laura pausini e walter benjamin

Ci sono due scuole di pensiero riguardo alla tragica fine di Walter Benjamin. La prima sostiene che sbagliò a suicidarsi, tant’è che la mattina seguente la polizia di frontiera spagnola lasciò liberi gli altri transfughi. La seconda è convinta che il dramma fu causato dalle condizioni in cui si trovarono, e che dati quei presupposti (l’assenza del visto, la legislazione sui passaggi di confine che cambiò il giorno dopo), Benjamin non poteva fare altrimenti, quindi il suo sacrificio non favorì la sorte degli altri. Io credo invece che fu proprio la sua morte volontaria a far impietosire le guardie spagnole e a consentire ai suoi compagni di viaggio di salvarsi. Quest’ultima ipotesi forse è meno condivisa perché è più facile ragionare per dicotomie, piuttosto che cogliere le connessioni e il rapporto di causalità che legano eventi diversi.

La stessa difficoltà l’ho avvertita giorni fa ascoltando un’intervista radiofonica a Laura Pausini. Si parlava del suo esordio, la celeberrima canzone sulla solitudine. Ha spiegato che il testo fu scritto da Pietro Cremonesi e che lei lo adattò alle proprie vicende biografiche: «Inizialmente il brano cominciava con Anna se n’è andata invece di Marco se n’è andato, ma per il resto la storia era la fotografia della mia vita fino a quel momento, perché io andavo veramente a scuola con il treno delle sette e trenta. Cambiai solo il nome, Marco, perché lo svolgimento della canzone pareva copiato da quello che succedeva a me. Marco era il mio fidanzatino dell’epoca e per questo, quando cantavo quel brano, mi emozionavo tanto». A questo punto i deejay e Laura hanno ironizzato su Marco, secondo loro uno sfigato per il tempismo con cui l’abbandonò, cioè poco prima che lei avesse un successo planetario, e hanno ipotizzato quale misera fine potrebbe aver fatto. Per me lei dovrebbe essergli grata. Se  non l’avesse lasciata non ci sarebbe stata quella canzone.

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5 Risposte to “laura pausini e walter benjamin”

  1. Effe Says:

    Da Benjamin a Pausini, un sorprendente triplo carpiato che poteva causarti un colpo della strega.
    Con altrettanto sprezzo del pericolo si potrebbe concluderne che dietro ogni grande(*) donna c’è un piccolo uomo.
    (*) grande, ovviamente, equivale qui a “di successo”

  2. sergiogarufi Says:

    e dietro ogni grande uomo c’è un trolley 🙂

  3. Effe Says:

    🙂

  4. gattaliquirizia Says:

    senz’altro a lei ha fatto un gran bene la rottura con Marco. al resto d’Italia un po’ meno 🙂

  5. eziotarantino Says:

    Marco è un dritto.

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