la pelle di zigrino

C’è chi pensa che i buoni libri debbano vendere poco. Per esempio Gilda Policastro, che su fb affermò, qualche mese dopo l’uscita del suo romanzo, che se vendi molto ti devi chiedere dove hai sbagliato. E c’è chi pensa che chi sta in alto (in classifica) sia meglio di chi sta in basso, come disse Alessandro Baricco commentando il successo dell’autobiografia di Del Piero nella conferenza tenuta all’ultimo Salone del Libro. Per me non si tratta di numeri, però il criterio con cui si riconosce la buona letteratura ha a che fare coi lettori, perché i buoni libri deludono sempre un po’, ma solo dopo averti illuso fino in fondo, nel senso che si riconoscono dal fatto che prima creano delle aspettative e poi le disattendono. Ovviamente non è il genere di delusione di quando ci si aspetta un buon libro e ci s’imbatte in una ciofeca. Le aspettative disattese sono più del tipo di Zainesh, l’amica eritrea che mi disse: “quando rileggo Anna Karenina spero sempre che non si ammazzi”. Deludente quindi in opposizione a “consolatorio”, che è l’epiteto con cui la critica liquida di solito la cattiva letteratura. Deludente perché non ti dà ragione, non ti blandisce, non ti conferma nei pregiudizi. Ti aspetti che il protagonista di Vergogna salvi alla fine il cane storpio e invece no, ti delude, lascia che venga soppresso, ma quell’abbandono è in realtà un gesto d’amore, una pietosa eutanasia. E’ che l’intrattenimento puro e la cripticità elitaria sono in fondo due opzioni ugualmente seduttive e mistificanti. Un buon libro non è una finestra su Gardaland e neppure la dimostrazione della congettura di Poincaré. E’ come la pelle di zigrino: più esaudisce i desideri e più accorcia la vita (interiore).

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2 Risposte to “la pelle di zigrino”

  1. m0ra Says:

    Bisognerebbe spogliarsi soprattutto del pregiudizio quando si comincia un libro. Considerare l’autore come un complice. Penso che tanta letteratura sia troppo autoreferenziale, ma anche che i lettori lo siano in misura considerevole, partendo prevenuti o con delle aspettative precostituite. Non è facile credere che le emozioni e le storie di chi scrive e di chi legge possono essere anche di altri oltre che di se stessi. Lo diceva Virginia Woolf già un centinaio di anni fa e mi sembra che questa sia una considerazione sempre attuale.

  2. m0ra Says:

    Pardon… ‘possano essere anche di altri…’ .

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