La vita imita i b-movie

In gita a Venezia con la mia compagna per una breve sortita al festival del cinema. Arrivandoci dal ponte sulla laguna col treno che scivola sull’acqua, si prova la sensazione di entrare in un altro mondo, come in un cartone animato di Miyazaki.

Appena giunto ho fatto un salto alla Libreria Marco Polo per salutare Claudio, il libraio che presentò il mio romanzo in una bellissima serata del settembre scorso. Anche lì l’atmosfera è fiabesca, talmente piccolo e magico sembra essere il suo antro cartaceo.

Poi son passato da Riva degli Schiavoni a dare un’occhiata all’Hotel Londra Palace, dove nel marzo 1984 incontrai Borges. E’ molto cambiato, credo che la hall sia stata ristrutturata così a fondo da renderla quasi irriconoscibile. La stanza dove alloggiò l’argentino si è fusa con un’altra accanto ed è diventata la “suite Borges”, e ora i ricconi fanno la coda per averla. Me l’ha detto il general manager dell’albergo, una persona molto gentile che è il figlio del portiere dell’albergo da oltre 50 anni. Che bella storia, pensavo di quella staffetta fra generazioni.

Infine ho voluto rivedere la pala di Giovanni Bellini a San Zaccaria. La prima volta che la vidi c’era un signore dentro la chiesa seduto di fronte all’opera con un cane sdraiato sulle sue gambe, ed entrambi la guardavano rapiti. Da giovane lo snobbavo un po’ Bellini, lo consideravo il Fausto Papetti del Rinascimento, adesso mi piace moltissimo e credo che siano sue alcune fra le creazioni più alte dello spirito umano.

Usciti faceva un caldo soffocante ed eravamo stanchi per il tanto camminare. Un fiume babelico scorreva senza sosta fra le calli e i ponti. Nel campiello di San Zaccaria si ergeva una baracca in legno con dei ragazzi stranieri che vi giravano intorno. Non si capiva il senso e la ragione di quella presenza, però un cartello sembrava ricondurre il tutto alla Biennale di Architettura, parlava di Inner freedom, alludeva a un’iniziativa degli studenti di Riga. Lì vicino, in un angolo, ho scorto una provvidenziale panchetta fatta di assi grezze posta all’ombra e ci siamo accomodati, ma il relax non è durato a lungo. Poco dopo è arrivato un ragazzo lituano che ci ha informato con un pizzico d’imbarazzo che eravamo seduti su un’installazione artistica.

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4 Risposte to “La vita imita i b-movie”

  1. gianni biondillo Says:

    Io a Venezia mi faccio le pere di Bellini (non il cocktail, il pittore!), ogni volta che posso: San Giobbe, Frari, Zanipolo, San Zaccaria, l’Accademia… ciao Sergione, saluta la famigghia.

  2. sergiogarufi Says:

    ciao gianni, un abbraccio e un caro saluto a elena e alle tue belle figliole.

  3. sergio pasquandrea Says:

    Ricordo ancora il mio primo Bellini: la Trasfigurazione di Capodimonte. Meraviglioso.

  4. Sergio Pasquandrea Says:

    comunque, potevi rispondere che facevi parte anche tu dell’installazione.

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