora mi alzai e me ne andai.

Quando mi chiedono le differenze con Milano e cosa mi piace di Roma elenco il suo cielo limpido, la bellezza incomparabile di certi scorci, il cibo godurioso, tutte cose che mi han cambiato l’umore, ma più di tutto è la storia della panchina. E proprio leggendo il bel libro di Beppe Sebaste intitolato Panchine (contromano Laterza) venni a sapere che nella Milano del boom economico, quella dei primi anni Sessanta, Luciano Bianciardi fu licenziato dall’editore Feltrinelli per scarso rendimento, dato che «strascicava i piedi». Ecco, a Roma questo non potrebbe succedere, oggi come allora. Qui l’ozio non è visto con sospetto, non è considerato pericoloso o sovversivo. Anzi, viene prima del lavoro (anche linguisticamente: necotium è la negazione dell’ozio). Roma mi piace perché è una città che mi somiglia.

Baricco oratore

giugno 4, 2012

Un’ora e sei minuti, senza annoiare mai. Conosco scrittori che scambiano il situazionismo per l’animazione da villaggio vacanze, e così fanno i saltimbanchi alle presentazioni, convinti che il pubblico vada intrattenuto non tanto con le parole, ma con le smorfie, gli abiti da pagliaccio, le performance; e ciononostante li si segue con grande sforzo. Qui invece c’è un uomo in camicia seduto a una poltrona: non si alza mai, il registro è monocorde, ogni tanto beve dell’acqua poggiata sul tavolino davanti. L’unico intrattenimento è l’intelligenza delle sue osservazioni, il modo semplice con cui le esprime, la passione che trasmette. Capisci perché il suo programma sui libri aveva successo, e perché ha fondato una scuola di scrittura: sa parlare e sa farsi ascoltare. Non è un talento da poco, soprattutto se si ha intenzione di comparire in tv. Da Fazio qualche mese fa era ospite uno dei migliori scrittori della mia generazione e non aveva un briciolo di quell’attrattiva, pur essendo infinitamente più bravo a scrivere di Baricco. Il punto è che le due cose non sono connesse. La narrativa di Baricco non ha grande spessore, ma lo ascolto sempre con attenzione. Spesso non condivido quanto dice. Per esempio qui lamenta la bruttura di alcune abbreviazioni del gergo adolescenziale da sms, come fossero i sintomi di un evidente atrofizzazione del pensiero, mentre sono perfettamente in linea con le abbreviazioni antiche, perché in entrambi i casi l’economia espressiva era dettata da esigenze economiche e di spazio (come insegna l’epigrafia). Ma non conta questo, o conta fino a un certo punto. Conta che chiunque debba parlare in pubblico (e il mestiere di scrivere a volte lo comporta) ha qualcosa da imparare ascoltandolo e studiandolo, a partire da come ti fa sentire partecipe della costruzione del discorso, che non risulta mai ripetuto a macchinetta o calato dall’alto, ma sembra faticosamente imbastito lì per lì apposta per te. E vale la pena ascoltarlo anche quando dice solenni sciempiaggini, come il paragone con Del Piero (al 45’40” sostiene che l’autobiografia di Del Piero in vetta alle classifiche di vendita è come se lui giocasse a calcio in una partita importante e alla fine Sky lo premiasse come miglior giocatore del match; stabilendo così un’equazione, a lui molto favorevole, fra qualità e vendite).