Archive for agosto 2012

La vita imita i b-movie

agosto 31, 2012

In gita a Venezia con la mia compagna per una breve sortita al festival del cinema. Arrivandoci dal ponte sulla laguna col treno che scivola sull’acqua, si prova la sensazione di entrare in un altro mondo, come in un cartone animato di Miyazaki.

Appena giunto ho fatto un salto alla Libreria Marco Polo per salutare Claudio, il libraio che presentò il mio romanzo in una bellissima serata del settembre scorso. Anche lì l’atmosfera è fiabesca, talmente piccolo e magico sembra essere il suo antro cartaceo.

Poi son passato da Riva degli Schiavoni a dare un’occhiata all’Hotel Londra Palace, dove nel marzo 1984 incontrai Borges. E’ molto cambiato, credo che la hall sia stata ristrutturata così a fondo da renderla quasi irriconoscibile. La stanza dove alloggiò l’argentino si è fusa con un’altra accanto ed è diventata la “suite Borges”, e ora i ricconi fanno la coda per averla. Me l’ha detto il general manager dell’albergo, una persona molto gentile che è il figlio del portiere dell’albergo da oltre 50 anni. Che bella storia, pensavo di quella staffetta fra generazioni.

Infine ho voluto rivedere la pala di Giovanni Bellini a San Zaccaria. La prima volta che la vidi c’era un signore dentro la chiesa seduto di fronte all’opera con un cane sdraiato sulle sue gambe, ed entrambi la guardavano rapiti. Da giovane lo snobbavo un po’ Bellini, lo consideravo il Fausto Papetti del Rinascimento, adesso mi piace moltissimo e credo che siano sue alcune fra le creazioni più alte dello spirito umano.

Usciti faceva un caldo soffocante ed eravamo stanchi per il tanto camminare. Un fiume babelico scorreva senza sosta fra le calli e i ponti. Nel campiello di San Zaccaria si ergeva una baracca in legno con dei ragazzi stranieri che vi giravano intorno. Non si capiva il senso e la ragione di quella presenza, però un cartello sembrava ricondurre il tutto alla Biennale di Architettura, parlava di Inner freedom, alludeva a un’iniziativa degli studenti di Riga. Lì vicino, in un angolo, ho scorto una provvidenziale panchetta fatta di assi grezze posta all’ombra e ci siamo accomodati, ma il relax non è durato a lungo. Poco dopo è arrivato un ragazzo lituano che ci ha informato con un pizzico d’imbarazzo che eravamo seduti su un’installazione artistica.

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Questo spacca

agosto 26, 2012

Io amo i libretti culturali delle pro loco, quegli opuscoli che raccontano la storia di un paese e si vendono solo sul posto, perché non li puoi ordinare alla Feltrinelli o su Amazon. A Bevagna, un paesino fortificato vicino a Foligno, ne ho comprato uno all’ufficio della piazza centrale. Fra le altre cose, parla di un pittore locale della seconda metà del XVI sec., tale Ascensidonio Spacca detto il fantino. Che bel nome, e che vita si può immaginare dietro un nome così. Al termine della sua placida carriera bevagnate – c’è scritto – allentò il cordone ombelicale e cominciò a dipingere nei paesi vicini come Trevi, Spello, Bettona e Gualdo Cattaneo, “tanto da meritarsi l’appellativo di pittore della vallata”.

Previsioni

agosto 24, 2012

Diversi giornali e siti d’informazione oggi riportano la notizia secondo cui Murakami sarebbe il favorito dai bookmakers inglesi per aggiudicarsi il prossimo Nobel per la letteratura. Leggendo questa previsione ho capito qual è il sintomo più evidente dell’autorevolezza di un premio: la sua imprevedibilità, più ancora che il fiuto nello scegliere il migliore. Il Nobel, che incorona spesso degli immeritevoli, è il più prestigioso perché le previsioni non ci azzeccano mai. Lo Strega solo in questi ultimi anni sta diventando meno scontato, con i vari testa a testa fra Scurati e Scarpa, Avallone e Pennacchi, Trevi e Piperno, sebbene alla fine se la giochi sempre una coppia di nomi ampiamente previsti.

Fare carriera

agosto 24, 2012

Quest’estate ho visto le menti più rivoluzionarie della mia generazione – quelle formatesi su Alias, per intenderci – scrivere sul Corsera, Vanity Fair e il Domenicale del Sole 24Ore della moda dell’uomo depilato, dell’esodo vacanziero dimezzato per la crisi e di quante volte bisogna uscire con uno per dargliela senza sembrare una zoccola. Il tutto con lo stile di Alberoni, quel mix di sociologia spicciola e linguaggio da oroscopi che lo rese popolare, solo un po’ più “sporco”. E ho sognato di essere al posto loro (a Capalbio Libri), ma purtroppo non ho mai scritto su Alias (e neppure son mai stato un gran rivoluzionario).

L’ultima casa di DFW a Claremont

agosto 24, 2012

e il suo patio (altre foto qui).

Così vorrei saper scrivere

agosto 22, 2012

“Oggi, quasi vent’anni dopo, la coppia non è più la stessa. Anche se stiamo ancora insieme, Parigi gioca da tempo la sua partita di drugstore e grattacieli, svende l’ossigeno e la calma alle automobili. Io invecchio accanto a lei, dimentico luoghi privilegiati e itinerari rituali. Paradosso beffardo: quanto più apparteniamo a una città, tanto meno la viviamo. Di notte però, girovagando per il Marais solitario o fumando seduto su una panchina del canale Saint-Martin, ritorna l’immagine nuda e tremante del primo incontro, e so che ci amiamo ancora e corriamo ai nostri appuntamenti.”

(Julio Cortázar, “Parigi, ultimo primo incontro”, 22 agosto ’77, in Carte inaspettate, Einaudi)

politically correct

agosto 22, 2012

Lo scorso Natale l’ho passato in un antico casolare dell’Umbria di proprietà di parenti della mia compagna. Formavamo una bella comitiva di una ventina di persone, tutte di sinistra, atee, colte e cosmopolite; sembrava un film di Bertolucci. La figlia del proprietario del casolare, cioè la cugina della mia compagna, vive e lavora a Londra da diversi anni e ha due figli piccoli che quasi non parlano italiano. Economicamente sta bene e ha mandato i figli in una scuola molto selettiva e internazionale, con delle rette carissime. Ci diceva che lì non ci si augura “Buon Natale”, perché sarebbe giudicato scortese da chi non è cristiano. Così, per ovviare alla cosa, in quei giorni di dicembre tutti si augurano “Buona festa d’inverno”. Dopo siamo andati fuori a fumare. Piovigginava e la cugina londinese ci ha invitato a disporci in fila indiana sotto la grondaia per non bagnarci. Allora l’ho corretta, e ho detto: “eh no, si dice fila dei nativi americani”.

Obituario di un omonimo

agosto 21, 2012

Benjamin Sergio Garufi, 76, a retired truck driver, died Tuesday April 8, 1997 at Bethel Health Care.

He was the husband of the late Nancy A. Piazza Garufi, and had lived at 9 Long Hill Drive, New Fairfield and Sebastian, Fla.

He was born in Bridgeport on July 28, 1920, a son of Giuseppe and Josephine Milamaci Garufi. He attended Bridgeport schools.

Mr. Garufi lived in Danbury for several years, and moved to Florida in 1984. He moved to New Fairfield 5 months ago and made his home with his son and daughter-in-law, Joseph and Susan Garufi.

Before his retirement in 1981, he was employed as a truck driver for more than 20 years with E&F Construction.

He was a member of the Teamsters Union. In Florida, he was a member of the Polish American Club.

Besides his son, he is survived by a sister, Martha Bruno of Queens, N.Y.; two grandchildren; and several nieces and nephews.

Contributions in his memory may be made to The Tomorrow Children’s Fund, 30 Prospect Ave., Hackensack, N.J. 07601.

There are no calling hours.

SERVICES: Friday at 11 a.m. at the Congregational Church of New Fairfield with the Rev. David W. Hughes, Pastor, officiating. Burial will take place in Prince of Peace Cemetery, Brookfield.

The Cornell Memorial Home, 247 White St., Danbury is in charge of arrangements.

le magagne e il silenzio

agosto 20, 2012

C’è stato un momento, verso metà giugno di quest’anno, che ero incazzato nero. Mi è durata giusto un paio di giorni, ma non riuscivo a pensare ad altro. Volevo far sapere a tutto il mondo che razza d’ingiustizia avevo subito, che porcherie scandalose succedevano nell’ambiente letterario italiano. Asfissiai la mia compagna e un paio di amici citandogli di continuo l’episodio incriminato, sviscerandolo in ogni minimo dettaglio, finché evidentemente asfissiai anche me stesso e lasciai perdere. Non so se feci la cosa giusta. Se quelle porcherie continuano nel silenzio degli addetti ai lavori, compresi gli irreprensibili TQ, che si presentano come i moralizzatori dell’ambiente proprio a partire da queste cose, è anche perché chi subisce l’ingiustizia poi se ne lamenta solo in privato. Però non è per vigliaccheria, o quieto vivere, che si tace. L’ho capito assistendo alla cerimonia di assegnazione dello Strega nel ninfeo di Villa Giulia e alle polemiche che ne sono seguite. E’ che qualsiasi prova tu possa portare a sostegno della tua tesi, anche la più evidente e incontrovertibile, passerà in secondo piano o verrà del tutto ignorata per il semplice fatto che tu sei la vittima. Agli occhi del pubblico quella posizione t’impone di tacere. Il brutto è che anche la posizione contraria, quella del vincitore, non consente una denuncia o lamentela. Nel primo caso risulterai patetico e interessato (“rosica”), nel secondo un ingrato che sputa nel piatto dove mangia. Partecipando accetti ogni nefandezza; questo, in letteratura, significa “stare al gioco”. Altro che de Coubertin. L’unica salvezza sta nel non partecipare, nello smettere di sperare, e non è facile, soprattutto quando le occasioni di riconoscimento si ripresentano (tipo qui).

la pelle di zigrino

agosto 17, 2012

C’è chi pensa che i buoni libri debbano vendere poco. Per esempio Gilda Policastro, che su fb affermò, qualche mese dopo l’uscita del suo romanzo, che se vendi molto ti devi chiedere dove hai sbagliato. E c’è chi pensa che chi sta in alto (in classifica) sia meglio di chi sta in basso, come disse Alessandro Baricco commentando il successo dell’autobiografia di Del Piero nella conferenza tenuta all’ultimo Salone del Libro. Per me non si tratta di numeri, però il criterio con cui si riconosce la buona letteratura ha a che fare coi lettori, perché i buoni libri deludono sempre un po’, ma solo dopo averti illuso fino in fondo, nel senso che si riconoscono dal fatto che prima creano delle aspettative e poi le disattendono. Ovviamente non è il genere di delusione di quando ci si aspetta un buon libro e ci s’imbatte in una ciofeca. Le aspettative disattese sono più del tipo di Zainesh, l’amica eritrea che mi disse: “quando rileggo Anna Karenina spero sempre che non si ammazzi”. Deludente quindi in opposizione a “consolatorio”, che è l’epiteto con cui la critica liquida di solito la cattiva letteratura. Deludente perché non ti dà ragione, non ti blandisce, non ti conferma nei pregiudizi. Ti aspetti che il protagonista di Vergogna salvi alla fine il cane storpio e invece no, ti delude, lascia che venga soppresso, ma quell’abbandono è in realtà un gesto d’amore, una pietosa eutanasia. E’ che l’intrattenimento puro e la cripticità elitaria sono in fondo due opzioni ugualmente seduttive e mistificanti. Un buon libro non è una finestra su Gardaland e neppure la dimostrazione della congettura di Poincaré. E’ come la pelle di zigrino: più esaudisce i desideri e più accorcia la vita (interiore).